L'Inter si tinge di tricolore in un calcio italiano da "azzurro tenebra"

Mister Chivu centra l'obiettivo scudetto alla sua prima stagione alla guida dei nerazzurri. Scommessa vinta dal presidente Beppe Marotta che già guarda al futuro e sogna la Champions
May 4, 2026
L'Inter si tinge di tricolore in un calcio italiano da "azzurro tenebra"
Il tecnico dell'Inter Cristian Chivu festeggia il 21° scudetto dell'Inter e il suo primo titolo da allenatore in Serie A (foto AFP)
In un azzurro tenebra permanente, tutta la luce tricolore illumina il nerazzurro interista. La miseranda Serie A incorona la nobile formazione dell’Internazionale Fc campione d’Italia per la ventunesima volta. La prima da allenatore per Cristian Chivu, uno degli eroi del “triplete” di Josè Mourinho (altri tempi, anche per il calcio italiano) che ha dimostrato di essere un ottimo stratega di campo, deve solo migliorare un po’ sulla comunicazione per stare al passo con i guru del grande football (Klopp, Guardiola, Ancelotti…). Comunque, per quello che passa il convento del calcio italico Chivu per ora basta, e avanza assieme alla sua Inter, a tratti bella e spettacolare, quanto cinica e speculare, comunque vincente. Una squadra che conferma il teorema di Einstein: per avere successo serve l’1% di talento e il 99% è lavoro duro e quotidiano. Chivu questo monito ce l’ha stampato in testa dai tempi dell’Ajax e l’ha portato in dote nella sua seconda vita da tecnico vincendo un titolo nazionale nel 2021 con l’Inter Primavera e arrivando a guidare la prima squadra della Beneamata dopo solo 13 presenze in A vissute sulla panchina del Parma, condotto alla salvezza.
Il tifoso interista che è Pallone d’oro di criticismo gratuito già storceva il naso nei confronti dell’allenatore romeno dopo le due sconfitte incassate nelle prime tre giornate, prefigurando un altro clamoroso flop in stile Simone Inzaghi. Invece Chivu, come lo stesso Inzaghi e prima ancora Mourinho e Conte, centra lo scudetto al primo tentativo. Scommessa vinta dal presidente Beppe Marotta che festeggia il suo “triplete” personale: 3° scudetto da dirigente dell’Inter dopo quelli da ad nel 2021 e nel 2024. Anche a Marotta per essere un “Presidente galattico” manca ancora una Champions in bacheca, inseguita alla Juventus e persa ancora due volte in finale con l’Inter. Però i conti tornano e quando non tornano sa farli tornare comunque, questa la vulgata intorno a “MBeppè” Marotta, fuoriclasse assoluto dei dirigenti dei nostri club, anche per assenza di veri competitor. Lo stesso vale per la squadra di Chivu che aveva una sola vera rivale da battere, il Napoli campione in carica. Ma la squadra di Antonio Conte dinanzi al record negativo di infortuni, quasi tutti gli azzurri sono finiti in infermeria - magazzinieri compresi - si è vista costretta ad alzare bandiera bianca. Ad essere onesti, anche Chivu ha avuto il suo bel da fare nella gestione dell’infortunistica ben coadiuvato dallo staff del dottor Piero Volpi (una rarità: medico chirurgo illuminato ed ex calciatore di Serie A). Quando ha perso l’imprescindibile turco meneghino Çalhanoğlu, mister Chivu ha dovuto reinventare il centrocampo, sfruttando l’infaticabile Zielinski e il talentuoso Sucic. Così come in attacco, quando si è fermato Lautaro Martinez ha chiesto il massimo al giovane, ancora acerbo, Pio Esposito e all’esuberante Bonny. Sedici gol in due, quanti ne ha realizzati il maradoniano Lautaro che con 128 marcature è salito al 3° posto dei cannonieri nerazzurri di sempre. Capitolo Marcus Thuram, l’allegria del popolo nerazzurro, anche lui è stato a lungo acciaccato ma al rientro si è dimostrato determinante, specie nel finale di stagione.
Thuram ha fatto 13, tanti i gol segnati dal francese arrivato in Italia nel 2023 con la benedizione di papà Lilian. Da mezza punta, come veniva impiegato al Borussia M'gladbach Thuram si è trasformato in un cecchino indispensabile, per l’Inter e anche per la Francia con cui è pronto a recitare da protagonista al Mondiale. Noi non ci saremo. L’Italia non volerà ai Mondiali americani e i più dispiaciuti sono proprio gli interisti Barella, Bastoni e Dimarco. Tre colonne portanti dell’Inter, specie Dimarco, cuore nerazzurro e milanese doc, che nella stagione del massimo picco da azzurro tenebra, piazza un lucentissimo score personale di 6 gol e 17 assist. Tanta roba per un umile cursore difensivo della fascia sinistra capace di attaccare e difendere con la stessa qualità. L’equilibrio perfetto dell’11 nerazzurro sta tutto in due cifre: 82 gol fatti e 31 subiti, 82. Un +51 da primato assoluto seguito dal +31 del Como di Fabregas che forse non riuscirà ad entrare tra le prime quattro che vanno in Champions. La Coppa che diventa l’obiettivo principale della seconda stagione di Chivu al timone dell’Inter. L’anno che verrà probabilmente perderà dei nostromi come Bastoni, destinato alla Premier per cancellare anche la cattiva nomea di “anti fairplay”. Anche Barella tentenna al richiamo delle sirene inglesi, perché le critiche sono state aspre e non sempre leali nei confronti del testardo che non ci sta a restare da ex gloria. L’Inter sa che qualche pezzo pregiato saluterà, ma lo smaliziatissimo Marotta già studia le contromosse, con un occhio sempre al portafogli, perché i 140 milioni di monte stipendi (16 solo per Lautaro) sono un lusso che non solo l’Inter, ma questo nostro miserando calcio italiano, poco appetibile per i mega sponsor internazionali, non può più permettersi. Poveri ma belli, è il prossimo film che l’Inter si appresta a girare all’Olimpico mercoledì 13 maggio: finale di Coppa Italia contro la Lazio. Un potenziale “double” nerazzurro che qualcuno vede come una prima prova tecnica del Chivu uomo del futuro “triplete” anche dalla panchina. Sognare, come sempre, non costa nulla.

© RIPRODUZIONE RISERVATA