Mistero, canto del mondo: è il nuovo Gutenberg oggi in edicola

Il festival di spiritualità Soul esplora l’idea di mistero in un tempo in cui la sensibilità umana fatica a spingersi oltre il tangibile, satura com’è di iperconsumo, immersione nel digitale e fiducia nell’onnipotenza della tecnica
March 19, 2026
Mistero, canto del mondo: è il nuovo Gutenberg oggi in edicola
La copertina di Gutenberg n. 64, 20 marzo 2026
Il festival di spiritualità Soul esplora le tante declinazioni che oggi assume l’idea di mistero in un tempo in cui la sensibilità umana fatica a spingersi oltre il tangibile, satura com’è di iperconsumo, immersione nel digitale e fiducia nell’onnipotenza della tecnica. Per invitarci invece a sostare davanti all’inaccessibile. Mistero, canto del mondo: è il nuovo numero di Gutenberg, in edicola con Avvenire venerdì 20 marzo 2026.
Il numero si apre con l’intervento dell'ebraista Yarona Pinhas, che attraversa il desiderio dell’Uno e la ricerca dell’unicità, mostrando come l’ebraismo orienti verso un’identità radicata nella memoria, nel tiqùn e nella teshuvà. La Torà scritta e orale, la luce nascosta dell’or haganùz e la voce profetica che ricorda la singolarità di ogni persona tracciano un cammino che si misura con la fragilità e con la tensione verso il divino. Jean‑Luc Marion affronta il tema dell’apparenza, interrogando il visibile come superficie priva di profondità e mostrando come la scienza moderna abbia ridotto il mondo all’oggetto cartesiano, modellizzabile e misurabile: la distinzione tra qualità e quantità viene così ripensata nella logica che schiaccia l’esperienza sulla sua rappresentazione, come nei quadri cubisti che dispiegano i piani senza coordinarli. Le pagine successive ospitano la riflessione di Pablo d’Ors, che propone una poetica della meditazione come arte dello spazio, del corpo e del cuore. La postura, l’attenzione ai gesti, il silenzio e la concentrazione diventano via per riscoprire la realtà, fino all’ascolto del cuore come ritmo biologico che si apre alla Parola e alla fiducia nell’amore custodito. Teresa Bartolomei indaga la trasformazione della fede in questione privata. A partire dalla noia descritta da Bernanos, l’analisi si interroga sulla deriva dell’immagine di Dio nella modernità, oscillante tra spettacolarizzazione e nostalgia, fino a mostrare come la relazione personale e comunitaria rimanga essenziale per evitare che la fede venga ridotta a consumo simbolico o a costruzione individuale. Chiude il monografico Silvano Petrosino, che affronta l’abuso del termine “altro” e la retorica dell’alterità, contrapponendo alla logica dell’appetito la dimensione del volto elaborata da Lévinas. L’alterità non assimilabile introduce l’imprevedibile nel tempo, trasformando il futuro in avvenire e aprendo alla possibilità di una relazione che accoglie l’enigma senza dissolverlo.
La copertina di Gutenberg n. 64, 20 marzo 2026
La copertina di Gutenberg n. 64, 20 marzo 2026
Apre la sezione Percorsi il tema Sport e fatica, con la recensione di Eugenio Giannetta al libro di Michael Crawley che unisce esperienza personale e ricerca sul campo per indagare il senso della resistenza tra culture e pratiche diverse, dalla corsa etnografica ai meccanismi contemporanei di performance e dati. Accanto, l’articolo di Jacopo Serrone racconta il fondista norvegese Johannes Høsflot Klæbo, la sua disciplina quotidiana e la costruzione di un modello atletico che fonde potenza, tecnica e visione competitiva. La sezione prosegue con il tema Povertà radicale, entro cui Antonio Musarra presenta il libro di Francesca Tasca dedicato alle figure di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi, mostrando come le loro radicalità evangeliche trovino esiti differenti nel rapporto con l’istituzione e nella forma della loro sequela. In parallelo Angela Calvini racconta Franciscus di Simone Cristicchi, che restituisce la figura del santo come interrogativo vivo, alternando racconto, musica e poesia in una scena che attraversa la fragilità e la ricerca di senso. Chiude la sezione il tema Filosofia è relazione, con l’articolo di Giuseppe Bonvegna dedicato al pensiero di Édouard Glissant, che propone un nuovo umanesimo fondato sulla creolizzazione e su una visione poetica della relazione. Accanto, Maurizio Schoepflin introduce la rilettura di Ortega y Gasset, che nella “disumanizzazione dell’arte” riconosce un gesto capace di liberare la creazione dalla zavorra del realismo, aprendo uno spazio ludico e ironico che guarda al futuro.

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