La nuova chiamata per "Amoris laetitia": più famiglia, più Chiesa
La decisione forse più solenne di questo primo anno di pontificato – la convocazione di un incontro al massimo livello di rappresentatività della Chiesa cattolica – viene comunicata sotto lo sguardo dello Sposo di Maria, Giuseppe
Nel giorno di san Giuseppe. La scelta di Leone XIV di chiamare attorno a sé «i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo» per ripensare insieme come «annunciare il Vangelo alle famiglie di oggi» inviando una lettera il 19 marzo, a dieci anni esatti dalla Amoris laetitia di papa Francesco, è piena di significato e di suggestioni che ci parlano. La decisione forse più solenne di questo primo anno di pontificato – la convocazione di un incontro al massimo livello di rappresentatività della Chiesa cattolica – viene comunicata sotto lo sguardo dello Sposo di Maria, il Custode della Sacra Famiglia. Accade nello stesso giorno che nel 2013 vide l’inizio del ministero petrino di Bergoglio con una memorabile omelia sulla “custodia” come chiave di una nuova umanità, anche in una comunità domestica: «La vocazione del custodire – disse Francesco – è l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori». Tredici anni dopo, quella luminosa idea che poi Francesco sviluppò in uno dei documenti più belli e intensi del suo pontificato – firmato in un altro 19 marzo, e non certo per caso – torna con forza nella scelta del giorno per dire che la famiglia nella società di oggi merita ancora tutta l’attenzione della Chiesa, a tal punto da farne oggetto di un incontro tra il successore di Pietro e i successori degli apostoli.
Non un Concilio, e neppure un Sinodo, d’accordo, ma una consultazione al massimo livello ecclesiale che, nella responsabilità di ciascun presidente di conferenza episcopale nazionale, deve farci sentire tutti coinvolti e “convocati”. Siamo noi, popolo di Dio, noi famiglie, sposi, genitori, figli, noi “Chiese domestiche” testimoni e insieme protagonisti delle «rapide trasformazioni» che segnano «il nostro tempo», e che «ancor più di dieci anni fa rendono necessaria una particolare attenzione pastorale alle famiglie», come ora scrive il Papa nella sua lettera.
Abbiamo imparato a cogliere i segnali che Leone XIV invia con decisioni, parole e gesti sempre misurati e precisi, indicatori eloquenti nella loro calibrata sobrietà per sintonizzarci sul suo cuore. E la scelta di solennizzare in modo tutt’altro che rituale i dieci anni dell’esortazione apostolica che contiene alcune delle pagine più coinvolgenti del magistero sulla famiglia (il capitolo 4 con la meditazione dell’inno alla carità di san Paolo nella chiave dell’amore umano è un capolavoro) va colta come una indicazione di rotta che parla a tutti i credenti: «Vi sono infatti luoghi e circostanze – nota Leone, citando il Concilio – in cui la Chiesa “non può diventare sale della terra” se non per mezzo dei fedeli laici e, in particolar modo, delle famiglie». E nel 2026 queste parole risuonano come una chiamata tutta nuova.
La Chiesa che in ottobre si metterà in ascolto delle voci delle famiglie portate dai pastori di ogni angolo del pianeta vuole dirci ancora e meglio che nella nostra quotidianità cambia tutto se può fiorire e dare frutti «la gioia dell’amore che si vive nelle famiglie» di cui scrisse Francesco. C’è in questo seme tanto piccolo e vulnerabile la forza dell’albero capace di aprire le sue fronde a tutti. È la «bellezza della vocazione al matrimonio» evocata da Leone, che mostra il meglio di sé «proprio nel riconoscimento della fragilità», «parte della meraviglia che siamo», come papa Prevost ha detto ai ragazzi di Tor Vergata l’estate scorsa: a loro Leone rivolge in particolare il suo pensiero, nel tempo in cui tanti nostri figli guardano al matrimonio con crescente distacco, e a quello cristiano poi come a un’avventura riservata a cultori del genere.
E mentre è evidente che i «cambiamenti» del nostro mondo, teatro di tumultuosi rivolgimenti, «continuano a influenzare le famiglie» il Papa ricorda che non è venuta affatto meno la convinzione come sia proprio «alle famiglie» che, fedelmente, «il Signore affida il compito di partecipare alla missione della Chiesa di annunciare e testimoniare il Vangelo». La realtà in cui siamo immersi, sempre più complicata e ansiogena, tra guerre insaziabili e algoritmi onnipotenti, ha ora bisogno di più famiglia. Perché dentro il suo cuore c’è un segreto (l’amoris laetitia) di cui tutte famiglie hanno la chiave. Serve saperlo – ci dice il Papa –, ora più di prima. Gioia e amore: abbiamo bisogno d’altro?
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