Persone con disabilità? Cominciamo a cambiare lo sguardo

La ricetta semplice dell'inclusione che si può applicare al lavoro e all'accoglienza turistica. Il messaggio sulla neurodiversità e le disabilità fisiche che arriva dal convegno di Firenze "Italia insieme"
April 25, 2026
I foodtuck delle cooperative di lavoro di persone con disabilità all'incontro sul turismo accessibile di Firenze
I foodtuck delle cooperative di lavoro di persone con disabilità all'incontro sul turismo accessibile di Firenze
È essenzialmente una questione di sguardo. Di come si guarda alla realtà e di cosa si sceglie di vedere. Perché i nostri occhi – a patto di volerli aprire – sono capaci di leggere tanto i bisogni quanto le opportunità. E scoprire così ricchezze nascoste in territori inesplorati, se solo si prova a pensare la “diversità” semplicemente come “varietà”. Accettando la sfida di valorizzare ogni persona per ciò che è, sviluppandone i talenti e le possibilità, anziché fermarsi ai suoi limiti.
Lo si è compreso con chiarezza nei giorni scorsi a Firenze, alla ex stazione Leopolda, dove il ministero per le Disabilità ha riunito istituzioni, amministratori locali e mondo associativo per confrontarsi su due temi: da un lato come accrescere l’accessibilità dell’offerta turistica e la fruizione dei beni culturali italiani; dall’altro come aumentare le opportunità di lavoro e di inclusione sociale delle persone con disabilità in questi stessi settori economici, assieme a quelli “limitrofi” di ristorazione, agricoltura e produzione alimentare. Una giornata – chiamata non a caso “Italia insieme” – in cui accanto ai progetti finanziati dai bandi ministeriali, alle iniziative “illuminate” di Comuni e Regioni, facevano bella mostra di sé i “cento fiori” nati spontaneamente dall’autorganizzazione delle famiglie e delle associazioni.
Firenze, cuochi di cooperati e inclusive al lavoro all'incontro sul turismo accessibile
Firenze, cuochi di cooperati e inclusive al lavoro all'incontro sul turismo accessibile
E soprattutto si poteva toccare con mano - in molti casi anche apprezzare con il gusto tra cocktail, pietanze e dolcetti - quanto letteralmente di “buono” e di “bello” può venire dalla promozione di ogni persona quando è messa nelle condizioni di potersi esprimere e realizzare attraverso il lavoro. Strumento principe non solo per crescere ed essere più autonomi, ma soprattutto per intessere relazioni umane arricchenti, per sentirsi parte di un noi più grande, per partecipare davvero tutti insieme alla costruzione del bene comune. Ognuno il suo “pezzetto”. E se ciò è vero per ciascun essere umano, a maggior ragione vale per chi, a causa di una neurodiversità o una disabilità fisica, rischia l’isolamento sociale, di non essere visto veramente dagli altri, lasciato in panchina perché non disturbi. Cambia solo una vocale, ma cambia il mondo: sopportato anziché supportato.

I vantaggi di un'accoglienza turistica accessibile per tutti

Accanto a questo, a Firenze è emerso anche quanto di altrettanto bello e utile può venire dal provare semplicemente a mettersi “nei panni dell’altro”. E pensare a come possano meglio viaggiare e godere di un paesaggio o di un’opera d’arte anche coloro che hanno una mobilità ridotta, una disabilità sensoriale o un deficit della comunicazione. C’è una discreta potenzialità economica nel perseguire un modello di turismo accogliente anche per le persone con disabilità: ci sono fatturati e margini possibili. Perché sono centinaia di migliaia le famiglie, in Italia, che vorrebbero fare una vacanza no limits: senza barriere, senza ostacoli, senza rifiuti. Ma, al contempo, quella del turismo accessibile è un’idea che andrebbe sostenuta e sviluppata anzitutto per egoismo, perché una condizione di difficoltà o una disabilità può interessare chiunque nel corso della propria vita. E perché, se si guarda bene, un design funzionale universale porta vantaggio a tutti: una rampa d’accesso la apprezzano anche coloro che si muovono senza difficoltà, una maniglia in bagno può far comodo in ogni caso e un disegno di comunicazione alternativa aumentata non toglie nulla e rende più chiara a ognuno un’indicazione stradale.
Un momento della cena di gala organizzata a Firenze con le associazioni di persone con disabilità
Un momento della cena di gala organizzata a Firenze con le associazioni di persone con disabilità
Certo, le barriere fisiche e quelle frapposte dalla burocrazia sono ancora tantissime nel nostro Paese, nonostante gli sforzi di miglioramento che pure ci sono stati negli ultimi anni. Certo, i fondi per finanziare il cambiamento sono sempre pochi, i sostegni alle famiglie poi davvero insufficienti. E quindi molto, moltissimo resta da fare per sostenere, in chiave sussidiaria, le iniziative delle famiglie stesse e del privato sociale che provano a costruire l’inclusione “dal basso” con tanti piccoli semi di cambiamento da far fiorire e crescere.

Tutte le barriere da abbattere. Anche quelle "interne"

Ma la prima barriera da abbattere è certamente quella che abbiamo dentro, è quella miopia che non ci fa intravvedere il futuro migliore che sta all’orizzonte se solo si allarga la visuale oltre sé stessi. E, assieme, quella presbiopia che non ci fa mettere a fuoco l’altro accanto, tutti gli altri accanto a noi, per quel che sono. Ognuno con la propria diversità, tutti con un talento e una potenzialità dentro, allo stesso tempo differenti eppure simili, alle nostre. A Firenze, su una borsa creata da ragazzi con disabilità stava scritto: «Quando cambi il modo di guardare le cose, le cose che guardi cambiano».

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