Il cardinale Sako si è dimesso da Patriarca di Baghdad dei Caldei
«Ho difeso i diritti dei cristiani e degli iracheni». Il porporato rinuncia al suo ufficio all'età di 77 anni. In una lettera diffusa oggi traccia un bilancio del suo operato in attesa di una nuova guida per la Chiesa caldea

«Due anni fa, quando ho compiuto 75 anni, ho iniziato a pensare di presentare le mie dimissioni e ne avevo già parlato con il defunto papa Francesco, ma lui mi ha incoraggiato a rimanere. Ieri mattina, 9 marzo 2026, ho deciso, in piena libertà, di presentarle a Sua Santità papa Leone XIV, per potermi dedicare in silenzio alla preghiera, alla scrittura e al semplice servizio. Le ha accettate e ho chiesto che fossero annunciate ufficialmente oggi a mezzogiorno, 10 marzo».
Così inizia la lettera pubblicata sul sito del Patriarcato di Baghdad dei Caldei dal patriarca Louis Raphaël Sako, che aggiunge: «Per evitare qualsiasi equivoco, confermo che nessuno mi ha costretto a farlo, ma che ho chiesto di mia spontanea volontà le dimissioni».
«Ho guidato la Chiesa caldea in circostanze estremamente difficili e tra grandi sfide – continua Sako –. Ho preservato l’unità delle sue istituzioni e non ho risparmiato sforzi per difenderla e per difendere i diritti degli iracheni e dei cristiani, prendendo posizione e mantenendo una presenza sia all’interno sia all’esterno del Paese. I miei 13 anni come patriarca sono stati anni di amorevole cura pastorale, di accompagnamento e di crescita.
Ringrazio Dio per la grazia d’amore che mi ha concesso, donandomi l’affetto di molti e benedicendomi con momenti meravigliosi. Un ringraziamento speciale va anche alla mia famiglia e a coloro con cui ho vissuto come sacerdote a Mosul, vescovo a Kirkuk e patriarca a Baghdad. Sono stati davvero la mia vera famiglia e ne sono grato.
Desidero ringraziare in modo particolare i miei assistenti, Sua Eccellenza il vescovo Basilios Yaldo, il segretario Ekhlass Macdassy, i sacerdoti di Baghdad e il personale del Patriarcato. Non li dimenticherò nelle mie preghiere. Chiedo inoltre sinceramente scusa a chiunque possa aver offeso.
In questi tempi difficili, spero che la guida della Chiesa cattolica caldea sia affidata a un patriarca dotato di solida cultura teologica, coraggio e saggezza: qualcuno che creda nel rinnovamento, nell’apertura e nel dialogo e che abbia anche senso dell’umorismo. Lo rispetterò e non interferirò mai nel suo lavoro.
Sono fiducioso che Dio si prenderà cura della sua Chiesa.
Ho scritto il mio testamento quando ero ancora sacerdote e l’ho rinnovato più volte. Possiedo circa quaranta milioni di dinari iracheni, cinquemila dollari americani e cinquemila euro, provenienti dai miei stipendi in 52 anni di servizio sacerdotale, oltre a un’altra somma che è la mia quota derivante dalla vendita della casa di famiglia a Mosul. Non possiedo una casa o un’auto, ma la mia vera ricchezza è il mio servizio devoto e i 45 libri e i numerosi articoli che ho pubblicato».
Quindi la chiusa, essenziale: «Ricordatemi nelle vostre preghiere».
La voce di Sako si era fatta sentire anche nei giorni scorsi, parlando a Vatican News delle sue preoccupazioni per l’escalation militare nel Golfo Persico. «Ai cristiani ho chiesto di pregare per la pace durante tutte le Messe nelle chiese – aveva detto il porporato –. Li ho invitati a prendere precauzioni, a essere cauti e a non perdere né il coraggio né la speranza. Ho chiesto ai leader religiosi musulmani di alzare la voce per la pace, per la fraternità, proprio come fece Francesco durante la sua visita in Iraq e il suo incontro con l’ayatollah Al-Sistani».
L’incontro con l’ayatollah Al-Sistani, massima guida religiosa sciita in Iraq, avvenne il 6 marzo 2021 durante il viaggio apostolico, uno dei momenti più importanti del lungo ministero episcopale di Sako.
Nato il 4 luglio 1948 nella città di Zakho, nel Kurdistan iracheno, in una famiglia della comunità cristiana caldea, Sako ha studiato nel seminario di Mosul ed è stato ordinato sacerdote nel 1974. Successivamente ha approfondito gli studi a Roma, presso il Pontificio Istituto Orientale, dove ha conseguito un dottorato in patrologia orientale, e ha ottenuto un secondo dottorato in storia alla Sorbona di Parigi.
Nel 2003 è stato nominato arcivescovo (arcieparca) di Kirkuk, incarico che ha mantenuto fino al 2013. Nello stesso anno il Sinodo dei vescovi della Chiesa caldea lo ha eletto patriarca di Baghdad dei Caldei, ruolo che lo ha reso guida della principale Chiesa cattolica orientale presente in Iraq. Il 28 giugno 2018 papa Francesco lo ha creato cardinale, riconoscendone il ruolo nella difesa dei cristiani del Medio Oriente e nel dialogo con il mondo musulmano.
Durante il suo ministero è stato una delle voci più autorevoli a favore della pace, del dialogo interreligioso e della tutela delle minoranze cristiane in Iraq, soprattutto dopo le violenze e le persecuzioni subite dai cristiani negli anni dell’Isis.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






