giovedì 31 gennaio 2019
Il Prodotto interno lordo italiano, nel quarto trimestre del 2018, è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Cottarelli: non è imputabile al governo precedente
L'Istat certifica: l'Italia è in recessione
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Il Pil italiano, nel quarto trimestre del 2018, è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e aumentato di appena lo 0,1% su anno. È la stima preliminare dell'Istat. L'Italia entra così in "recessione tecnica", con due trimestri consecutivi di flessione del Pil. Nel terzo trimestre l'economia italiana si era contratta dello 0,1%. Le previsioni del governo per il 2018 si attestano all'1%. Il dato pienamente confrontabile sarà però quello che l'Istat renderà noto il 1° marzo, calcolato in modo più approfondito e con
una diversa metodologia.

Intanto il Pil è in lieve crescita nell'area dell'euro e nella Ue a 28 nel quarto trimestre del 2018. Lo rileva Eurostat nella sua stima flash. Nel quarto trimestre del 2018, secondo l'Istituto europeo di statistica, il Pil destagionalizzato è aumentato dello 0,2% nell'area dell'euro e dello 0,3% nella Ue a 28 rispetto al trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, il Pil destagionalizzato è aumentato dell'1,2% nell'area dell'euro e dell'1,5% nell'UE a 28.

Cottarelli: recessione non imputabile a governo precedente
Conte ha detto «è colpa del precedente governo», ma il rallentamento che c'è adesso, questa recessione qui, non può essere colpa del precedente governo». A dirlo in diretta al Morning Show di Radio Padova, Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. «Quello che è vero è che i gialloverdi - aggiunge l'economista ex commissario alla Spending review - hanno ereditato dal passato un enorme debito pubblico e da lì ci siamo portati dietro questa cosa che nessun Governo è riuscito a risolvere in maniera decisiva. Dopo il tentativo fatto negli anni Novanta, con qualche risultato, di mettere a posto la finanza pubblica, poi con gli ultimi 15 o 20 anni non ci siamo mai riusciti». In un successivo passaggio dell'intervista telefonica, Cottarelli ha spiegato quello che secondo lui potrebbe essere uno scenario dell'economia in un futuro prossimo venturo: «Se andassimo in crisi adesso io temo che ci sarebbe una grossa patrimoniale, quella di Amato fu una piccola patrimoniale quando ci fu la crisi del 2011; si potrebbe parlare di una patrimoniale del 10% sulla ricchezza, intesa come un 10% su tutto il patrimonio. Questo potrebbe avvenire soltanto in una situazione di profonda crisi. Non siamo in una situazione di crisi al momento, ma se finiamo in una recessione non dello 0,1% come quella di ora, ma in una recessione in cui il Pil cala dell'1 o 2% il rapporto tra debito e Pil aumenta e i mercati perdono la fiducia». Sull'aumento dell'Iva che scatterebbe come clausola di salvaguardia al posto della patrimoniale, Cottarelli ha ricordato: «Il governo ha detto che l'Iva il prossimo anno non aumenterà, in questo caso bisogna vedere come si farà a coprire l'effetto pieno per il prossimo anno del reddito di cittadinanza e della quota 100».

Furlan: dati molto preoccupanti
Quelli dell'Istat, sul Pil, «sono dati molto preoccupanti, con rischi per l'occupazione». Così la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, a margine di un incontro del sindacato piemontese sulle infrastrutture a Torino, commenta i dati Istat che segnano un calo del Pil dello 0,2% nel quarto trimestre 2018.

Boccia: reagire subito, a gennaio sarà peggio
«Bisogna reagire quanto prima, in modo da compensare» il rallentamento dell'economia globale e dell'Italia, cominciando ad aprire «immediatamente» i cantieri, su cui ci sono risorse già stanziate, compresa la Tav. Lo dice il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, alla luce della recessione del Paese. «Noi abbiamo adesso il problema del rallentamento, a gennaio avremo un rallentamento ancora
superiore rispetto al trimestre scorso», aggiunge.

Boeri: ci saranno ricadute anche sui bilanci Inps
«Il rallentamento del Pil preoccupa anche per le ricadute che potrà avere sui bilanci Inps. Una frenata ha effetti anche sulla contribuzione previdenziale». Così il presidente dell'Inps Tito Boeri ha risposto a una domanda sulla frenata del Pil.

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