Milano recluta autisti a Tunisi: «Modello di migrazione possibile»
L'Atm ha selezionato 30 conducenti in Tunisia per colmare la carenza di personale: in arrivo la prossima settimana. Un'operazione costruita insieme ad Elis e che assomiglia a ciò che l'Europa invoca da anni: migrazione regolare e qualificata. Ma il nodo salariale resta irrisolto

Settembre 2025, Tunisi. In una sala allestita alla meno peggio, una delegazione milanese osserva uomini e donne salire su un autobus e districarsi nel traffico della capitale tunisina. Stanno cercando chi guiderà i mezzi pubblici di una delle città più ricche d'Europa. Perché a Milano, evidentemente, non si trova più nessuno disposto a farlo.
A quasi due ore di volo dalla città dell’innovazione e del design, l'Azienda trasporti milanesi ha selezionato negli ultimi mesi 30 autisti tra 45 candidati, scelti con colloqui attitudinali e prove tecniche sul posto. Poi li ha avviati a un percorso di formazione linguistica per raggiungere il livello B1 in italiano. La prossima settimana, infine, le esercitazioni su strada nel traffico milanese, prima dell’assunzione a tempo determinato e la piena operatività dall’autunno sulle linee urbane ed extraurbane.
È una storia che racconta due cose insieme, questa dei 30 tunisini che arrivano a guidare i mezzi milanesi: da un lato un modello virtuoso di migrazione regolare e qualificata, costruito con metodo e accordi istituzionali, dall’altro la difficoltà crescente, ormai strutturale, di attrarre lavoratori in una città dove gli stipendi - del trasporto pubblico ma non solo - fanno fatica a stare al passo con il costo della vita.
L'operazione autisti è nata per caso, o quasi. Il Centro Elis, ente non profit fondato nel 1965 su impulso di papa Giovanni XXIII, ha segnalato ad Atm la chiusura di un'azienda di trasporto pubblico a Tunisi. L’interessamento dell’azienda di trasporti milanese è immediato: a settembre dello scorso anno vengono così selezionati 30 candidati tra i 25 e i 50 anni, già in possesso della patente D o De, necessaria per guidare i bus. Il percorso prevede contratti inizialmente a tempo determinato, alloggio in strutture convenzionate e il completamento dell'iter per la Carta di qualificazione del conducente italiana. Un investimento che rientra nella strategia Atm che prevede investimenti per quattro milioni di euro complessivi per coprire il conseguimento di patenti, contributi all'affitto e stage retribuiti durante la formazione.
Quello tunisino è, in sostanza, un corridoio lavorativo organizzato: selezione nel Paese d'origine, formazione professionale e linguistica, inserimento graduale. Qualcosa di diverso dal solito racconto dell'immigrazione come emergenza e più vicino a ciò che le istituzioni europee invocano da anni senza riuscire a tradurlo in prassi sistematica.
In Italia mancano circa 10mila autisti nel trasporto pubblico locale. In Europa il deficit supera le centomila unità. Le cause si sommano, tra invecchiamento della forza lavoro, scarsa attrattività delle condizioni di impiego, percorsi di qualificazione costosi e lunghi. Atm ha provato prima ad agire dall'interno, tra finanziamento delle patenti per aspiranti conducenti in Italia e incentivi alla permanenza per chi ha maturato il diritto alla pensione. Il cosiddetto bonus pensione, mille euro lordi mensili aggiuntivi per chi posticipa l'uscita di almeno tre mesi, è stato prorogato fino a giugno 2026.
Resta però il nodo salariale, il punto più scomodo. La retribuzione annua lorda d'ingresso per un conducente Atm è di circa 28.388 euro. Tradotto in netto mensile, siamo attorno a 1.400 euro. Dopo dieci, quindici anni di servizio la cifra sale di poco: intorno ai 1.700 euro. A venticinque anni di carriera, sono 1.750 netti. Milano, nel frattempo, è diventata una delle città più care d'Europa. Un monolocale in affitto difficilmente scende sotto i mille euro. La forbice tra reddito e costo della vita si è allargata, tanto che la stessa difficoltà nelle assunzioni si registra in diversi comparti, dalla sanità alla scuola ai servizi. È su questo sfondo che si innesta anche la polemica politica. Sulla scelta di Atm, Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d'Italia ed ex vicesindaco di Milano, ha attaccato la gestione aziendale definendola «gravemente inadeguata», citando «stipendi da fame».
Non basteranno certamente gli autisti in arrivo dalla Tunisia a risolvere il problema del reperimento di lavoratori nelle città più costose. L’operazione Atm-Elis mostra però che esiste un modo per organizzare la migrazione economica in maniera ordinata, trasparente e vantaggiosa per tutti. Un corridoio che seleziona competenze già formate, garantisce formazione integrativa e assicura diritti contrattuali: non è poco, in un Paese che di solito discute di immigrazione senza mai arrivare a questo livello di concretezza. Se però le condizioni salariali nel trasporto pubblico locale non migliorano, il rischio è un ciclo senza uscita: nuovi lavoratori che arrivano, si stabilizzano, e col tempo si scontrano con le stesse difficoltà di chi li ha preceduti. Milano corre veloce. Tenerle dietro, per chi la fa funzionare, è un'altra storia.
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