La Bce non tocca i tassi. Ma potrebbe alzarli presto
di Pietro Saccò
Come la Fed mercoledì, anche la Banca centrale europea decide di non muoversi. L'inflazione, nello scenario base, salirà al 2,6% ma se la guerra durasse a lungo può sfondare il 4%

La corsa dei prezzi di gas e petrolio mette pressione sull’inflazione, ma la Banca centrale europea, come aveva fatto la Federal Reserve americana mercoledì, ha scelto di aspettare prima di intervenire. Il consiglio governativo della Bce ha così confermato i tassi al 2,15% riservandosi la possibilità di alzarli nel caso l’inflazione sia più alta del previsto per un periodo di tempo più lungo delle attese. Per adesso le nuove stime dei tecnici della banca centrale, aggiornate fino all’11 marzo, dicono che l’aumento dei prezzi ci sarà ma non sarà un’impennata: l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Rispetto alle stime precedenti, pubblicate a dicembre, l’inflazione di quest’anno è aumentata di 0,7 punti percentuali, quella del prossimo anno di 0,2 punti e quella del 2028 di 0,1 punti. Previsioni che lasciano pensare a uno scenario di base di guerra non troppo lunga: il prezzo del petrolio medio per quest’anno è indicato a 81,3 dollari al barile, quello del gas a 46,4 euro per Mwh: quotazioni sensibilmente inferiori a quelle attuali, con un Brent a 100 dollari e un indice Ttf a 55 euro. Per capire meglio lo scenario, i governatori hanno fatto partecipare alla loro riunione un esperto militare che ha fatto il quadro della situazione (anche se Lagarde non ha spiegato nei dettagli che cosa gli ha detto).
La Bce è comunque pronta a rivedere le sue scelte se le vicende mediorientali dovessero portare a uno scenario di guerra lunga e tensioni più durature sui mercati dell’energia. «Siamo ben posizionati per affrontare questa incertezza» ha ribadito la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa, sottolineando che «l'inflazione si è collocata intorno all'obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri». Con una formula impiegata ogni volta che a Francoforte vogliono fare capire che nulla è definitivo, rispetto ai tassi di interesse, Lagarde ha detto ancora: «Monitoriamo attentamente la situazione e il nostro approccio basato sui dati ci aiuterà a stabilire la politica monetaria più appropriata».

I tecnici incaricati di elaborare le previsioni hanno anche lavorato sull’ipotesi di scenari peggiori, con una lunga interruzione delle forniture che passano dallo Stretto di Hormuz e maggiori danni alle infrastrutture energetiche. Nello scenario “severo”, che parla di un declino dei flussi di materie prime energetiche del 60%, l’inflazione sfonderebbe il 4%, mentre la crescita del Pil, prevista ora allo 0,9%, scivolerebbe allo 0,4%. «Lo staff non assegna alcuna probabilità a questi scenari, che servono piuttosto a illustrare le principali incertezze relative all'impatto del conflitto» avverte la Bce.
Se l’inflazione al momento non fa suonare una sirena d’allarme, Lagarde chiede però ai governi di stare attenti come si muovono: interventi fiscali per sostenere famiglie e imprese davanti ai rincari energetici potrebbero infatti spingere i prezzi e alimentare una pericolosa spirale inflazionistica. «Qualsiasi risposta fiscale allo shock dei prezzi dell'energia dovrebbe essere temporanea, mirata e calibrata» ha chiesto la presidente della Bce, che poi ha anche dato indicazioni operative a Commissione e governi, notando che «l’attuale crisi energetica sottolinea l'imperativo di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili».
Per gli investitori le probabilità di un rialzo dei tassi nel prossimo futuro non sono basse: i movimenti sui mercati dei capitali indicano che i trader si aspettano un rialzo dei tassi nell’ordine di 60 punti base da qui a fine anno. Difatti è stata una giornata difficile per i titoli di Stato e le Borse. I Bund tedeschi a dieci anni hanno sfondato il 3%, sfiorando i massimi toccati nel 2011, mentre lo spread Btp-Bund ha raggiunto 85 punti, il livello più elevato dallo scorso ottobre.
I mercati azionari europei hanno perso 420 miliardi di euro di capitalizzazione, con Milano giù del 2,3%.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






