Il 31% dei lavoratori teme la scomparsa della propria professione
di Redazione
Secondo un'indagine del Gruppo Cegos, il 68% dei direttori delle Risorse Umane indica intelligenza artificiale e automazione come principali trasformazioni che impatteranno le competenze nei prossimi. La leva e la sfida della formazione

Nel 2026, il Gruppo Cegos celebra i suoi 100 anni. Un secolo di impegno e innovazione al servizio dello sviluppo delle competenze, della trasformazione delle organizzazioni e del mondo del lavoro, in Italia, in Europa e in tutto il mondo. In questa edizione del Transformation, skill & learning, si mettono in luce le tendenze e le tensioni che attraversano oggi le aziende: la crescente diffusione dell'Ia-Intelligenza artificiale, la rapida evoluzione delle professioni, la necessità di adattare continuamente le competenze e la pressione sempre maggiore per formare in modo mirato e tempestivo. Cegos ha scelto di interrogare i professionisti delle risorse umane e i lavoratori sui temi del lavoro e della formazione, così come li immaginano da qui al 2035.In questo contesto, segnato dall'accelerazione delle trasformazioni tecnologiche e sociali, la formazione appare al tempo stesso come una leva e una sfida, al centro di esigenze di anticipazione, agilità e performance collettiva. Il 31% dei lavoratori intervistati teme la scomparsa del proprio lavoro (26% in Italia). Il 74% prevede invece una modifica del contenuto del proprio lavoro (69% in Italia). Il 68% dei direttori Hr indica Ia e automazione come le principali trasformazioni che avranno un impatto sulle competenze nella propria organizzazione nei prossimi 2 anni (63% in Italia), nettamente davanti ai nuovi modelli di lavoro, alla demografia e alla transizione ecologica. Secondo i direttori Hr, il 23% dei ruoli attuali è esposto a un rischio di obsolescenza delle competenze entro 3 anni (25% in Italia). Il 65% dei direttori Hr privilegia lo sviluppo delle competenze nel ruolo attuale nel rispetto al recruiting (50% in Italia). Il 57% sviluppa la mobilità interna verso altri ruoli (50% in Italia). Lavoratori e Hr prevedono un mondo del lavoro sempre più tecnocentrico (dati, algoritmi, Ia), più mobile e più agile (smart working, ritmi flessibili). I lavoratori sono fiduciosi nella propria capacità di adattamento (valutazione media: 7/10).
Lavoratori e Hr ritengono che la priorità sarà sviluppare competenze umane distintive rispetto all'Ia (23% lavoratori, 21% Hr - 16% e 22% in Italia), seguite dalla garanzia dell'occupabilità, molto lontano rispetto al supporto alla transizione ecologica (solo 9% lavoratori, 8% Hr - 8% e 5% in Italia). Il 91% degli Hr afferma che lo sviluppo delle skill è strategico per la propria organizzazione (87% in Italia). Il 78% dei lavoratori condivide questa convinzione (72% in Italia). 1 lavoratore su 4 percepisce già o prevede un'obsolescenza delle proprie competenze (10% già; 16% a breve - 10% e 12% in Italia). Il 77% degli Hr a livello globale ritiene la propria organizzazione agile nel rispondere ai bisogni formativi (medesima percentuale sul territorio nazionale). Tuttavia, il 41% dei lavoratori ritiene che la formazione arrivi troppo tardi rispetto al bisogno (53% in Italia).
«Le aziende sembrano aver tratto insegnamento dalle precedenti ondate di trasformazione: assumere non basta, è spesso complesso e non rappresenta necessariamente una soluzione di lungo periodo. La soluzione sostenibile passa attraverso lo sviluppo continuo delle competenze interne, in una logica di anticipazione e mobilità. La leva strategica consiste nel coinvolgere ogni individuo in una dinamica di apprendimento permanente, individuando e sviluppando i talenti - ha spiegato Emanuele Castellani, executive board member del Gruppo Cegos e ceo di Cegos Italia -. L'Ia generativa ha fatto un'irruzione così rapida e massiva nelle nostre vite che non è più un tema tra tanti, ma molto spesso il prisma attraverso cui i direttori Hr leggono oggi il futuro della loro organizzazione. Le strategie aziendali, e di conseguenza le politiche di formazione, si strutturano ormai sempre più attorno all'anticipazione degli impatti tecnologici. Questa focalizzazione è pienamente legittima, ma non deve far dimenticare le nuove aspettative manageriali, sociali e ambientali espresse dai lavoratori e che le aziende devono anch'esse accompagnare».
Il 79% dei lavoratori (a livello global e Italia) utilizza la GenAI a titolo personale, ma solo il 64% la impiega a fini professionali (56% in Italia). L'84% degli HR dichiara che la propria organizzazione sia in grado di integrare nei prossimi 3 anni gli impatti tecnologici sui mestieri (85% in Italia), ma solo il 28% ha formalizzato e condiviso regole di utilizzo dell'Ia con i collaboratori (22% in Italia). Solo il 32% dei lavoratori si è già formato sull'Ia tramite community di pratica formazione aziendale (29% in Italia). Il 55% della formazione è ancora erogato in presenza (59% in Italia). Il 64% degli Hr favorisce la formazione in situazione di lavoro - on the job learning - (50% in Italia) e il 50% i workshop di co-sviluppo (38% in Italia). Il 70% degli Hr valorizza l'integrazione della formazione nel lavoro quotidiano (65% in Italia). Il 63% delle organizzazioni utilizza già l'Ia generativa nella formazione o sta iniziando a farlo (53% in Italia). Il 57% utilizza l'IA per personalizzare i percorsi formativi o sta iniziando a farlo (+20 punti in 3 anni - 47% in Italia).
