Inferno Sud Sudan, senza cibo né medicine. «Se ti ammali, la morte è vicina»
La drammatica testimonianza di Nyaluat Tut, madre di due figli, che è riuscita a scappare dalla palude di Nyatim. «In tanti provano a fuggire». Medici senza frontiere: mancano ospedali e aiuti, il rischio di epidemie è alto

«Siamo esausti. Solo Dio può aiutarci. Non c’è cibo, da quando sono iniziati i combattimenti. Sopravviviamo mangiando radici e foglie. Raccogliamo ninfee nelle paludi. Ma se ti trovano lì, puoi essere ucciso. Se al pomeriggio qualcuno non è tornato, sappiamo che non tornerà mai più. Chi è sopravvissuto ai combattimenti a Pieri e Lankien sta morendo di fame e malattie». È la drammatica testimonianza di Nyaluat Tut, madre di due figli, che dall’inferno della palude di Nyatim, nello Stato di Jonglei in Sud Sudan, è riuscita a fuggire. Chi non riesce a scappare mangia foglie bollite, racconta. A lanciare l’allarme è Medici senza frontiere (Msf), rimasta a fronteggiare la catastrofe umanitaria.
Decine di migliaia di sfollati fuggiti dalle recenti violenze a Lankien e Pieri si trovano, da marzo, a Nyatim, nella contea di Nyirol. Si sono accampati vicino a una palude dove le autorità governative, denuncia Msf, impediscono alle organizzazioni umanitarie di entrare. La maggior parte degli sfollati sono donne, bambini, anziani e ammalati che non potrebbero affrontare il trasferimento in luoghi più sicuri. Oltre ad essere esposti al rischio di rapimenti da parte di bande armate, gli accampati sono privi di cibo e riparo adeguati, acqua potabile e medicinali. Almeno una dozzina di bambini sono morti per dissenteria e sospetta malaria.
«La gente sta cercando di scappare – testimonia Nyaluat, che è riuscita a raggiungere la località sicura di Chuil –, ma alcuni muoiono lungo il tragitto. È solo una questione di fortuna: se anche arrivi sano e salvo, sai che chi verrà dopo di te potrebbe non farcela. Quando gli adulti trovano il coraggio di partire, capita che i bambini muoiano davanti ai loro occhi. In questi casi, se la madre sopravvive arriva a destinazione. Ma se muore, i bambini restano indietro. È così che viviamo o moriamo». Secondo il personale di Medici Senza Frontiere, nelle ultime quattro settimane a Nyatim sono morte almeno 58 persone.
«Non c’è distinzione tra anziani e giovani – prosegue Nyaluat Tut –. Non ci sono ospedali nelle vicinanze. Quello di Lankien non esiste più e non ce ne sono altri. Se ti ammali, la morte si avvicina. In passato, chi aveva del cibo poteva sopravvivere alla malattia. Ora non è più così».
L’Ong Medici senza frontiere sollecita una risposta urgente, potenziata e coordinata. «Senza aiuti continuativi, c’è un alto rischio di epidemie e di ulteriori emergenze sanitarie, che fanno peggiorare una situazione già critica» afferma Zakaria Mwatia, capo missione di Msf in Sud Sudan.
In questa situazione di guerra civile ed emergenza umanitaria, il governo di Juba ha annunciato che a dicembre si terranno le prime elezioni dall’indipendenza della giovanissima nazione africana, staccatasi dal Sudan nel 2011. Dalla fine del 2025, le forze governative fedeli al presidente Salva Kiir e le milizie di opposizione del suo storico rivale Riek Machar si stanno scontrando in particolare nello Stato di Jonglei, dopo il fallimento di un accordo di condivisione del potere. Machar, accusato di crimini contro l’umanità, è stato privato della carica di vicepresidente e posto agli arresti domiciliari.
Dal 2023, la chiamata alle urne è stata rimandata e riprogrammata più volte. Tuttavia, molti analisti dubitano che le elezioni si possano tenere entro otto mesi perché il Sud Sudan, produttore di petrolio, è afflitto da corruzione diffusa e povertà estrema, aggravate dai significativi tagli agli aiuti internazionali nell’ultimo anno.
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