1940: il grido di Bernanos contro il disonore di Vichy

Lo scrittore fu attivo contro il totalitarismo del Novecento. La disfatta per lui investiva l’intera civiltà transalpina, impregnata di cristianesimo, caduta nelle mani di Hitler
May 5, 2026
1940: il grido di Bernanos contro il disonore di Vichy
George Bernanos (1888-1948)
Nel suo magistrale volume sulla straordinaria stagione della letteratura cattolica francese del ’900, Il peccato e la grazia, recentemente pubblicato da Bibliotheka e già presentato in queste pagine, Giuliano Vigini non può esimersi dal dedicare un capitolo a Georges Bernanos. Lo scrittore fu autore di opere indimenticabili, da Sotto il sole di Satana a Diario di un curato di campagna, da Monsieur Ouine ai Dialoghi delle Carmelitane. «Con Mauriac e Green, Bernanos – scrive Vigini – è stato uno dei maestri nel rappresentare il dramma spirituale dell’uomo, ondeggiante continuamente tra il richiamo imperioso del male e l’altrettanto incoercibile ricerca del bene, tra l’orgoglio malefico del peccato e la necessità redentiva e santificatrice della grazia». I suoi romanzi furono molto amati da Paolo VI, che vide in lui anche un intellettuale a tutto tondo, capace di prendere posizione attraverso una vasta attività saggistica e giornalistica, come sulla Guerra civile spagnola o la Seconda guerra mondiale.
Bernanos l’antitotalitario: così si può riassumere la sua riflessione sulle vicende del secolo scorso, di cui si ricordò anche Antonio Tabucchi all’inizio del romanzo Sostiene Pereira, ove il protagonista dichiara il suo amore per l’autore francese e per Mauriac perché erano stati fermi oppositori di Franco combattendo contro l’alleanza fra il cattolicesimo e i regimi fascisti del tempo. Non sopportando il clima culturale della Francia del tempo, dominata dallo spirito borghese e da spinte fortemente laiciste, Bernanos nel 1934 si era trasferito in Spagna, precisamente nelle Baleari, dove aveva toccato con mano i soprusi del governo franchista, per poi rientrare in Francia e infine, prendendo atto della “disfatta delle coscienze che faceva presentire quella delle armate”, come lui stesso avrebbe scritto nell’Autobiografia, era volato in Sudamerica, vivendo fino alla fine del conflitto mondiale in Paraguay e Brasile. Ma senza mai smettere di guardare al suo amato Paese. Ora la casa editrice Aragno manda in libreria una raccolta di suoi articoli sulla resa francese al nazismo col titolo 1940. La disfatta (pagine 88, euro 12,00).
La rapidità dell’azione tedesca, che in poche settimane arriva fino a Parigi, lascia esterrefatto lo scrittore, che aveva combattuto durante la Grande Guerra e rievoca con rammarico la capacità di allora dell’esercito francese di reagire all’avanzata nemica. «Disonore e vergogna» sono le parole con cui Bernanos parla della resa dei suoi connazionali, il cui morale già era stato attaccato nelle viscere grazie alla propaganda nazifascista negli anni Trenta. Il suo grido disperato riguarda l’intera civiltà francese, la sua cultura impregnata di cristianesimo, prima ancora dello choc politico-militare. «Centinaia di migliaia di giovani francesi – scrive in quel tragico mese di giugno – sono ora in potere del nemico, centinaia di migliaia d’altri ancora avranno la medesima sorte, la nostra gioventù sarà pressoché interamente nelle mani del nemico. È questa una cosa molto diversa da una catastrofe militare. Il fatto è che la Germania non è soltanto uno Stato. È una Chiesa. L’hitlerismo non è soltanto una forza. È una mistica. La Germania sa di avere tra le mani l’anima della Francia». E poco dopo sottolinea la potentissima macchina della propaganda nazista e la spaventosa capacità di repressione totalitaria del suo apparato: «Le sue spie le indicheranno gli elementi irriducibili, coloro che essa non può sperare di staccare facilmente dalla Francia, e li distruggerà poco a poco nei suoi funebri campi di concentramento». Triste presagio di quanto avverrà non molto tempo dopo, con la deportazione di decine di migliaia di ebrei e di oppositori nei lager.
In un altro articolo del mese di luglio Bernanos riserva parole durissime verso il generale Pétain: «Umiliando sistematicamente il mio paese, quel mostruoso comitato della liquidazione francese che è il governo di Bordeaux – il governo dei centenari – ha realizzato come meglio ha potuto i disegni della Germania, cercando di immergerci nella disperazione, quanto a dire nell’odio impotente». In un radiomessaggio diffuso dalla Bbc nel mese di settembre, accusa direttamente il Maresciallo «rappresentante del fallimento che proclama la potenza invincibile della Germania» e invita i francesi a ribellarsi in nome della libertà. Ma in tutto il volume risuona la sua voce indipendente, il suo richiamo ai vertici della Chiesa francese perché non collaborino con i nazisti e con la repubblica di Vichy, il suo appello al vero patriottismo rivolto, in primo luogo, ai cattolici: «La Francia corre il rischio di rinnegarsi», scrive. E insiste: «Quando potremo rileggere Péguy senza ruggire?». Lo sguardo di Bernanos si apre anche al futuro e, come rileva il curatore del libro Alessandro Settimo, si fa premonitore, mettendo in guardia dai totalitarismi di ogni colore ma al tempo stesso denunciando come anche le democrazie potessero totalizzarsi. Pure dopo la Liberazione, Bernanos rimase sempre sostenitore dell’“anima della Francia” e assai critico verso la democrazia borghese che vedeva realizzarsi in Europa, una democrazia dominata dalla civiltà della tecnica che considerava senza valori.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Temi