Sicurezza, fra dubbi e proteste arriva il via libera a entrambi i decreti
Dopo il voto di conversione della Camera sul pacchetto (con vibranti proteste delle opposizioni), c'è il varo in Cdm del mini testo correttivo su incentivi e rimpatri, che non riguarderanno più solo gli avvocati ma vari "rappresentanti" dei migranti. Palazzo Chigi: le coperture ci sono. I testi forse oggi in Gazzetta ufficiale. La premier Meloni: noi andiamo avanti. Ma sindacati e associazioni si dicono preoccupati per la nuova stretta sui diritti.

Alla fine, va tutto come previsto. Nel venerdì dei due decreti, poco dopo mezzogiorno arriva il via libera della Camera dei deputati al pacchetto sicurezza di 33 articoli, varato dal Governo a febbraio e ora convertito dunque in legge. E a seguire, verso le 13.30, il Consiglio dei ministri licenzia il mini decreto correttivo della norma sugli incentivi legati ai rimpatri. Una "doppietta" salutata dall'esecutivo e dalla maggioranza con soddisfazione e contestata invece fortemente dalle opposizioni, che dalla sera prima hanno dato vita a una maratona oratoria nell'Aula di Montecitorio e che prima del voto in Aula intonano la canzone partigiana "Bella ciao". E a votazione conclusa alzano cartelli con la scritta "La nostra sicurezza è la Costituzione". Nel pomeriggio, è invece la premier - impegnata nel vertice di Cipro - a battere un colpo con un messaggio sui canali social: "Con l’approvazione definitiva del Decreto Sicurezza, il Governo compie un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini, difendere chi indossa una divisa e affermare con chiarezza un principio semplice: in Italia la legalità non è negoziabile - scrive Giorgia Meloni -. Più strumenti per contrastare violenza, degrado, occupazioni abusive, criminalità diffusa e immigrazione illegale. Più tutele per le Forze dell’ordine, per i cittadini onesti, per chi ogni giorno chiede solo di vivere in sicurezza". Nessuna retromarcia, dunque, per la presidente del Consiglio: "Noi andiamo avanti così: con serietà, determinazione e con la volontà di dare risposte concrete agli italiani".
Il Cdm-lampo col testo correttivo
Dopo un Cdm lampo, dunque, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi e del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, viene approvato l'annunciato decreto-legge che introduce "disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti". Una correzione di rotta resasi necessaria dopo i rilievi di natura costituzionale sollevati dal Quirinale, manifestati lunedì dal capo dello Stato durante un faccia a faccia col sottosegretario Alfredo Mantovano, e dopo le vigorose obiezioni del Consiglio nazionale forense e di altri organismi dell'avvocatura, contrari anche per ragioni deontologiche legate all'istituto del gratuito patrocinio. Ebbene, il nuovo testo, come si legge nel comunicato di Palazzo Chigi emesso al termine del Cdm, "apporta alcune modifiche alle norme in materia di rimpatri volontari assistiti (Rva), introdotte in sede di conversione del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23". Le nuove norme agiscono in particolare "sulla disciplina relativa ai soggetti che possono fornire assistenza al cittadino straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito e, di conseguenza, ricevere il compenso di circa 615 euro legato a tale prestazione". Come anticipato nei giorni scorsi da Avvenire, per superare le obiezioni dell'avvocatura, la strada scelta è quella di configurare l'aiuto ai migranti come una sorta di consulenza, che potrà essere fornita anche da professionalità diverse. E l'ampliamento, si legge ancora, "si realizza attraverso l’eliminazione della specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente ad opera di un avvocato". Inoltre, si subordina "la corresponsione del compenso alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all’esito della partenza del migrante. Ma, oltre alle nuove specifiche, nel mini decreto c'è anche l'amputazione chirurgica di una parte del provvedimento convertito dalla Camera a mezzogiorno: "Si sopprimono le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense, indicandolo come uno dei soggetti con i quali il Ministero dell’interno collabora per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito e al quale è attribuita la funzione di ripartizione del compenso spettante per l’opera prestata a favore dello straniero rimpatriando". E toccherà al Viminale indicare quali figure (mediatori culturali, membri di enti umanitari, associazioni?) saranno adeguate ad accompagnare i migranti nel percorso: si prevede infatti che "con decreto del Ministro dell’interno" saranno definiti "i criteri per l’individuazione dei rappresentanti che possono svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso".
