Una legge per non scomparire due volte

Riconoscere i corpi e colmare il vuoto delle persone scomparse: in Parlamento una proposta che introduce obblighi per autopsie, dati genetici e costituzione di una banca dati nazionale. Sono oltre 10mila i casi irrisolti
May 5, 2026
Una legge per non scomparire due volte
/ ICP
Cercare le persone scomparse e dare un nome ai corpi non identificati non rappresenta solo un dovere di memoria, ma anche un richiamo morale e un obbligo giuridico. In Parlamento è stata presentata recentemente una proposta di legge per rispondere al vuoto creato da chi scompare e allo scandalo di lasciare un corpo senza nome. Più di 10.000 persone non rintracciate di cui è stata denunciata la scomparsa – secondo l’Ufficio del Commissario Straordinario del Governo – attendono che diventino più efficaci e incisivi i nostri metodi di indagine. Questi numeri comprendono minori, migranti, vittime di tratta, persone vulnerabili e affette da disturbi psichici. Decine di migliaia sono i cadaveri non identificati che si trovano negli obitori o in tombe anonime. La legge intende colmare un vuoto normativo, stabilendo l’obbligo giuridico di identificare i cadaveri sconosciuti, di effettuare l’autopsia e la procedura che assicuri l’avvio dell’iter identificativo, mediante la raccolta e la comparazione dei dati post mortem. Si deve a Cristina Cattaneo, anatomopatologa dell’Università Statale di Milano, questa battaglia che da anni conduce non solo contribuendo con le sue conoscenze scientifiche all’identificazione di corpi, ma anche spiegandoci come l’anonimato di chi scompare è una ferita ai diritti umani e alla dignità dei morti. Genitori, figli, mogli, fratelli restano nel limbo del lutto, a volte per sempre senza notizie dei loro cari.
Il disegno di legge introduce per la prima volta in modo organico l’obbligo per le autorità di eseguire autopsie complete, raccogliere dati biometrici, biomedici e genetici, e creare un fascicolo individuale per ogni cadavere non identificato. Allo stesso modo obbliga ad una raccolta dati delle persone scomparse per compararli con quelli dei cadaveri sconosciuti, creando una Banca dati unica nazionale e rendere più facile le denunce di scomparsa di cittadini italiani e stranieri. Si potrebbe dire che questi morti non hanno una relazione con noi, sono di nessuno. Invece, quegli sconosciuti non sono tali. Avevano genitori o una famiglia, qualcuno che li conosceva e amava. Nessuno attraversa la vita senza lasciare una traccia. Tutti avevano legami con qualcuno, e quindi anche con noi, ci riguardano. È vero, come scrivono Marco Aime e Federico Falloppa, che abbiamo una vera e propria cecità per i “morti degli altri”. Possono essere persone che non conosciamo, le vittime di guerre che non sentiamo “nostre”. Troviamo molti motivi per distogliere lo sguardo e negare la loro umanità, finendo così col negare la nostra.
Di questa pietas per i corpi senza nome, come spesso accade, si occupano spesso le donne. Il disegno di legge è stato presentato a firma delle senatrici a vita Elena Cattaneo, grande scienziata, e Liliana Segre, che conosce, per la sua esperienza familiare, cosa voglia dire scomparire senza tomba. Docenti universitarie come Marilisa D’Amico e Cecilia Siccardi hanno collaborato. Molte le parlamentari firmatarie. Da Antigone in poi, si potrebbe dire, le donne obbediscono a una legge antica e profonda. Ereditano la convinzione di dover adempiere al riconoscimento della dignità di tutti e di onorare i loro morti al sepolcro. Le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo in Argentina hanno chiesto senza sosta di conoscere la sorte dei loro cari sequestrati fatti sparire (“desaparecidos”), i cui corpi spesso non furono mai restituiti, durante la dittatura militare argentina tra il 1976 e il 1983. Le Madri di Srebrenica hanno lottato anni per ritrovare i resti dei familiari, identificarli tramite Dna e dare loro una sepoltura dignitosa. Lo stesso hanno fatto le donne degli uccisi delle Fosse Ardeatine nel 1944, che si imposero per riuscire a riconoscere i corpi dei loro cari e dare loro un nome. Oggi, ogni giorno lo fanno le associazioni di madri che si battono per trovare i loro familiari scomparsi nel Mediterraneo e le tante donne delle guerre dimenticate.

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