La Chiesa ha due nuovi beati e quattro venerabili. Chi sono

Stamattina papa Leone XIV ha autorizzato la promulgazione di sette decreti del Dicastero delle Cause dei santi. I volti e le storie dei religiosi e di Nerino Cobianchi, l'unico laico
January 22, 2026
Papa Leone XIV durante un'udienza generale, 21 gennaio 2026 / ANSA
Papa Leone XIV durante un'udienza generale, 21 gennaio 2026 / ANSA
Un frate del Guatemala, ucciso in “odio alla fede” per il suo impegno al fianco dei campesinos, e la suora fondatrice della congregazione delle Orsoline del Sacro Cuore di Gesù ad Asola (Mantova), saranno proclamati beati dalla Chiesa cattolica. Nell’udienza di ieri mattina, concessa al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei santi, papa Leone XIV ha autorizzato la promulgazione di sei decreti, il primo dei quali riguarda, appunto, il miracolo attribuito all’intercessione della venerabile serva di Dio Maria Ignazia Isacchi. La suora, fondatrice della congregazione religiosa mantovana, è nata l’8 maggio 1857 a Stezzano, in provincia di Bergamo, e morta il 19 agosto 1934 a Seriate. Il secondo decreto, invece, riconosce il martirio del servo di Dio Augusto Raffaele Ramírez Monasterio, sacerdote dell’Ordine dei Frati minori, nato il 5 novembre 1937 a Città del Guatemala e morto in odore di martirio il 7 novembre 1983. Nella stessa mattinata di ieri il Papa, approvando altri quattro decreti, ha riconosciuto le “virtù eroiche” di tre religiosi e di un laico, che già ora sono “venerabili”.
Nella foto padre Augusto ha un sorriso contagioso sotto gli occhiali scuri. Indossa il saio francescano e tiene le mani strette, a nascondersi sotto le maniche. Sembra l’istantanea di un momento di serenità, magari insieme ad amici, invece è il segno della vita da “santo” del sacerdote sudamericano. Perché è stata scattata appena dopo il primo interrogatorio e le atroci torture subite da parte del governo militare guatemalteco, nel 1983. Negli anni della guerra civile in Guatemala, che contrapponeva i militari alla Chiesa cattolica, come alla guerriglia marxista, ai dissidenti politici e ai poveri, il frate aveva confessato un campesino membro del popolo Maya Kaqchikel, coinvolto negli scontri, che chiedeva perdono e amnistia. Per questo e per aver cercato di aiutarlo con i documenti fu accusato dal governo di essere egli stesso simpatizzante della sinistra rivoluzionaria. Dopo mesi di minacce di morte, dirette a lui e alla sua famiglia, il 7 novembre fu sequestrato nuovamente dalle forze di polizia e ucciso “in odio alla fede” a colpi di pistola, mentre cercava di fuggire dal veicolo che lo trasportava. Nonostante la pressione, per fedeltà al Vangelo il frate aveva scelto di non lasciare il proprio Paese e la parrocchia, San Francisco el Grande, in cui era parroco, nella città di Antigua Guatemala. Il suo cadavere torturato fu riconosciuto all’obitorio da un familiare, il giorno successivo. È stato il tredicesimo sacerdote assassinato in Guatemala dal 1978.
Dal Sud America all’Italia, con la futura beata Maria Ignazia Isacchi, che a poco più di vent’anni decise di entrare nell’Istituto delle Orsoline di Somasca, conseguendo il diploma di maestra elementare. Per molto tempo svolse il servizio di insegnante con i bambini e per le sue qualità umane e spirituali fu nominata, dall’allora vescovo di Bergamo, Gaetano Camillo Guindani, vicaria generale dell’Istituto. Nel 1893 fu tra le fondatrici, e prima Superiora generale, della nuova congregazione dal nome “Istituto delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù”, che prima operò a Mantova e poi ad Asola. Gli anni seguenti si fece promotrice di una serie di nuove fondazioni, sempre dedicate all’educazione dei giovani, e morì nel 1934 dopo una vita intensa di preghiera e di servizio nell’educazione, al fianco dei più poveri e, in particolare delle famiglie disagiate. Alla sua intercessione è attribuita, nel 1950, la guarigione miracolosa di suor Maria Assunta Zappella, orsolina del Sacro Cuore di Gesù che soffriva di forti dolori addominali dovuti a “enterocolite di probabile natura tubercolare”, per la quale le terapie farmacologiche non stavano dando l’effetto sperato. Con il peggiorare della situazione, la religiosa iniziò una novena di preghiera alla Madre Maria Ignazia, per affidare a lei la sua salute. Nelle ultime ore della novena suor Maria Assunta avvertì improvvisamente di stare meglio, e l’indomani una radiografia toracica rilevò il regresso della malattia, fino alla completa guarigione, qualche giorno dopo.

