Auto cinesi, svolta su tasti fisici e maniglie. E non è solo per ragioni di sicurezza
Pechino impone nuove regole costruttive che rischiano di diventare una barriera per i veicoli stranieri sul mercato asiatico e incidere sul design globale

L'automotive cinese cambia rotta e adesso punta tutto sulla sicurezza. Se finora l'Europa si è affidata ai protocolli Euro NCAP — autorevoli ma non vincolanti — la Cina ha deciso di trasformare la protezione di conducenti e pedoni in un obbligo di legge. Una mossa che promette di rivoluzionare non solo il mercato interno, ma l'intera industria globale.
Addio agli "eccessi" digitali: tornano i tasti. Il governo di Pechino, attraverso i Ministeri dell'Industria e della Pubblica Sicurezza, ha varato una stretta regolatoria senza precedenti. Il dogma minimalista degli interni "tutto touch" sta per tramontare: la nuova normativa impone il ritorno dei tasti fisici per le funzioni principali. Tergicristalli, frecce, clacson e chiamate d'emergenza dovranno essere azionabili tramite pulsanti reali (con una dimensione minima fissata in 10x10 mm). L'obiettivo è drastico: azzerare le distrazioni causate dai complessi sottomenu digitali.
Le novità non si fermano all'abitacolo. Dal 1 gennaio 2027 in Cina, non si potranno più produrre e vendere veicoli con le maniglie a scomparsa. In caso di incidente o blackout elettrico, l'apertura deve essere immediata e garantita. Fine anche dell'automatismo che permette di fermare l'auto solo alzando il piede dall'acceleratore (one pedal). I legislatori chiedono un ritorno all'uso attivo del pedale del freno, pur mantenendo la frenata rigenerativa. Sono in arrivo poi restrizioni sulle accelerazioni estreme, spesso inutili e pericolose nel traffico urbano. Bocciati inoltre i volanti di derivazione aeronautica a favore di quelli circolari classici.
Questa accelerazione normativa non è casuale. Arriva dopo una serie di incidenti mortali che hanno coinvolto anche colossi come Xiaomi, simbolo dell'avanguardia tecnologica nazionale. Imponendo standard così severi, Pechino persegue un doppio fine. Da un lato, la sicurezza stradale; dall'altro, una "selezione naturale" industriale. In un mercato affollato da oltre 130 brand, solo i produttori più solidi riusciranno ad adeguarsi, accelerando il consolidamento del settore auspicato dal governo.
Inoltre, le nuove regole rischiano di diventare una barriera per le auto straniere. Se i marchi europei e giapponesi non si adegueranno rapidamente ai severi standard cinesi, vedranno erodersi ulteriormente una quota di mercato già ai minimi storici (meno di 500 mila unità importate nel 2025). La Cina, già leader per volumi e vendite di vetture elettriche si candida ora a dettare l'agenda globale della sicurezza. Mentre l'Europa osserva, il design delle auto che guideremo domani potrebbe essere già stato deciso a Pechino.
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