Anche l’elio è bloccato nello Stretto di Hormuz: guai per cliniche e industria avanzata

Gli effetti a cascata del conflitto in Medio Oriente. Con il Qatar fermo le alternative per l'approvvigionamento sono Stati Uniti e Russia
May 5, 2026
Anche l’elio è bloccato nello Stretto di Hormuz: guai per cliniche e industria avanzata
Il Qatar, prima del blocco dello stretto di Hormuz era il primo fornitore di elio dell'Unione Europea / Unsplash
L’elio? È il gas invisibile che l’Europa rischia di perdere a breve, se non si sblocca la situazione ad Hormuz. Sarebbe l’ennesimo effetto negativo che il Vecchio Continente dovrebbe incassare a causa della terza guerra del Golfo, innescata dall’attacco combinato di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Perché questa materia prima di cui si è sempre parlato poco in realtà è assolutamente rilevante. La medicina e l’industria avanzata semplicemente si fermerebbero senza l’elio. Il mercato globale dell’elio vale circa 6-7 miliardi di dollari l’anno, con una domanda in crescita trainata da sanità, elettronica e ricerca. Gli Stati Uniti restano il primo produttore e consumatore, con una produzione che copre in gran parte il fabbisogno interno. Subito dopo c’è il Qatar, che da solo rappresenta una quota significativa dell’export globale e rifornisce soprattutto Europa e Asia. Terza la Russia, ma il suo ruolo è limitato dalle sanzioni e dalle difficoltà logistiche. Paradossalmente il blocco di Hormuz potrebbe spingere l'Europa a dover riconsiderare (con enormi difficoltà) fornitori russi o a dipendere totalmente dagli Usa, aggravando la “trappola” economica.
Il problema è che una quota rilevante dell’elio qatariota transita proprio da Hormuz. In caso di blocco o anche solo di rallentamento dei flussi, l’impatto sull’Europa sarebbe immediato: meno offerta, prezzi in aumento e, soprattutto, rischio di interruzioni nelle forniture per settori critici. Tra questi, la sanità. L’elio liquido è essenziale per il funzionamento delle risonanze magnetiche (Mri), perché serve a raffreddare i magneti superconduttori. Senza elio, quelle macchine – che rappresentano uno degli strumenti diagnostici di base – non funzionano. Ma non è l’unico utilizzo: l’elio è impiegato anche nella produzione di semiconduttori, per il raffreddamento e il controllo delle atmosfere nei processi litografici, nei laser industriali, nelle fibre ottiche e nella ricerca scientifica, dai grandi acceleratori di particelle ai laboratori criogenici. La filiera dell’elio è complessa e poco flessibile. Il gas viene estratto come sottoprodotto del gas naturale, separato attraverso processi criogenici, poi liquefatto a -269°C, a un soffio dallo zero assoluto (-273,15 °C) e trasportato in contenitori speciali. La distribuzione è concentrata in pochi hub globali e non esistono sostituti diretti per molte applicazioni. Questo rende il sistema particolarmente vulnerabile a shock geopolitici. In questo contesto, il tema della resilienza tecnologica diventa centrale. Un esempio arriva dalla nuova generazione di risonanze magnetiche, come quelle sviluppate con tecnologia “BlueSeal” di Philips, che riducono drasticamente l’uso di elio: da circa 1.500 litri dei sistemi tradizionali a pochi litri in circuiti sigillati. Una soluzione che non elimina la dipendenza dalla risorsa, ma la ridimensiona, rendendo le infrastrutture sanitarie meno esposte a crisi di approvvigionamento. Anche se oggi sembra tutto una corsa contro il tempo. Il nodo, però, resta globale. In un mercato concentrato e in crescita, dove la domanda è destinata ad aumentare anche per l’espansione dell’elettronica avanzata e dei data center, ogni interruzione nelle rotte critiche si traduce in un effetto a catena. L’elio, invisibile e leggerissimo, si conferma così una delle materie prime più strategiche del nostro tempo: difficile da produrre, impossibile da sostituire, sempre più esposto agli equilibri fragili della geopolitica. È per questo che l’attacco israeloamericano, oltre alla tragedia umana che si porta appresso, rischia di diventare per l’Occidente un azzardo geopolitico privo di una strategia reale e deleterio da un punto vista economico.

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