Cento numeri di futuro: ricercare la forza delle relazioni
L'economia civile, l'inserto quindicinale di Avvenire, è arrivato alla centesima uscita, attraversando alcuni dei nodi cruciali del nostro tempo: dalle disuguaglianze alla finanza sostenibile, dall’housing sociale al commercio equo, fino alla cooperazione internazionale e al ruolo della tecnologia per il sociale

Cento numeri fa, quando andò in stampa il primo dorso L’economia civile, divenne concreto un progetto a lungo coltivato: dare una casa multimediale a uno stile con cui, di fatto, il nostro quotidiano aveva sempre guardato al mondo economico. Sì, perché è anzitutto questione di sguardo. E Avvenire, per vocazione, ha scelto di puntare gli occhi sul paradigma economico-culturale che propone un mercato basato su fraternità, reciprocità e bene comune in alternativa alla logica del solo profitto.
L’Economia civile intesa come approccio teorico e prassi radicata in Italia – ce lo hanno insegnato Stefano Zamagni e Luigino Bruni, Leonardo Becchetti ed Elena Granata, Vittorio Pelligra, Alessandra Smerilli, tutte firme del giornale – ha ben saldo il suo baricentro sulla persona e sulle relazioni, mira ad armonizzare la crescita economica con la giustizia sociale e la sostenibilità, promuovendo una felicità pubblica.
A riguardarlo oggi, quel primo numero di “Ec”, si ritrova nitida la matrice dei percorsi sviluppati sul giornale tutto nel corso di questi cinque anni: dall’effetto farfalla della straordinaria enciclica Laudato si’ di papa Francesco al tema delle disuguaglianze, dall’housing sociale al commercio equo e solidale, passando per la finanza sostenibile, la cooperazione internazionale, la tecnologia per il sociale, l’evoluzione normativa e organizzativa del Terzo settore… Con una suddivisione lineare e ben riconoscibile dei contenuti – grazie alla grafica del nostro art director Massimo Dezzani – per favorire il dibattito (sezione Idee), offrire strumenti operativi a specifiche comunità di lettori (sezione Analisi), raccontare le migliori pratiche (sezione Storie) considerato come sia sempre più riscontrabile, nelle dinamiche del pubblico, una crescente domanda di autenticità, narrazioni umane e contenuti che risuonino anche a livello emotivo. Le strategie di sopravvivenza per le organizzazioni giornalistiche – è oramai un’evidenza – richiedono un ritorno ai contenuti originali a prova di Intelligenza Artificiale.
La fase di progettazione di L’economia civile avvenne nel pieno della pandemia. Anche per questo, probabilmente, sentimmo forte l’impulso di realizzare un prodotto editoriale multimediale, accompagnando il dorso cartaceo (e la sua versione digitale) con una specifica sezione su Avvenire.it, una presenza selezionata sui social e l’ideazione, sin dall’inizio, di incontri pubblici con i lettori: nell’era delle community, solo quando ci si ritrova non per il semplice fatto di “vedersi”, ma per fare qualcosa insieme, si anima una comunità. Una sperimentazione “verticale”, a conti fatti, di quanto avvenuto in seguito con l’intero ecosistema informativo di Avvenire.
Lo stile giornalistico che proponiamo nel panorama editoriale è del resto quello di essere “piazza e ponte”, provando a sostituire il sensazionale con il fondamentale e il recente con il rilevante, consapevoli di quanto oggi, nel frullatore dell’iperinformazione, sia non solo necessario accompagnare i fatti con opinioni di valore, ma anche entrare in relazione con chi ti accorda fiducia.
L’ambizione di un progetto giornalistico come L’economia civile è dunque anche di promuovere cultura attraverso la relazione che nel tempo si instaura con le tante comunità di lettori. L’anima di un quotidiano e delle sue tante declinazioni è fatta dalla stratificazione delle scelte fatte ogni giorno, in redazione, per anni. Quella relazione, un lettore, la percepisce, la misura nel corso del tempo, cerca quella “linea editoriale” che, in fondo, è un patto di fedeltà culturale.
Per questa ragione i primi cento numeri non possono che essere considerati solo un gran bel punto di partenza per contribuire – con perseveranza e stupore – a cambiare nel profondo il modo in cui si guarda all’economia. Augurandoci che, come suggerisce la saggezza orientale, all’inizio non viene nulla, in mezzo non rimane nulla, alla fine non se ne va nulla.
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