Cassino non vuole perdere l'auto: cittadini in piazza per difendere l'occupazione

di Igor Traboni, Cassino (Frosinone)
La fabbrica Stellantis è il polo industriale dell'area, ma quest'anno ha lavorato solo dieci giorni. Corteo in strada per chiedere che azienda e governo agiscano
March 20, 2026
Cassino non vuole perdere l'auto: cittadini in piazza per difendere l'occupazione
Un momento del corteo di protesta a Cassino /WEB Facebook
Cinquemila persone hanno manifestato oggi a Cassino, a difesa dell’occupazione dello stabilimento Stellantis e dell’indotto auto di un’intera provincia: lavoratori della fabbrica ex Fiat, delle miriadi di piccole aziende che forniscono componentistica e servizi alla Stellantis, ma anche tanti cittadini comuni, studenti, e una trentina di sindaci del Frusinate con la fascia tricolore. Presenti anche i leader nazionali dei sindacati di categoria, per ribadire che Cassino non può perdere quello è stato il suo “petrolio” dagli anni ’70-‘80, quando la vecchia Fiat sfornava modelli di massa come 126, 131, Ritmo e Tipo e dava lavoro diretto a circa 5.000 persone. Oggi sulle catene di montaggio ne sono rimasti in 2.200, di modelli ne escono solo due (Giulia e Stelvio Alfa Romeo) e la fabbrica è un deserto: dall’inizio dell’anno i giorni lavorati sono stati soltanto 10, con le previsioni che parlano di un superamento del triste record del 2025, quando i cancelli sono rimasti aperti per appena 100 giorni. E proprio ieri l’azienda ha annunciato altri stop per i reparti montaggio, lastratura e verniciatura. Nuovi modelli? Non prima del 2028, secondo le recenti dichiarazioni del management Stellantis. Da qui ad allora altri ammortizzatori sociali per i lavoratori diretti e licenziamenti nell’indotto, come quelli della Atlas (mensa) che in queste ore ne ha annunciati una ottantina
Un corteo colorato che si è snodato proprio ai piedi dell’Abbazia, in questi che per Cassino sono anche “i giorni di San Benedetto”, con le celebrazioni per il patrono d’Europa. E anche l’abate dom Luca Fallica, impegnato in contemporanea con la consegna del premio “Pacim Nuntius” al cardinale Pierbattista Pizzaballa, non ha voluto far mancare il suo messaggio di solidarietà.
La testa del corteo di Cassino
Fim Cisl via Facebook
Sul palco si sono poi alternati i leader sindacali: Michele De Palma, della Fiom-Cgil, ha rimarcato la trasformazione del Cassinate «in un inquietante buco nero», denunciando altresì «la chiusura silenziosa, ma oramai sistematica, dello stabilimento, con una emorragia di competenze e posti di lavoro che deve essere fermata immediatamente per evitare la desertificazione industriale dell'intera provincia di Frosinone». Il leader dei metalmeccanici Cgil ha quindi chiesto alla premier Giorgia Meloni e all’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, di aprire subito un tavolo di confronto prima della presentazione del nuovo piano industriale, il 21 maggio prossimo, «per garantire il futuro dell’automotive nel Paese, a partire proprio da Cassino».
Ferdinando Uliano della Fim Cisl ha ribadito come la situazione abbia superato ogni limite di pura e semplice sostenibilità, con la fabbrica ferma per lunghi periodi e appena un paio di settimane lavorate dall'inizio del 2026. Uno scenario «che ha trascinato con sé l'intero indotto, con aziende storiche della logistica e della componentistica che hanno già avviato procedure di licenziamento collettivo, lasciando centinaia di famiglie senza una prospettiva certa. Da cinque anni qui mancano altri investimenti e sono state fatte scelte sbagliate sull’elettrico: chiediamo all’ad di Stellantis che faccia un piano industriale che risponda alle esigenze del territorio».
«Questa non è una semplice manifestazione, ma la risposta di una comunità che si ribella al rischio concreto di desertificazione industriale. Il problema non sono i lavoratori – ha detto il leader Uilm, Rocco Palombella – che in questi anni hanno accettato cambiamenti, sacrifici e una trasformazione produttiva verso l’alta gamma. Il problema sono le scelte industriali sbagliate. Una fabbrica non vive di annunci ma di modelli e produzione. Oggi ci dicono che i nuovi modelli arriveranno nel 2028. Come deve vivere Cassino fino ad allora? Serve una strategia industriale chiara, a partire anche dall’ibrido. Senza queste scelte, il rischio è la chiusura progressiva dello stabilimento e un impatto devastante su tutto il territorio», ha aggiunto, mentre sotto il palco due giovani dipendenti di un bar annuivano: adesso toccherà anche a loro tornare a casa, perché senza lavoratori Stellantis niente più colazioni e caffè, e il bar a fine mese chiuderà.

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