I due testi oggi in Gazzetta e la questione delle coperture
La pubblicazione del decreto sicurezza convertito in legge dalla Camera e del decreto 'correttivo' approvato poco dopo dal Consiglio dei ministri è attesa contestualmente, secondo alcune fonti, nel tardo pomeriggio di oggi sulla stessa serie generale della Gazzetta ufficiale. L'iter parlamentare del nuovo decreto in materia di rimpatri volontari assistiti dovrebbe iniziare poi dal Senato. Sul piano tecnico-legislativo, il testo correttivo interviene sulla norma originaria dell'articolo 14 ter del Testo unico immigrazione (Tui), perché - spiegano fonti di governo - a "livello di drafting normativo non si può fare la novella della novella". E contiene l'esplicita previsione dell'abrogazione dell'articolo 30-bis del decreto sicurezza, che a sua volta interveniva sul Tui con l'emendamento, inserito nell'esame al Senato, su cui gli uffici del Quirinale avevano individuato alcune criticità che hanno richiesto l'intervento del governo. Le coperture, dicono ancora fonti di governo, dovrebbero essere di poco superiori a quelle previste dal decreto sicurezza (erano 246mila euro per il 2026 e 492mila per ciascuno degli anni 2027 e 2028), nella versione che limitava agli avvocati il contributo per l'assistenza ai migranti nel procedimento amministrativo per il rimpatrio volontario assistito. E, come detto, l'individuazione delle specifiche categorie di soggetti (che dovranno avere un mandato di fiducia del migrante) destinatari del contributo è demandata a un decreto ministeriale attuativo del Viminale, da adottare entro il termine ordinatorio di 60 giorni (quindi non tassativo), a cui vanno aggiunti i 30 giorni per la registrazione da parte della Corte dei conti. Il decreto correttivo «non è una norma sugli avvocati, è una norma di aiuto al migrante che ha scelto liberamente la procedura di rimpatrio assistito, un aiuto per risolvere eventuali difficoltà burocratiche, un po’ come chi presenta la dichiarazione dei redditi con l’aiuto del Caf. Quindi gli avvocati non c’entrano», aveva precisato giovedì il sottosegretario Alfredo Mantovano, assicurando che «le coperture ci sono».
La seduta fiume in Aula (e il 25 aprile fra "mozzaorecchi" e "Bella ciao")
Poco prima, come detto, l'Aula della Camera ha approvato (con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto) la conversione in legge del pacchetto complessivo (composto da 33 articoli, che introducono fra l’altro una stretta in tema di porto di coltelli e devianza minorile, di occupazioni abusive di immobili e di immigrazione). Un via libera giunto al limite (i 60 giorni di efficacia del provvedimento sarebbero scaduti domani) dopo il superamento della fiducia e dopo una maratona parlamentare notturna delle opposizioni, che hanno scelto quella forma di ostruzionismo per protestare contro i contenuti del decreto e contro il contingentamento dei tempi di esame. La maratona, con pause di 15 minuti ogni tre ore, si è interrotta solo prima della votazione finale. E ieri sera, in Piazza Montecitorio, hanno protestato contro la legge anche un centinaio di persone, con cori contro il Governo e cartelloni con scritto: "Blocchiamo il decreto Sicurezza, diciamo ancora no".
Poi è arrivato il momento del voto. In Aula erano presenti sugli scranni del Governo il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Prima dell'ultimo atto, dai banchi delle opposizioni è partito il coro del canto partigiano "Bella ciao". Riccardo Ricciardi, il primo degli iscritti a parlare, ha esordito con un "buon 25 Aprile". E la capogruppo del Pd Chiara Braga è intervenuta indossando il fazzoletto dell'Anpi al collo: "Dobbiamo difendere la nostra Costituzione e la nostra democrazia anche da una parte della destra, che oggi governa ma ancora non riesce a fare i conti con la storia e dirsi chiaramente antifascista - ha detto - perché il 25 aprile è divisivo solo per chi ha nostalgie, che noi non accetteremo mai. Ricordare la resistenza significa capire che la democrazia si conquista ogni giorno". Dai banchi del centrodestra, ha risposto il deputato Gianfranco Rotondi: "Se al posto di Togliatti ci fossero stati i "mozzaorecchi" della sinistra di oggi - ha attaccato - difficilmente questo Paese avrebbe avuto 80 anni di pace e civiltà. Mi percorreva un brivido nel sentire "Bella ciao", che ho ascoltato cantare dagli amici di mio padre socialista e antifascista, da chi la cantava per la libertà e per l'amore. Oggi invece viene usata per dividere". E più tardi, sempre per la maggioranza, parla l'esponente di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli: "L'opposizione protesta, grida, urla. Invece, con la conversione del Decreto sicurezza si introducono alcune importanti novità".
Poi è arrivato il momento del voto. In Aula erano presenti sugli scranni del Governo il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Prima dell'ultimo atto, dai banchi delle opposizioni è partito il coro del canto partigiano "Bella ciao". Riccardo Ricciardi, il primo degli iscritti a parlare, ha esordito con un "buon 25 Aprile". E la capogruppo del Pd Chiara Braga è intervenuta indossando il fazzoletto dell'Anpi al collo: "Dobbiamo difendere la nostra Costituzione e la nostra democrazia anche da una parte della destra, che oggi governa ma ancora non riesce a fare i conti con la storia e dirsi chiaramente antifascista - ha detto - perché il 25 aprile è divisivo solo per chi ha nostalgie, che noi non accetteremo mai. Ricordare la resistenza significa capire che la democrazia si conquista ogni giorno". Dai banchi del centrodestra, ha risposto il deputato Gianfranco Rotondi: "Se al posto di Togliatti ci fossero stati i "mozzaorecchi" della sinistra di oggi - ha attaccato - difficilmente questo Paese avrebbe avuto 80 anni di pace e civiltà. Mi percorreva un brivido nel sentire "Bella ciao", che ho ascoltato cantare dagli amici di mio padre socialista e antifascista, da chi la cantava per la libertà e per l'amore. Oggi invece viene usata per dividere". E più tardi, sempre per la maggioranza, parla l'esponente di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli: "L'opposizione protesta, grida, urla. Invece, con la conversione del Decreto sicurezza si introducono alcune importanti novità".
Le preoccupazioni di sindacati e associazioni
Il varo dell'ennesimo decreto sicurezza, il quarto finora nella legislatura, solleva dubbi e preoccupazioni nel mondo sindacale e in quello dell'associazionismo."Il decreto contiene evidenti elementi di incostituzionalità. Non accettiamo questo pasticcio legislativo e siamo preoccupati" perché "consolida un modello fondato sulla prevenzione amministrativa, sul sospetto e sulla discrezionalità, con norme che continuano a restringere lo spazio civico, colpiscono chi si oppone, peggiorano la situazione delle carceri e incidono in profondità sui diritti fondamentali", scrive l'Arci, che si unisce a "quanti chiedono al Presidente della Repubblica un atto di garanzia costituzionale: rinviare la legge alle Camere". E si lamenta pure la Cgil che parla di "un provvedimento sbagliato che non serve al Paese e crea caos e ingiustizia, prova della debolezza e dell'arroganza del Governo, costruito dentro una logica repressiva e imposto con forzature continue". Nel merito, contesta il sindacato,, "questo esecutivo continua a confondere la sicurezza con la repressione, con norme che non rendono più sicure le città e i territori. La sicurezza di cui il Paese ha bisogno è di segno opposto: lavoro, salari e pensioni adeguati, diritto alla casa, sanità pubblica, scuola, welfare. La Cgil continuerà a contrastare nel merito questa legge e a battersi perché siano difesi i diritti costituzionali e la libertà di manifestare, e affinché il governo inizi a occuparsi dei veri problemi degli italiani e delle italiane".
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