Su Luoghi dell'Infinito di maggio "Il sogno del volo"

Staccare i piedi dal suolo come Icaro, o come i santi. Tra poesia, scienza e fotografia, il desiderio di abitare il cielo è al centro del numero 316 della rivista di "Avvenire"
May 4, 2026
Su Luoghi dell'Infinito di maggio "Il sogno del volo"
La copertina del numero 316 di "Luoghi dell'Infinito", in edicola e in digitale da martedì 5 maggio
Volare è, prima di tutto, una forma di immaginazione: persino ora che per molti è diventata una routine. Molto prima della tecnica, il volo è stato desiderio, racconto, progetto. Si impara guardando in alto, seguendo traiettorie che non si lasciano trattenere, sognando corpi che si alleggeriscono e spazi che si aprono. Il primo a misurare il proprio gesto su correnti invisibili fu Icaro, e da allora l’uomo ha sempre cercato di ripercorrerne i sentieri nell’aria. Perché staccare i piedi dal suolo significa dimenticare, anche per pochi istanti, il limite che ci lega. Ce lo ricordano anche i santi... e il numero 316 di "Luoghi dell’Infinito", la rivista di arte, cultura e itinerari di Avvenire, in edicola e in digitale da martedì 5 maggio.
Apre lo speciale Roberto Mussapi con un testo che riporta il volo alla sua origine mitica e spirituale. Icaro non è soltanto la figura della caduta, ma l’immagine di un desiderio primordiale, universale, che accompagna l’uomo fin dalle origini. Attorno a lui si raccolgono altri voli, diversi per natura e destino: Fetonte, Faustus, Ulisse, Astolfo, Shelley, fino a Gagarin e Armstrong. Ne nasce una meditazione in cui il volo appare insieme come ebbrezza, rischio, aspirazione al cielo e misura della nostra umanità. Il sogno di volare, scrive Mussapi, resta un gesto sacro, e meglio l’errore per eccesso d’amore della rinuncia per assenza di anima.
Subito dopo Antonio Musarra sposta il discorso sul terreno della storia religiosa. In I santi con i piedi per aria non chiede di credere o non credere ai miracoli di levitazione, ma di osservare come e perché quei racconti siano stati accolti nella memoria cristiana. Da Giuseppe da Copertino a Teresa d’Avila, da Filippo Neri a Tommaso d’Aquino, la levitazione viene letta come forma estrema di linguaggio religioso, segno visibile di un processo interiore. Più che un prodigio da verificare, diventa così una traccia storica del modo in cui il cristianesimo ha pensato la santità come forza capace di imprimersi nel corpo.
Con Franco Farinelli il volo entra dentro la nascita della modernità. Nell’Orlando furioso di Ariosto, spiega, i personaggi volano per muoversi rapidamente, senza affanno, da un punto all’altro della Terra e perfino fino alla Luna. Ma quel gesto letterario segnala qualcosa di più profondo: il passaggio da una concezione sferica e ricorsiva del mondo a una visione piana, cartografica, misurabile, uno dei veri atti di nascita dell’Occidente moderno. Più ampia ancora è la traiettoria seguita da Flavia Marcacci, accompagnata dalle fotografie di Eadweard Muybridge. Come gli uccelli, anzi di più ricostruisce il lungo passaggio dal mito alla scienza: Dedalo, Platone, Leonardo, Galielo, i fratelli Montgolfier e i Wright. Il punto non è opporre sogno e tecnica, ma mostrare come la tecnica abbia continuamente riformulato il sogno, cambiandone i presupposti. Ma l’ambivalenza resta: il volo è liberazione e insieme dominio, apertura e potenza, nuova prossimità tra i continenti e nuovo uso strategico del cielo. Su un piano più concreto e laterale si colloca il testo di Davide Re, che racconta la storia dell’aviazione attraverso gli orologi e come il cielo sia stato dominato davvero solo quando si è imparato a misurare il tempo con precisione. Con Antonio Giuliano si approda al Mase – Museo Antoine de Saint-Exupéry di Alghero, dove l’autore del Piccolo principe trascorse gli ultimi mesi della sua vita nel 1944. Il pezzo ricostruisce anzitutto Saint-Exupéry come aviatore prima che come scrittore: i primi brevetti, i voli postali, gli incidenti, la missione da cui non tornerà. Ne emerge un autore per cui il volo è vocazione, forma intera dell’esistenza.
Un ampio controcampo contemporaneo arriva con Leonardo Servadio, che dedica il suo testo agli aeroporti: questi luoghi, a lungo considerati nonluoghi di semplice transito, stanno diventando veri temi architettonici, biglietti da visita urbani, ambienti sempre più complessi, spettacolari e confortevoli. L’aeroporto non è più soltanto l’anticamera del decollo, ma una forma nuova di città dell’attesa.
Il volo torna poi a farsi sguardo nell’intervista di Eugenio Giannetta a Jacopo Di Cera, con fotografie dello stesso autore. Le sue vedute zenitali realizzate con il drone cercano la sospensione del punto di vista: dall’alto tutti gli elementi stanno sullo stesso piano, senza gerarchie. Di Cera parla di uno sguardo “democratico”, che osserva la vacanza, il tifo, le feste popolari, la montagna segnata dall’overtourism e soprattutto la presenza umana dentro lo spazio.
Nelle ultime pagine dello speciale il cielo torna a essere luogo mentale e simbolico. Franco Arminio, accompagnato dalle fotografie di Alfred Stieglitz (commentate ad hoc da Corrado Benigni) scrive un testo intimo e insieme civile: oggi il cielo è attraversato da missili e guerre, ma proprio per questo bisogna tornare a guardarlo, introdurre nelle giornate una “ora di cielo”, un esercizio di attenzione all’alba, al tramonto, alle nuvole. Il cielo diventa così riserva di innocenza, intervallo, orientamento, bene che non appartiene a nessuno.
Apre la sezione Arti & Itinerari Luca Fiore, che incontra Joel Meyerowitz in occasione dell’uscita di Morandi’s Objects. The Complete Archive of Casa Morandi. Il grande fotografo racconta i giorni passati nello studio bolognese del pittore, tra quasi trecento oggetti, polvere, luce e lunghe ore di osservazione. Da quell’esperienza nasce l’idea del “sublime quotidiano”. Il pezzo è anche un autoritratto di Meyerowitz oggi, nel momento in cui rivendica la libertà di cambiare ancora il proprio lavoro.
Segue Giacomo Montanari, racconto della mostra Van Dyck l’europeo a Palazzo Ducale di Genova. E l’itinerario di Alessandro Beltrami nella storia e nelle strade di Tolosa.

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