Il potenziale degli scarti agricoli per la transizione energetica

Secondo un rapporto di Legambiente, la produzione potenziale complessiva di biometano a livello nazionale è stimata a 5.7 miliardi di metri cubi all'anno
February 26, 2026
Il potenziale degli scarti agricoli per la transizione energetica
AGRICOLTURA, TRATTORE, ARATURA, SICCITA MEZZANINO PO 17 Ago 2012 TRATTORE NEI CAMPI COLTIVATI NELLA CAMPAGNA PAVESE, ARIDI PER LA PROLUNGATA SICCITA' p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate
L’Italia ha un tesoro energetico che non usa abbastanza e che forse non sa nemmeno bene di avere: gli scarti e sottoprodotti agricoli. Residui delle coltivazioni, reflui zootecnici, bucce, foglie, sansa, scarti di animali sono altrettante materie di base per la produzione di biometano che, se sviluppata nel modo giusto, può rappresentare una risorsa strategica per la transizione ecologica e per raggiungere gli obiettivi energetici e ambientali dettati per il 2030. Lo dice in un rapporto Legambiente che però mette in rilievo una serie di problemi e fa dieci proposte per risolverli.
La ricerca – presentata nell’ambito del primo Forum Biometano in partenariato con una serie importante di attori del comparto – indica che se nella Penisola si accelerasse il percorso di produzione di biometano da «matrice agricola, si potrebbe arrivare a livello nazionale a oltre 5,7 miliardi di metri cubi (m3) di produzione di gas all’anno»: quello che chiede, per il 2023 appunto, il Piano nazionale energia e Clima (PNIEC). La ricerca si basa su una corposa serie di dati e indica che a fare la parte del leone sono i reflui zootecnici (75%), seguiti dagli scarti delle colture erbacee (20%) e poi quelli che derivano dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali e dell’industria della macellazione. Sono cinque le regioni poste sotto osservazione: Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Puglia, Sicilia, Veneto. «La Lombardia – dice Legambiente - è quella che risulta avere il valore più alto in fatto di potenziale produttivo da biometano da scarti agricoli: circa 1.2miliardi m³».
Ecco perché, dice l’associazione, l’Italia deve «investire sul biometano da matrice agricola mettendo al centro la qualità dei progetti, la trasparenza delle filiere e il ruolo degli agricoltori e delle comunità locali». E tutto senza dimenticare che anche i rifiuti organici sono una importante fonte di biometano e compost. In Italia dalle raccolte differenziate arriva qualcosa come 7,6 milioni di tonnellate di rifiuto organico, una buona parte di queste (circa 5,6 milioni di tonnellate) sono la cosiddetta frazione umida il 75% della quale finisce trasformata proprio in biometano.
Servono investimenti, dunque. Che in parte sono arrivati con il Pnrr: le domande in graduatoria sarebbero oltre 600 e le stime indicano che possono essere realizzati oltre 560 progetti. Tutto bene, o quasi. Molti, infatti, sono ancora gli ostacoli da superare. Legambiente parla di freni allo sviluppo del biometano per la poca informazione, la scarsa trasparenza, le esperienze negative del passato, la carenza di controlli e l’assenza di condivisione dei progetti «che alimentano diffidenza e conflitti». Da qui, dieci proposte rivolte al governo e al Gse. Si va dalla necessità di regole e incentivi chiari che premino «le filiere realmente circolari» al riconoscimento di chi davvero riduce le emissioni, ma si chiede pure di coinvolgere di più i  territori, semplificare gli iter autorizzativi, garantire tempi certi, investire nelle reti e nelle connessioni, favorire la domanda reale di biometano, garantire trasparenza e tracciabilità, valorizzare l'agricoltura anche da questo punto di vista. «Il biometano - dice Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - può sostituire il gas fossile nei settori più difficili da elettrificare, come il trasporto pesante e le attività industriali, e può aiutare l’Italia a ridurre le importazioni dall’estero». Le tecniche ci sono, conclude l’associazione, servono adesso regole e strumenti per mettere tutto in pratica. E la volontà di farlo.

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