martedì 2 febbraio 2021
L'Unione Nazionale delle Autoscuole cerca volontarie da inviare in Arabia Saudita, Paese dove solo da due anni la patente è stata concessa alle donne
A.A.A. Istruttrici di guida cercansi per aiutare le donne arabe
COMMENTA E CONDIVIDI

Donne per le donne: è una questione di solidarietà femminile, ma non solo. La notizia sembra uno schiaffo al Medioevo, e in parte lo è: Unasca (l’Unione Nazionale Autoscuole e Studi di consulenza automobilistica) sta reclutando istruttrici di guida italiane che vogliano trasferirsi a Riad per aiutare le donne saudite a diventare a loro volta insegnanti. Il requisito è avere almeno cinque anni di esperienza, e naturalmente essere donne. Perchè in quel Paese arabo ora per fortuna la patente possono prenderla anche le femmine, naturalmente però non c’è ancora la possibilità che sia un uomo a istruirle.

Il “bando” è allettante: lo spiega Manuel Picardi, Segretario generale EFA (Federazione delle autoscuole europee) e delegato Unasca: «In Arabia Saudita solo da un paio di anni le donne hanno la possibilità di conseguire la patente. Il Paese sta vivendo una transizione storica e le donne sono chiamate a dare il loro contributo nella formazione alla guida. È una buona opportunità economica per le istruttrici italiane che vogliano mettersi in gioco, con un compenso di 4.500 dollari al mese, spese di viaggio e alloggio a carico degli organizzatori. Soprattutto si ha l’occasione di contribuire all’accelerazione del processo di emancipazione delle donne di quel Paese. Le prime istruttrici di guida europee che partecipano al progetto arrivano da Francia e Olanda. Nei prossimi mesi ci aspettiamo una congrua partecipazione anche da parte delle nostre colleghe italiane, che non sono seconde a nessuno».

L’Arabia Saudita era l’unico Paese al mondo dove le donne non potevano guidare. Poi, a partire da giugno 2018, grazie alla "concessione" del principe ereditario Mohammed Bin Salman, il veto è caduto. Ma fino ad un certo punto, perché ancora oggi una femmina al volante da sola sulla propria auto, senza il marito o un parente maschio al suo fianco, viene considerata come una provocazione. Qualcosa è cambiato nel sentire comune quando la copertina di un noto mensile di moda due anni fa ha pubblicato l’immagine della principessa Hayfa Bin Abdullah al Saud, una delle figlie del defunto re Abdullah, al volante di un’auto decapottabile nel deserto mentre indossa i tacchi alti.

Ma è utile ricordare anche che una giovane donna saudita è ancora in carcere, e in attesa di processo da oltre 900 giorni. Si chiama Loujain al-Hatlhou, ha 32 anni, e la sua incredibile vicenda giudiziaria è iniziata quando ha voluto sfidare il regime della monarchia più oscurantista di tutto il Golfo e guidare da sola un'automobile. Tanto è bastato per essere prelevata e portata in carcere dove, secondo quanto hanno sostenuto diverse Ong che si occupano di diritti umani, Loujan è stata anche torturata.

«Oggi a Riad – spiega ancora Picardi - non c'è abbastanza personale ministeriale, quindi non ci sono esami di guida, gli allievi non guidano ed il sistema – anche per via della pandemia - è tutto bloccato. Ho già ricevuto diverse richieste d’interessamento da parte di istruttori italiani per partecipare al progetto. Al momento diamo la precedenza alle donne, il loro coinvolgimento in questo momento storico è determinante per la buona riuscita del progetto. In un secondo tempo ci attiveremo per il reclutamento degli istruttori uomini».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: