Gran Bretagna, al via il voto locale: il governo Starmer trema

Si eleggono oggi anche i parlamenti di Galles e Scozia Addio al bipolarismo: nei sondaggi, oltre al Labour, perdono consensi i Tory e salgono LibDem, Verdi e Reform Uk di Farage. I risultati definitivi attesi per sabato
May 7, 2026
Manifesto elettorale affisso vicino al Senedd, il parlamento gallese, a Cardiff / Reuters
Manifesto elettorale affisso vicino al Senedd, il parlamento gallese, a Cardiff / Reuters
Non sono “solo” elezioni amministrative. L’esito della consultazione elettorale a cui, oggi, è chiamata la Gran Bretagna può segnare non solo la fine politica del premier laburista Keir Starmer, arrivato a Downing Street il 4 luglio del 2024, ma di un’epoca: quella segnata dal tradizionale sistema bipartitico rosso-blu. Protagonisti del dibattito non sono più solo i Laburisti e i Conservatori (secondo i sondaggi i primi sono fermi al 15%, i secondi al 16%). Nell’opinione pubblica si fanno sempre più largo i Verdi (al 21%) e Reform Uk (al 25%).  La tornata è numericamente significativa. Metà della popolazione andrà a votare in Inghilterra, Galles e Scozia per rinnovare, in totale, più di 5mila seggi in 136 consigli locali, tra cui 32 municipi di Londra. Da assegnare ci sono anche sei poltrone da sindaco. Dal voto di oggi, dettaglio non secondario, dipendono anche i nuovi assetti dei parlamenti locali di Cardiff e Edimburgo.
I Labour sono in grande difficoltà. Inseguito dallo scandalo Mandelson-Epstein, tormentato dai guai di un’economia in affanno e dai malumori interni, il premier Starmer è dato dai sondaggi in caduta libera. A fine aprile, il consenso da lui intercettato era crollato del 45% rispetto al giorno del suo insediamento. Nessun primo ministro di Sua Maestà ha mai perso così tanto favore nei primi due anni a Downing Street. Continua a rivendicare il fatto di non essersi lasciato trascinare dagli Usa nella guerra contro l’Iran, di essersi speso per migliorare il sistema sanitario nazionale e di aver rafforzato i diritti dei lavoratori. Ma di fatto nessuno dei suoi “cavalli di battaglia” funziona più. «Mi batterò per ogni voto», ha promesso ieri, ammettendo: «So che sarà dura». I Tory, guidati da Kemi Badenoch, non se la passano meglio. Gli elettori li considerano corresponsabili del declino del Paese che hanno ininterrottamente governato per 14 anni fino al 2024.
È questo il motivo per cui, così fanno notare molti tra gli addetti ai lavori, la consultazione di oggi offre ampi spazi di manovra ai partiti terzi. Tra quelli che contano di fare incetta di voti ci sono i Liberal Democratici, che erodono consensi a sinistra, e Reform Uk, il movimento di destra di cui è leader l’ex ultrà della Brexit Nigel Farage che continua a interpretare con vivacità il ruolo di “grande disturbatore” della scena politica nazionale e locale. In alcuni collegi, come quelli di Hull e Stockport, Surrey e Hampshire, si prospetta una contesa elettorale che vede protagonisti proprio queste due liste, con Tory e Labour in coda. Farage spera che il suo partito ottenga risultati sufficientemente buoni da poter fare di Reform Uk la principale forza di opposizione al governo. Non a caso ha cavalcato l’idea che le elezioni di oggi siano un referendum sulla leadership di Starmer. Gli occhi sono puntati anche sui Verdi che, rinvigoriti dalla leadership pacifista e sociale di Zack Polanski, puntano a “rubare” voti alla sinistra nelle aree urbane inglesi e a farsi largo al Senedd, il parlamento gallese. A Cardiff, così segnalano le intenzioni di voto, l’ultra ventennale premierato laburista è messo a rischio anche dalla crescita del partito nazionalista Plaid Cymru.
Si annunciano forti scossoni pure in Scozia. I separatisti dello Scottish National Party è sulla buona strada per una quinta vittoria consecutiva a Holyrood, mentre l’avanzata di Reform Uk potrebbe spingere i laburisti – un tempo il partito dominante – al terzo posto. Secondo alcune previsioni, qui, la sinistra tradizionale potrebbe non conquistare neppure uno dei collegi uninominali e accontentarsi dei 15 che arriveranno dalle liste regionali. Le liste presentate per il rinnovo dei consigli locali e dei grandi municipi londinesi contemplano anche diversi candidati indipendenti a vivacizzare un quadro politico, dai tratti inconsueti per gli inglesi abituati al bipartitismo, che il maggioritario a turno unico è difficilmente in grado di gestire. Per i risultati definitivi bisognerà aspettare la giornata di sabato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Temi