Nerino Cobianchi, l'impiegato di banca testimone di carità

I venerabili presenti nei decreti del Dicastero delle Cause dei santi promulgati ieri sono fondatrici tenaci nel custodire i carismi ricevuti, ma anche esempi di un servizio caritativo tanto capillare quanto insospettabile. Sono in maggioranza donne e religiose, due di esse italiane: la prima è suor Maria Tecla Antonia Relucenti, che ha fondato nel 1744 ad Ascoli Piceno, insieme al venerabile monsignor Francesco Antonio Marcucci, le Pie Operaie dell’Immacolata Concezione. Benché maggiore di lui di tredici anni, si è lasciata guidare al servizio verso le bambine e le ragazze, chiedendo alle consorelle la stessa formazione culturale che esigeva per sé. L’altra è suor Crocifissa (al secolo Teresa) Militerni, dal 1901 collaboratrice, poi membro con molte responsabilità di governo, delle Suore di San Giovanni Battista fondate da sant’Alfonso Maria Fusco. A loro segue, nell’elenco diffuso dalla Sala Stampa vaticana, la carmelitana scalza Maria Immacolata della Santissima Trinità, nata Maria Giselda Villela: i suoi sogni giovanili di una vita agiata lasciarono il posto alla scelta dello stile contemplativo e alla fondazione, nel 1943, del Carmelo a Pouso Alegre, nello stato brasiliano del Minas Gerais.
L’ultimo venerabile – fra quanti ieri hanno visto riconosciute le loro virtù eroiche – è Nerino Cobianchi, nativo della diocesi di Vigevano, sposo di Graziella Vitulo e padre di Elena e Andrea, di professione impiegato e poi quadro direttivo della sede centrale della Cariplo di Milano. Visse una carità sempre più ad ampio raggio, dalla Lomellina al mondo, alimentata dalla Messa quotidiana (anzi, anche più volte al giorno) e dal Rosario, sgranato anche in treno e coinvolgendo gli altri viaggiatori. Aiutato da amici, volontari e colleghi di lavoro, passò dalla raccolta di saponette e stracci nelle scuole a una petizione per ottenere la pace in Angola, fino alla scelta, giunta dopo un’intensa preghiera nel santuario della Madonna della Guardia a Genova, di accogliere direttamente i poveri. Fece costante riferimento alle indicazioni del suo parroco e della diocesi: in particolare, ebbe una stretta relazione con monsignor Giovanni Locatelli, vescovo di Vigevano. Da due associazioni nate rispettivamente sul posto di lavoro e nella sua parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Cilavegna (Pavia), Nerino diede vita, nel 1989, all’Associazione Pianzola Olivelli, nel nome di due campioni della carità cari ai vigevanesi e ora beati.
Ebbe anche rapporti con molti esponenti della carità ecclesiale, tra i quali santa Teresa di Calcutta, il venerabile Enzo Boschetti e i servi di Dio Ettore Boschini e Giovanni Nervo, nonché con don Antonio Mazzi, con don Vittorio Pastori e col cardinal Alexandre do Nascimento, al tempo presidente di Caritas Internationalis: grazie a lui conobbe il cardinal Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano. La missione di Nerino non è terminata con la sua morte, avvenuta il 3 gennaio 1998 per un tumore al pancreas. L’Associazione Pianzola Olivelli la porta avanti attraverso opere come il Magazzino della Solidarietà, la comunità educativa “Casa Angela Trovati” e l’Orto di San Giuseppe. Nel comunicato pubblicato sul sito Internet dell’associazione, monsignor Paolo Rizzi, il postulatore di Nerino, lo descrive come «uomo dedito alla famiglia e alla vita parrocchiale con slancio missionario senza mai essere autoreferenziale, ma sempre pronto a collaborare con tutti. Un santo odierno che vive il Vangelo nei nostri quartieri, tra le strade delle nostre città, testimoniando il Vangelo della carità con passione e con coraggio».

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