Meno di un terzo dei lavoratori ritiene che le trasformazioni attuali (tecnologiche, climatiche, sociali…) possano portare alla scomparsa del proprio lavoro (31% a livello globale, 26% in Italia). Un dato stabile rispetto al 2024. Al contrario, tre lavoratori su quattro prevedono una modifica del contenuto del proprio lavoro (74% a livello globale, 69% in Italia). I collaboratori sembrano, quindi, proiettarsi in una logica di evoluzione e apprendimento continuo. Per i direttori Hr, le molteplici trasformazioni in atto rappresentano prima di tutto una sfida in termini di adattamento e mantenimento delle competenze. Secondo loro, in media e all’interno delle proprie organizzazioni, il 13% dei ruoli sarebbe esposto a un rischio di obsolescenza delle competenze entro un anno (14% in Italia) e il 23% entro tre anni (25% in Italia), ovvero quasi un lavoro su quattro nel medio periodo. Quest’ultimo dato è in incremento di quattro punti rispetto al 2024, confermando l’accelerazione delle trasformazioni dei mestieri e delle professioni.
La leva e la sfida della formazione
Lo sviluppo delle competenze è ormai ampiamente riconosciuto come una leva strategica. La quasi totalità degli Hr intervistati (91% a livello globale, 87% in Italia) indica che si tratta di una priorità strategica per la propria organizzazione, dato condiviso dal 78% dei lavoratori (72% in Italia). Interrogati sul loro livello di informazione riguardo all’offerta formativa interna, i lavoratori esprimono un giudizio piuttosto positivo, con una media di 6,9/10 a livello globale, in aumento rispetto al 2024 (6,8). Quasi sette lavoratori su dieci attribuiscono un punteggio tra 7 e 10. Questa tendenza posiziona la formazione come un elemento centrale nel contratto sociale tra azienda e collaboratori. Non è più percepita come un dispositivo periferico o occasionale, ma come un meccanismo chiave di adattamento, sicurezza dei percorsi professionali e mantenimento dell’occupabilità. Alla domanda «Da qui al 2035, quale sarà la principale sfida della formazione?», lavoratori e Hr rispondono in modo convergente che il suo valore distintivo risiederà tutto nello sviluppo delle competenze umane: il 23% dei lavoratori (16% in Italia) e il 21% degli Hr (22% in Italia) indicano come priorità lo sviluppo delle competenze che distinguono l’essere umano dall’IA. In Italia al primo posto troviamo accelerare le performance aziendali attraverso il miglioramento continuo delle competenze (26%, 27% HR) e orientare le competenze attraverso i dati e l’IA (25%, 18%).
Poiché lo sviluppo delle competenze è centrale, le imprese tendono ad adottare sempre più un approccio skill-based. Il 68% degli Hr a livello globale (58% in Italia) dichiara di gestire percorsi, mobilità e progetti più in base alle competenze che ai ruoli. Il cambiamento è quindi avviato, anche se il 23% degli Hr (38% in Italia) ammette di essere ancora in fase di riflessione, senza un approccio formalizzato. «La dinamica della "skill-based organization" è avviata. Lo vediamo chiaramente presso molti clienti che, ad esempio, vogliono rafforzare il ruolo del manager developer, capace di far crescere il proprio team in modo continuo, sia a livello individuale sia collettivo – ha osservato Alessandro Reati, Head of People & Culture e HR Practice Leader di Cegos Italia -. Tuttavia, la realtà resta eterogenea: la gestione per competenze è spesso presente nelle intenzioni, meno nei processi concreti di mobilità, riconoscimento e sviluppo di carriera».
Di fronte alla sfida del time to competency, il 77% degli HR (77% in Italia) ritiene la propria organizzazione agile nel rispondere ai bisogni operativi di formazione. Tuttavia, solo l’11% (8% in Italia) considera la propria organizzazione molto agile in questo ambito. In realtà, sebbene le organizzazioni abbiano compreso l’importanza di rispondere rapidamente ai bisogni, faticano ancora a trasformare questa intenzione in processi fluidi e veloci. Si evidenzia infatti un chiaro scostamento quando si analizza il punto di vista dei lavoratori. Se per il 90 la propria organizzazione risponde ai bisogni formativi (87% in Italia), per il 41% (53% in Italia) la formazione arriva troppo tardi, talvolta settimane o mesi dopo la richiesta. In altre parole, in un mondo che accelera continuamente, la vera esigenza è oggi la capacità di fornire una risposta formativa rapida, pertinente e immediatamente applicabile.
«Le organizzazioni hanno chiaramente preso coscienza della sfida del time to competency e la maggior parte di esse si dichiara agile nel rispondere. Tuttavia, la percezione dei lavoratori è diversa: si aspettano una risposta immediata. La formazione viene ormai valutata anche in base alla sua accessibilità, alla rapidità di implementazione e al suo impatto operativo – ha sottolineato Sara Tamburro, Head of Marketing Communication & Solutions di Cegos Italia. Per i professionisti del Learning & Development, oggi la sfida non è sapere cosa fare, ma farlo abbastanza rapidamente e su larga scala, perché le aspettative sono allo stesso tempo individuali e diffuse».
In apparenza, gli indicatori sono rassicuranti: le competenze sono riconosciute come strategiche (91% degli Hr), i lavoratori si dichiarano meglio informati sull’offerta formativa (6,9/10) e il 68% degli Hr afferma di gestire percorsi, mobilità e progetti sulla base delle competenze. Tuttavia, dietro questa dinamica positiva emerge un segnale: il 10% dei lavoratori dichiara di non avere già più le abilità necessarie per svolgere correttamente il proprio lavoro (10% in Italia), e il 16% (12% in Italia) prevede che ciò possa accadere a breve.
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