Trasformare le auto diesel anzichè rottamarle: l'Italia guida davanti a tutti

Siamo il primo Paese ad aver stabilito come si devono omologare e installare i sistemi che permettono a un motore a gasolio di funzionare con i biocarburanti. Ora si attende la revisione delle norme europee
December 8, 2025
Trasformare le auto diesel anzichè rottamarle: l'Italia guida davanti a tutti
Sarà probabilmente il 16 dicembre la giornata che potrebbe cambiare il corso della politica industriale europea. La Commissione Europea dopo un rinvio di qualche giorno, si prepara infatti a valutare la revisione di quanto aveva deciso, cioè lo stop alla vendita di auto endotermiche dal 2035, una norma che negli ultimi due anni ha diviso governi, regioni, industria e sindacati. L'obiettivo: capire se l'attuale strategia "solo elettrico" sia davvero l'unica via percorribile o sia opportuno introdurre una vera neutralità tecnologica, includendo biocarburanti ed e-fuel tra le soluzioni consentite in futuro. In questo senso, l’Italia si è portata (sorprendentemente) avanti con il decreto del 2 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 novembre. Il nostro Paese è diventato il primo in Europa a consentire, in modo chiaro e regolamentato, la trasformazione dei motori diesel per poter utilizzare i biocarburanti. Una piccola grande rivoluzione che potrebbe cambiare il destino di milioni di veicoli ancora perfettamente funzionanti, ma penalizzati dalle politiche di transizione.
In pratica, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha stabilito come si devono omologare e installare quei sistemi che permettono a un motore a gasolio tradizionale di funzionare con biocarburanti come l’HVO o altri derivati. Non si tratta di stravolgere il veicolo né di interventi da officina “creativa”: le regole definiscono chi può installare questi sistemi, come devono essere certificati e quali controlli devono superare. L’obiettivo è semplice: garantire che l’uso dei biocarburanti sia sicuro, pulito e compatibile con le emissioni richieste. La novità non è soltanto tecnica ma culturale. Finora l’Europa ha puntato sull’elettrico, lasciando poche strade alternative a chi usa ancora un diesel, specie nel mondo del lavoro: flotte aziendali, furgoni, trasporto leggero. Con il decreto, l’Italia manda un messaggio diverso: la transizione ecologica non passa solo per batterie e prese di ricarica, ma anche per soluzioni intermedie, immediate e meno costose per chi guida ogni giorno.
Per tanti guidatori potrebbe essere una boccata d’ossigeno. Invece di rottamare auto ancora valide o investire decine di migliaia di euro in una nuova elettrica, si apre l’opzione di convertire il proprio diesel all’uso di un carburante più sostenibile. La procedura costerà di certo meno dell’acquisto di una nuova elettrica, ma il prezzo dell’installazione non è ancora astato diffuso. Così come non si sa quali e quante officine si attrezzeranno e quanto sarà capillare la distribuzione dei biocarburanti. Ma la direzione è tracciata e gli studi hanno evidenziato un aspetto importante: la conversione ai biocarburanti può ridurre le emissioni di Co2 fino al 90% e nel caso del biodiesel Fame B100, abbattere il particolato fino al 60% rispetto al diesel fossile. Il decreto ha già suscitato discussioni: da un lato c’è chi vede nei biocarburanti una via rapida alla riduzione delle emissioni, dall’altro chi teme che le soluzioni rallentino eccessivamente la corsa all’elettrico. Ma per l’Italia, storicamente legata al gasolio più di tanti altri Paesi, questa potrebbe essere una strada pragmatica per ridurre l’impatto ambientale del parco circolante senza imporre salti tecnologici troppo bruschi ed economicamente impegnativi.

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