mercoledì 6 dicembre 2017
Riforme, incentivi e sgravi stanno cambiando il mercato del lavoro. Cnel, Inapp e Anpal fanno il punto sulla situazione italiana e sulla necessità di una maggiore inclusione di giovani e donne
Tra contratti, welfare e occupazione

Gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato «hanno alterato i comportamenti degli attori del mercato del lavoro» facendo aumentare il lavoro stabile; nel primo semestre 2017, ridotti gli incentivi, l'occupazione a termine è cresciuta a passi maggiori rispetto a quella permanente. Sembra pertanto emergere una tendenza, in assenza di incentivi, a flessibilizzare i contratti anche in fase espansiva. Lo ha affermato il presidente del Cnel (Consiglio nazionale economia e lavoro), Tiziano Treu, presentando il Rapporto sul mercato del lavoro e sulla contrattazione collettiva. Prima, però, è stata siglata la collaborazione per il lavoro congiunto svolto con Inapp (Istituto nazionale per le politiche pubbliche) e Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive).

«L'indicazione chiara che viene dai
dati - ha spiegato Treu - è che gli incentivi devono essere a regime, strutturali, possibilmente portabili». Il rapporto sottolinea come «non si è verificato il temuto aumento delle uscite dal lavoro a tempo indeterminato nei mesi successivi alle assunzioni avvenute grazie agli incentivi e all'introduzione del meccanismo a tutele crescenti. Una quota di assunzioni stabili potrebbe aver sostituito ingressi che, in assenza di incentivi e di disciplina delle tutele crescenti, sarebbero avvenuti a tempo determinato».

Secondo Stefano Sacchi, presidente di Inapp, «
l'analisi per età conferma la più elevata esposizione dei giovani al rischio congiuntura: l'occupazione giovanile diminuisce più rapidamente rispetto all'occupazione totale in fasi di recessione, e cresce a passi maggiori in fase di crescita». La riduzione del costo del lavoro comportata dagli incentivi ha incrementato le assunzioni di giovani in misura più che proporzionale rispetto alle altre classi di età e la riduzione del contributo ha prodotto una flessione degli ingressi più evidente per le fasce più giovani. «Le indicazioni per la prossima legislatura - ha detto Sacchi - è come equilibrare meglio le convenienze, soprattutto guardando all'occupazione giovanile e a quella femminile».

Il numero di contratti collettivi nazionali vigenti in Italia ammontano a 868: una "giungla" in cui bisogna fare ordine. Per
Maurizio Del Conte, presidente dell'Anpal, «bisogna utilizzare al meglio la banca dati». «In questa fase - ha sottolineato - si è registrata una tendenza alla contrattazione decentrata, in particolare aziendale e territoriale. Il welfare aiuta l'occupazione femminile: ha un effetto positivo sull'inclusione e le politiche attive».

«Ci sono molti contratti pirata - ha concluso Treu - e bisogna distinguere il grado di autenticità e rappresentatività. Secondo l'Inps i contratti affidabili non sono più di 300; il Cnel sta concordando con l'Inps una azione comune contro i contratti di dubbia serietà. Nel giro di tre mesi contiamo di avere una pulitura dei dati». Rispetto al 2016 i contratti collettivi sono infatti aumentati dell'8,1% e rispetto al 2015 del 16,8%. Il 41% è scaduto prima del 2016 e l'11% lo scorso anno; sommando anche il 9% in scadenza quest'anno si arriva al 61% di contratti da rinnovare».

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