Che caldo! Una parola non basta
Il Giappone conia un termine tutto nuovo per descrivere le giornate torridissime

Quando si sente l’esigenza di trovare una parola per descrivere un problema, vuol dire che la questione è davvero seria: e così è, in Giappone, il caldo rovente che la scorsa estate ha infuocato il Paese e che, dicono le previsioni, neppure quest’anno lo risparmierà. Insomma, dire: «Fa caldo!», non rende l’idea. Così, l’Agenzia meteorologica giapponese ha introdotto una nuova parola per descrivere le giornate in cui le temperature superano i quaranta gradi: kokushobi. Tradotta, significa “giorno brutalmente caldo” o “terribilmente caldo”. Il termine è stato scelto attraverso un sondaggio nazionale che ha raccolto circa 478mila risposte. Kokushobi, la parola designata, nasce dall’unione di koku (spietato, crudele) e sho (caldo). Questo del Giappone non è un caso isolato e la lingua si sta modificando per raccontare il clima che cambia: in Spagna, i bollettini meteo ufficiali, parlano di calor infernal, India e Pakistan usano l’espressione wet-bulb temperature che indica il livello oltre il quale il corpo umano non riesce più a raffreddarsi efficacemente, negli Stati Uniti si ricorre a extreme heat o a dangerous heat (caldo estremo o dannoso). E anche il vocabolario si surriscalda!
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