La parata del 9 maggio a Mosca spaventa Putin. Per tre ordini di motivi

Il presidente russo teme la sfilata nella Piazza rossa perché per la prima volta il Paese si mostra isolato nel panorama internazionale, non riuscendo a garantire la sicurezza neppure ai leader invitati e dando contemporaneamente segnali di debolezza verso l'opinione pubblica
May 6, 2026
La parata del 9 maggio a Mosca spaventa Putin. Per tre ordini di motivi
Esercitazioni e preparativi in Piazza rossa a Mosca, in vista della parata del 9 maggio / Reuters
La parata del 9 maggio è un bel grattacapo per Vladimir Putin. Il Cremlino ha annunciato che osserverà una tregua unilaterale di 72 ore anche nelle giornate a ridosso della festa principale dell’anno in Russia. «Quella è solo un’azione propagandistica – ha prontamente risposto il ministro degli Esteri ucraino, Andrey Sibiga, nel corso di una intervista televisiva –. Una manipolazione per mostrare agli occidentali buona volontà». Già l’anno scorso, sempre in occasione dell’anniversario della Vittoria sul nazifascismo nel 1945, Mosca si era astenuta dai combattimenti, denunciando – al contrario – violazioni al proprio cessate il fuoco da parte del «regime di Kiev».
I problemi per Putin oggi sono molteplici e di diverso genere. Primo: politico. Sebbene il capo del Cremlino sia stato appena invitato da Donald Trump al prossimo G20 americano, questi si è astenuto dal ricambiare, offrendo al tycoon newyorkese, ad esempio, un posto d’onore nella tribuna autorità sulla Piazza rossa. Le ragioni sono semplici: non è ancora chiaro quali leader stranieri saranno presenti il prossimo 9 maggio (l’anno scorso dalla visione del palco autorità tristemente vuoto si era compreso che la Russia è isolata); Mosca dovrà garantire la sicurezza delle delegazioni provenienti dall’estero.
Secondo problema: appunto, la sicurezza. La parata, è già stato comunicato dal ministero della Difesa federale, sarà per la prima volta da due decenni senza il passaggio di veicoli militari e, quasi sicuramente come nel 2025, senza la partecipazione dell’Aviazione. Da marzo ad oggi i droni e i missili ucraini hanno dimostrato di poter colpire ovunque. Dal Baltico al mar Nero fino agli Urali Kiev ha messo in ginocchio l’export russo di idrocarburi. Alcuni bombardamenti hanno persino causato pesanti danni ecologici a Tuapsé e a Perm’.
Terzo problema: mediatico. Ma come? A sentire i discorsi ufficiali e i racconti delle televisioni di Stato il Cremlino sta mietendo successi in serie nella sua “operazione militare speciale” (che è già durata dal punto di vista temporale più della Seconda guerra mondiale ad Est) e adesso non è in grado di garantire la sicurezza neppure sulla Piazza rossa? Il boomerang nei confronti dell’opinione pubblica interna è grave.
«Sono orgogliosa del mio Paese», sono le parole ascoltate, per anni, a Mosca. Pronunciate da conoscenti russi alla visione dei mezzi militari che passavano davanti al Mausoleo di Lenin. «Guarda che forza, quanto siamo potenti». E ora? È Putin che deve garantire la sicurezza dei leader stranieri sulla Piazza Rossa, aveva risposto l’anno scorso Kiev in maniera irritata a chi chiedeva se gli ucraini si stessero apprestando ad un’azione quanto mai clamorosa.
«Cercheremo di capire – ha scritto in un post su X il presidente Zelensky – se la proposta russa serve per avere poche ore di sicurezza per la parata di Mosca o c’è qualcosa di più». L’Ucraina, è stato ribadito, è favorevole a una tregua duratura, senza condizioni, che porti alla fine della guerra. Da quanto si è appreso finora, sulla Piazza Rossa l’unico leader occidentale ad essere presente è il premier slovacco Fico, a cui, però, l’Estonia ha negato il permesso di passaggio sul suo spazio aereo se diretto a Mosca. Glielo ha però concesso la Repubblica ceca. Da parte sua, Bratislava ha appena ottenuto la ripresa delle forniture di idrocarburi dalla Russia, bloccate per mesi per un bombardamento in Ucraina. Subito dopo la sconfitta elettorale dell’ungherese Orbán, Kiev ha provveduto a riparare la condotta.

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