I dazi Usa sull'auto sono un salasso per i tedeschi

Vendite negli Usa crollate del 13,5% nel 2025. Volkswagen, Mercedes-Benz e Porsche tra i più colpiti. E c'è chi sposta parte della produzione negli Usa
May 6, 2026
I dazi Usa sull'auto sono un salasso per i tedeschi
Operai al lavoro nell'impianto di Mercedes-Benz di Tuscaloosa/ WEB
Non è chiaro a che cosa si riferisse di preciso Donald Trump quando sabato ha scritto sul social network Truth che l’Unione europea «non sta rispettando l’accordo commerciale pienamente concordato». Probabilmente il problema è che l’Europa non ha ancora completato il suo piano di attuazione dell’accordo, che prevedeva l’eliminazione dei dazi su tutti i beni industriali americani e la concessione di un accesso preferenziale ad alcuni prodotti agricoli e ittici degli Stati Uniti.  In effetti Washington già lo scorso agosto ha provveduto a tagliare dal 25% al 15% i dazi applicati alle automobili in arrivo dai Paesi dell’Ue, mentre l’attuazione dell’accordo da parte dell’Ue è ancora in attesa dell’entrata in vigore definitiva: a marzo il Parlamento europeo ha approvato un testo pieno di cautele che deve essere discusso con Consiglio e Commissione (probabilmente a giugno) prima di diventare operativo.
Ma, al di là degli aspetti tecnici, il messaggio del presidente americano per i produttori di auto europei è abbastanza chiaro: per loro l’accesso al mercato degli Stati Uniti resterà molto complicato, a meno che non accettino di produrre automobili sul territorio statunitense. I costruttori europei hanno già sperimentato che cosa comporta questa chiusura a stelle e strisce. Nel 2025 – iniziato con dazi al 2,5%, quindi schizzati al 27,5% con un dazio aggiuntivo di 25 punti percentuali e poi ridotti da agosto a un 15% complessivo – le esportazioni in America di automobili prodotte nell’Ue sono crollate del 13,5% come numero di auto esportate (a 668mila vetture) e del 21% a livello di valore dell’export, con una caduta da 39,3 a 30,9 miliardi di dollari. Un mezzo disastro, soprattutto per la Germania, che da sola anche lo scorso anno ha fatto circa il 60% dell’export di auto europee negli Stati Uniti (20,7 miliardi) e in parte anche per l’Italia, che è quarto principale esportatore Ue di auto negli Usa, dopo Germania, Slovacchia e Svezia e ha un’industria di piccole e medie imprese molto legata alla fornitura di componentistica per i costruttori tedeschi.
I conti presentati dai grandi costruttori hanno già mostrato quanto costa il “problema Usa”. Il mercato americano vuole dall’Europa auto di lusso e grandi Suv. Volkswagen, per esempio, esporta negli Usa soprattutto i grandi Suv a marchio Audi e Porsche così come il superlusso di Porsche e Lamborghini. Solo nei primi tre mesi dell’anno ha attribuito ai dazi una perdita di margini da da 600 milioni di euro su 2,5 miliardi, ma stime riprese da Reuters indicano che per l’intero anno si prospetta un costo da 4 miliardi. Molto colpite anche Bmw, con un impatto sui margini stimato a 1,8 miliardi di euro per il 2025, così come Mercedes-Benz. Soffre anche la “nostra” Stellantis, che la scorsa settimana è scivolata a Piazza Affari proprio perché i suoi conti, che hanno mostrato il ritorno all’utile, hanno compensato i problemi legati ai dazi con una voce contabile favorevole (400 milioni di euro di rimborso atteso legato ai dazi) che non si ripresenterà da qui a fine anno.
C’è da dire però che molti dei modelli Stellantis più venduti in America sono Jeep, Ram e Dodge già prodotte negli Usa, che quindi schivano i dazi. Una situazione opposta, per esempio, a quella di Porsche, che non produce nulla in America ed è quindi pienamente colpita dalle tariffe, per quanto su auto extralusso l’impatto dei dazi spesso viene assorbito da clienti meno sensibili ai prezzi. Il caso di Mercedes mostra invece come la politica imprevedibile e penalizzante di Trump stia anche ottenendo risultati. Il suv Mercedes Glc è oggi l’auto “made in Europe” più venduta negli Stati Uniti. È un’auto che ha un prezzo base di 50mila dollari: un dazio del 2,5% vale circa 1.250 dollari; il 15% corrisponde a circa 7.500 dollari, cioè circa 6.250 dollari in più rispetto al vecchio regime; il 25% si avvicina a 12.500 dollari. Sono ordini di grandezza, perché il dazio si calcola sul valore doganale e non necessariamente viene trasferito per intero al cliente. Ma sono comunque cifre che indeboliscono significativamente le chance di mercato di un mezzo del genere.
Difatti Mercedes ha già annunciato la decisione di spostare dal 2027 la produzione di Glc per il Nord America dalla fabbrica di Brema a quella di Tuscaloosa, in Alabama, dove già costruisce le più grandi Gle e Gls per gli Usa. Mercedes investirà 4 miliardi di dollari sullo stabilimento americano per adattarlo a questa nuova produzione. Investimenti – con i relativi posti di lavoro e commesse per l’indotto – che, senza dazi, sarebbero rimasti con tutta probabilità nella vecchia Germania.

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