Lavorano, ci fanno compagnia, giocano: i robot umanoidi sono già in mezzo a noi
di Elisa Campisi, Milano
I robot umanoidi, come quelli presentati a un evento recente a Milano, cominciano a essere realtà, a partire da settori come l'industria e la sanità, per arrivare poi nelle nostre case

Una sala gremita e tutti gli smartphone su. Tre robot umanoidi, alti circa 130 centimetri, stanno ballando su un palco, muovendosi agilmente all’unisono. Era iniziato così “Changing limits, activating future - La robotica al fianco dell’uomo”, un evento che a fine gennaio a Milano ha segnato l’esordio in Italia della gamma più completa di robot umanoidi. Quelli sul palco erano solo uno dei modelli di robot cinesi di Agibot, realizzati in collaborazione con la modenese Sir Robotics (parte del gruppo cinese Wolong Electric).
Nelle reception e nei bar, nelle industrie, negli scenari di emergenza, nei supermercati e infine nelle nostre case: sono questi alcuni degli ambiti di applicazione nei quali si immagina di vedere nel prossimo futuro i robot umanoidi presentati a Milano. Del resto sta già accadendo e ne è un’ulteriore prova il fatto che da quella presentazione non sono mancate notizie di altre aziende impegnate nell’integrazione o nello sviluppo di robot umanoidi: tra le ultime, per esempio, quella dell’Ospedale Annunziata di Cosenza che ha introdotto tre robot Oss dedicati all’igiene del paziente. «La diffusione dei robot sarà prima nell’industria e nei servizi. I prezzi, seppur non alti, sono ancora abbastanza importanti, partendo da poche decine di migliaia di euro. Queste cifre si abbasseranno e allora li vedremo anche nelle case», ci aveva spiegato a margine dell’evento milanese Davide Passoni, ceo di Sir Robotic Solutions for Innovators. In particolare, il modello X2, «con un prezzo che attualmente si aggira intorno ai 30mila euro», oltre a suscitare immediatamente la simpatia del pubblico per le sue abilità da ballerino, è pensato per essere usato in diversi ambiti: guida turistica, receptionist o brand ambassador... I robot presentati, però, sono diversi e possono spaziare dall’automazione industriale all’hospitality, dalla sicurezza alla pulizia. «Da tempo non avevamo rivoluzioni così fisiche e tangibili come quella portata da questo tipo di macchine di ultima generazione», aggiunge Passoni. Tra gli “amici” di X2 c’è A2, il più evoluto del gruppo, alto 180 centimetri e unico robot al mondo ad aver ottenuto un Guinness World Record per aver percorso a piedi 106 chilometri, in grado per esempio di accogliere gli ospiti di un hotel o servire bevande. Il più piccolo è invece un robot quadrupede, simile a un cane: può perlustrare un’area, muoversi in ambienti pericolosi, ma anche portare la spesa a casa. Ci sono poi robot più ibridi, come quello mezzo umanoide su una base mobile, pensato per mansioni come fare refill negli scaffali di un supermercato, lavorare nella logistica o negli ospedali, svolgendo compiti semplici: un esempio concreto di come un robot può integrarsi al lavoro dell’uomo, liberando tempo che può essere usato per dedicarsi davvero al paziente. L’italiana Sir Robotics, fondata nel 1984 dal padre di Passoni, integra i robot di produttori leader di mercato con software e sistemi sviluppati internamente e personalizzati a seconda delle esigenze del cliente: quelli umanoidi sono frutto infatti della collaborazione con Agibot, azienda che al momento copre circa il 39% del totale delle vendite di robot umanoidi. Sir, «come in una sartoria» rende questi robot su misura per il mercato italiano: «Grazie al nostro Data Factory, siamo riusciti a sviluppare un ecosistema robotico che apprende, si adatta e collabora con le persone. Questo ci permette di sviluppare le app da scaricare poi nel robot».
I robot umanoidi di nuova generazione hanno un’intelligenza che comprende ed esegue fisicamente delle mansioni, in uno spazio che impara a conoscere. Il terreno di questo settore è fertile, come dimostra certo l’entusiasmo del pubblico alla presentazione, fatto in gran parte di imprenditori, ma soprattutto i numeri del settore: il mercato globale dei robot umanoidi ha superato i 2,7 miliardi di euro nel 2025 e si prepara a una crescita esponenziale, con previsioni che indicano 70 miliardi entro il 2035, pari a un incremento complessivo di oltre il 2.500%. Questi robot aprono possibilità che fino a pochissimo tempo fa non avevamo. Un altro esempio viene di nuovo da una recente notizia: Fincantieri, colosso che opera nella cantieristica navale, e Generative Bionics, azienda italiana che sviluppa robot umanoidi autonomi, hanno avviato una partnership industriale per implementare un robot umanoide saldatore destinato a operare nei cantieri navali del Gruppo assieme agli esseri umani già entro la fine del 2026. È chiaro, però, che le nuove opportunità portano con sé, come sempre, un carico di preoccupazioni. «L’uomo da sempre sviluppa tecnologie che lo aiutano in lavori pesanti, pericolosi o che non vuole fare. – ci spiega Domenico Appendino, presidente di Siri (Associazione italiana di robotica e automazione), tra gli esperti intervenuti all’iniziativa milanese –. La robotica nasce per aiutarci e rendere più competitive le aziende, ma non mi preoccuperei. Le nuove tecnologie non uccidono i lavori, ne possono creare di nuovi e in condizioni migliori».
Ammesso che questi robot non rubino posti di lavoro e che potrebbero diventare parte della soluzione all’atavico problema di bassa produttività dell’Italia, rimane innegabile che il Paese e le imprese dovranno essere capaci di organizzare il reskilling, ossia di aggiornare le competenze dei lavoratori, in uno Stato con un’età media che avanza e poco capace di trattenere i “cervelli” e in generale i giovani. Un discorso che riguarda i modelli di società che vogliamo costruire, con tutte le implicazioni etiche ed economiche che questo comporta. Ma gli esperti del settore intervenuti al grande evento di Milano erano ottimisti. «Il lavoro di Sir dimostra che possiamo non solo utilizzare queste tecnologie, ma svilupparle e adattarle alle nostre esigenze, creando un modello di collaborazione uomo robot – spiega infine Bruno Siciliano, professore ordinario di Automatica e Robotica all’Università Federico II di Napoli –. L’Italia ha tutte le carte in regola per diventare protagonista nella robotica umanoide, qui c’è eccellenza ingegneristica, tradizione manifatturiera e capacità di innovazione».
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