A Mosca girano veleni e sospetti per una cospirazione interna contro il presidente Putin
di Nello Scavo
Un dossier e testimonianze ottenute dai media rivelano misure senza precedenti a protezione dello zar. Dissidi e scambi di accuse tra i servizi di sicurezza

Vladimir Putin deve guardarsi le spalle. E mentre gli sforzi del Cremlino sono improntati al contrasto delle minacce dall’Ucraina, è nella cerchia interna che potrebbe maturare la congiura contro lo zar.
Mosca ha rafforzato le misure di sicurezza attorno al presidente Vladimir Putin, nel timore di un possibile complotto interno o di un attentato. Lo riferisce un rapporto attribuito a un’agenzia di intelligence di un Paese dell’Unione europea, ottenuto dal media investigativo “Important Stories”, partner del consorzio “Organized Crime and Corruption Reporting Project”, e parzialmente verificato in via indipendente.
Secondo il documento, dall’inizio di marzo 2026 gli apparati di sicurezza presidenziale sono stati posti in stato di «allerta massima» per il rischio di un tentativo di golpe o di un attacco mirato contro lo zar. Il rapporto descrive un clima di tensione crescente tra i servizi e segnala il timore che settori dell’élite politica (legati al potere economico e militare) possano ricorrere anche all’impiego di droni per un possibile assassinio di Putin.
Direttamente coinvolti sono l’Fso, il Servizio federale di protezione incaricato della sicurezza diretta del presidente e delle strutture del Cremlino; e l’Fsb, il principale servizio di sicurezza interna russo, erede del Kgb sovietico e competente su controspionaggio, antiterrorismo e sorveglianza delle minacce interne.
Tra le misure adottate dal Servizio federale di protezione figurano restrizioni estese al personale vicino al presidente: collaboratori, cuochi, fotografi e uomini della scorta non possono più utilizzare telefoni cellulari né servirsi dei trasporti pubblici. Sistemi di sorveglianza sarebbero stati installati anche nelle loro abitazioni. Putin e la sua famiglia avrebbero inoltre sospeso le visite alle residenze nell’area di Mosca, mentre il presidente non ha effettuato apparizioni in siti militari dall’inizio dell’anno.
Nel documento viene citato Sergei Shoigu, rimosso da ministro della Difesa e messo a capo del Consiglio supremo di Difesa, indicato come «attore potenzialmente destabilizzante» . Si fa inoltre riferimento a una riunione convocata da Putin dopo l’uccisione di un alto ufficiale il 22 dicembre 2025, durante la quale i vertici della sicurezza si sarebbero accusati reciprocamente per non avere prevenuto l’attacco. A cadere fu il generale Fanil Sarvarov, capo della direzione per l’addestramento operativo dello Stato maggiore russo, morto in un attentato con autobomba attribuito dagli investigatori russi a un possibile coinvolgimento dei servizi ucraini.
Segnali di tensione emergono pubblicamente: la parata della Vittoria del 9 maggio a Mosca ometterà per la prima volta veicoli militari pesanti, attribuiti a droni ucraini, con scarsa presenza di dignitari stranieri.
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