Nayt: «Cerco il dialogo tra gli individui»
Il cantautore e rapper, sesto a Sanremo, pubblica il nuovo album "io Individuo". «Oggi abbiamo difficoltà a sentirci comunità. La domanda è: come restare insieme?»

Il sesto posto nella classifica finale del Festival di Sanremo ha confermato Nayt come una delle voci più originali e introspettive della sua generazione. Un risultato tutt’altro che scontato, che ha invece premiato la scelta controcorrente di non snaturarsi, di salire sul palco dell’Ariston con la propria identità artistica intatta. Perché Nayt, al secolo William Mezzanotte, 31 anni e nove album alle spalle, è un autore capace di attraversare i confini tra cantautorato, urban e rap, con una scrittura pensata, diretta, mai superficiale. Come lui.
«Sono soddisfatto di essere riuscito a portare la mia musica e la mia poetica, senza per questo essere penalizzato a livello di apprezzamento e riscontro, a prescindere dai gusti personali. Non penso che un pezzo così complesso come Prima che abbia mai ricevuto un riscontro così», racconta il rapper presentando il suo nuovo lavoro, io Individuo, il decimo album in uscita il 20 marzo.
Tredici tracce che arrivano a un anno e mezzo da Lettera Q e che mettono al centro la questione dell’identità, dell’individuo dentro una società sempre più frammentata. «Mentre scrivevo il disco, mi sono reso conto che la parola individuo tornava e rispondeva alla difficoltà che abbiamo oggi di riuscire a sentirsi parte di una collettività – spiega –. Il disco pone una domanda esistenziale: come si fa a stare insieme e soprattutto a restare insieme?». Una domanda che attraversa relazioni affettive, amicali, familiari, professionali. «Il senso di tutto è il rapporto con gli altri e il mettersi in discussioni ogni giorno, alla ricerca di un dialogo. Senza giudizio, perché non ne metto mai all'interno di quello che scrivo».
Tra i brani più intensi Punto d’incontro, riflessione sull’universo femminile, troppo spesso raccontato dal rap con toni distorti. «Se il rap ha problema nel raccontare le donne? Credo che sia la società ad avere un problema in come racconta le donne», osserva Nayt. E aggiunge: «Il dialogo col mondo femminile è un mio interesse esistenziale che sto vivendo in questi anni. Ed è bello che in questa società possa farlo un uomo di 30 anni e un rapper».
L’album si apre con Scrivendo, che introduce una sequenza di interrogativi sul senso dell’esistenza, sul rapporto con gli altri, sulla ricerca della verità e anche sul vuoto lasciato dall’assenza di Dio. Un filo rosso che percorre tutto il disco, tra sonorità avvolgenti e sfumature blues. Due interludi segnano il cammino: il primo con la voce della madre, che racconta la gioia della maternità nonostante le difficoltà; il secondo, Contraddizioni - Interludio, chiude il lavoro con un dialogo sul senso della devozione. «Il mio mentore, una persona molto importante per me con cui ragioniamo molto», spiega Nayt, interrogandosi sulla tensione tra spiritualità e nuovi idoli contemporanei.
Non manca la collaborazione con Elisa in Stupido Pensiero: «Un’esperienza incredibile, ha dato al disco qualcosa che mancava. Lei è una maestra di vita e di musica». Un incontro che arricchisce un progetto già denso, capace di tenere insieme introspezione e apertura, fragilità e ricerca. «Sono sempre alla ricerca», sottolinea l’artista, che guarda alla propria generazione come a «un ponte tra quelli nati con il cellulare in mano e i nostri genitori che si sono ritrovati nel digitale da adulti». Una condizione sospesa, «nel limbo di capire chi siamo in quest’Italia dove a volte è un lusso poter rimanere».
A novembre Nayt porterà questa ricerca nei palasport con il Noi Individui Tour. Ma senza perdere il senso di un rapporto autentico con il pubblico: «Ho sempre detto che non mi piace fare foto e che preferisco parlare con la gente. Perché non mi piace che l'artista sia un pupazzo sul piedistallo, simbolo di successo. Preferisco guardare le persone in faccia e fare domande. E comunicare che stiamo insieme in un ambiente di crescita, dimensione e dialogo».».
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