Meloni è volata nel Caucaso per blindare gas e petrolio

La premier a Erevan e a Baku: la vera sfida è rafforzare la sicurezza energetica. I messaggi all'Europa e i rapporti complicati con gli Usa.
May 4, 2026
Meloni è volata nel Caucaso per blindare gas e petrolio
La presidente del Consiglio Meloni con il primo ministro britannico Keir Starmer a Erevan / Fotogramma
Parole private. Parole dietro le quali prende forma la strategia del governo. «La vera sfida è rafforzare la sicurezza energetica dell’Italia. È proteggere le famiglie e le imprese italiane da shock esterni. È capire come muoversi per resistere agli effetti della crisi iraniana e dal blocco dello Stretto di Hormuz...». Giorgia Meloni si muove con questo obiettivo da settimane. Prima in Nord Africa. Poi nei Paesi del Golfo. E ora anche la missione in Armenia e Azerbagian è un altro tassello di un piano ben definito. L’Azerbaigian è una pedina fondamentale per la sicurezza energetica dell’Italia. La capitale, Baku, è il secondo fornitore di petrolio e gas dell’Italia e soddisfa, rispettivamente, il 17 e il 16 per cento del fabbisogno nazionale di queste materie prime. Insomma l'ottava riunione della Comunità Politica Europea, in programma nella capitale armena, e la visita a  Baku sono un doppio snodo cruciale della strategia energetica italiana in un contesto internazionale sempre più instabile. Sullo sfondo, la crisi iraniana e il confronto con Washington, che si è inserito (dopo un iniziale idillio) tra i temi sensibili dell'agenda del governo italiano. Meloni da Erevan, nel suo intervento al vertice della Comunità Politica Europea batte un primo colpo: «È fondamentale che l'Europa stringa il dialogo con i Paesi dell'area del Mediterraneo, con i quali è cruciale cooperare in una serie di aree che vanno dalla migrazione all'energia». Ripete quelle due parole Meloni. Poi le lega ancora. L'immigrazione incontrollata «non mette solo la sicurezza dei cittadini sotto pressione e viene sfruttata come minaccia ibrida» da Paesi ostili ma «mette sotto sforzo le finanze pubbliche, ha impatto sul mercato del lavoro e indebolisce la competitività in quanto aumenta l'incertezza e la tensione sociale». La linea della premier italiana è netta: le crisi affrontate dal mondo in questa fase sono tutte interconnesse. E allora sfida l'Europa: «La migrazione è parte integrante della poli-crisi, nessuno può affrontarla da solo. La cooperazione è quindi fondamentale. Negli ultimi anni abbiamo compiuto passi avanti molto importanti a livello dell'Unione Europea... Al livello Ue negli ultimi anni abbiamo dimostrato la nostra capacità di rispondere alle emergenze, con la crisi pandemica, con l'Ucraina. Ma penso anche che ora dobbiamo fare un salto di qualità. Ciò significa passare dalla nostra capacità di reagire alla nostra capacità di anticipare». 
La riunione della Comunità Politica Europea istituita nel 2022 e oggi forum informale che riunisce 47 Paesi europei, si svolge sotto un titolo che dice tutto: ''Building the Future: Unity and Stability in Europe''. Costruire il futuro. Costruirlo su due pilastri unità e stabilità. Non c'è il cancelliere tedesco Friedrich Merz. E risultano assenti anche i leader di Olanda e Danimarca. Ma i big non mancano. C'è Meloni, c'è il presidente francese francese Emmanuel Macron, c'é il polacco Donald Tusk, ci sono il britannico Keir Starmer, lo spagnolo Pedro Sanchez, i vertici dell'Unione europea, E non passa inosservata la presenza del premier canadese Mark Carney. Ed è proprio la presenza di Ottawa a fornire uno degli spunti più rilevanti del vertice: per la prima volta il Canada partecipa come ospite esterno. Un debutto dal forte valore simbolico, che segnala un progressivo avvicinamento del Paese nordamericano all'Europa, maturato anche alla luce delle tensioni con l'amministrazione di Donald Trump. Le frizioni con Washington, del resto, non risparmiano l'Italia. Nei giorni scorsi il tycoon ha minacciato il ritiro di parte dei circa 13 mila militari americani stanziati nel Paese, tornando ad accusare Roma di una collaborazione insufficiente sul dossier iraniano. Un passaggio che complica ulteriormente il quadro diplomatico, mentre è attesa nei prossimi giorni a Roma la visita del segretario di Stato Marco Rubio per tentare di ricucire. Un incontro con Meloni non è ancora ufficialmente in agenda, ma potrebbe tenersi.
Sono ore per costruire. A Erevan, la premier italiana parteciperà anche - a margine del vertice - alla seconda riunione della Coalizione europea contro le droghe, co-presieduta con il presidente francese Emmanuel Macron. L'iniziativa, spiegano fonti italiane, punta a rafforzare la cooperazione internazionale nella lotta al narcotraffico, agendo su tre direttrici: contrasto ai traffici, lotta ai flussi finanziari illeciti e potenziamento delle politiche di prevenzione. Poi da oggi pomeriggio Baku, il cuore della missione di Meloni consapevole dei rischi legati a una crisi che mette sotto pressione le catene di approvvigionamento e accresce il valore geopolitico dei partner energetici alternativi. A Baku, Meloni discuterà con Aliyev del rafforzamento del partenariato lungo tutta la filiera energetica e delle opportunità di investimento, anche in vista di un Business Forum previsto nella seconda metà dell'anno. Sul tavolo anche i principali dossier internazionali: dalla guerra in Ucraina alle tensioni con Teheran, fino al delicato processo di normalizzazione tra Azerbaigian e Armenia. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA