La speranza accesa da Francesco, la pace disarmata di Leone: il Giubileo dei due Papi

Si chiude un Anno Santo in cui la Chiesa ha scrutato i segni i tempi e li ha interpretati alla luce del Vangelo, secondo lo spirito del Concilio Vaticano II. Per la comunità cristiana è stato anche un tempo in cui si è fatta esperienza profonda della continuità ecclesiale
January 6, 2026
La speranza accesa da Francesco, la pace disarmata di Leone: il Giubileo dei due Papi
La statua di Gesù Risorto in Piazza San Pietro / Calvarese
Un Giubileo per due Papi. Spes non confundit. Alla vigilia di Natale di un anno fa l’anziano papa Francesco apriva da una sedia a rotelle il Giubileo. «Una luce nella notte» lo definì, non riuscendo ad alzarsi per spalancare la porta in quella rigida sera d’inverno. A richiudere quella porta spalancata sul mondo da San Pietro sarà ora il suo successore Leone XIV nel giorno dell’Epifania. I Giubilei sono anni di grazia in cui le attese dell’umanità sembrano allineate sulla stessa soglia.
«Francesco – ha detto Leone XIV – è deceduto dopo aver aperto la Porta Santa e aver impartito a Roma e al mondo la benedizione pasquale», dopo dunque aver intrecciato i riti più solenni della Chiesa: quelli legati alla Pasqua di Resurrezione e al Giubileo, tempo di grazia, perché «la risurrezione di Gesù è il fondamento della speranza», perché «a partire da questo avvenimento, sperare non è più un’illusione», come ha voluto sottolineare anche papa Prevost ricordando la testimonianza del suo predecessore: «Grazie al Giubileo tale celebrazione (per me la prima) acquista un sapore caratteristico: il sapore della speranza cristiana».
È la staffetta tra i due Pontefici ad aver segnato questo Anno Santo. Anno che si è svolto nel tracciato della bolla di indizione che voleva essere un appello al rinnovamento e alla riconciliazione, un antidoto alle guerre della «terza guerra mondiale a pezzi», ai massacri in atto, alle povertà e alle disuguaglianze, al rispetto verso il Creato, a lasciarsi incontrare da Cristo speranza e Principe della pace. Questo l’Anno Santo. Basta pensare ai temi e agli appelli di speranza contenuti nella bolla, e reiterati da Leone XIV nei grandi nei momenti che hanno scandito il Giubileo, dai maxi eventi di categoria, dall’incontro oceanico nel mezzo dell’estate con i giovani a Tor Vergata fino al viaggio apostolico a Nicea, nella celebrazione del primo grande Concilio ecumenico, per la riconciliazione tra i cristiani.
Papa Leone XIV, seguendo le orme di Francesco, ha voluto abbracciare tutti. Lo ha fatto anche con la pubblicazione della sua prima esortazione apostolica Dilexi te, scritta a quattro mani con il suo predecessore e dedicata ai poveri e agli emarginati e anche con l’ultimo incontro, a conclusione, con il Giubileo dei carcerati, come era stato programmato.
La speranza è necessaria in un mondo volto a implodere accecato dalla barbarie ed «è dovere permanente della Chiesa – afferma il Concilio Vaticano II – scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche». Lungo questa rotta si è mosso Leone XIV con non rari riferimenti al magistero del suo predecessore, in primis la conferma del bisogno urgente di una «pace disarmata e disarmante». Il primo «segno di speranza» indicato già nella bolla affinché «si traduca in pace per il mondo, che ancora una volta si trova immerso nella tragedia della guerra», che «immemore dei drammi del passato, vede tante popolazioni oppresse dalla brutalità della violenza». Perché «l’esigenza della pace interpella tutti e impone di perseguire progetti concreti» e «non venga a mancare l’impegno della diplomazia per costruire con coraggio e creatività spazi di trattativa finalizzati a una pace duratura».
Durante i numerosi eventi del Giubileo – Messe, incontri e udienze – papa Leone XIV ha costantemente richiamato il tema della pace. Fin dalla primissima udienza, dedicata ai giornalisti e agli operatori dei media, indicando anche una responsabilità precisa nel modo di comunicare, affermando: «Il modo in cui comunichiamo è di fondamentale importanza: dobbiamo dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra», nella consapevolezza che «oggi – come ha affermato in uno degli ultimi Angelus – chi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici».
L’inizio del ministero petrino di Leone XIV, presentatosi subito Pontefice della pace avvenuto nel cuore dell’Anno Giubilare 2025, ha dato così al Giubileo della Speranza un volto nuovo e insieme profondamente radicato nella continuità ecclesiale. Un Giubileo già eccezionale per la sua origine, aperto da papa Francesco, guidato e portato a termine dal suo successore, si è rivelato un tempo di grazia segnato da una grande partecipazione, oltre trenta milioni, si stima, sono giunti nella Città Eterna. Nell’urgenza di testimoniare come cristiani oggi che «Lui è il Salvatore e con la sua grazia, possiamo e dobbiamo fare ognuno la propria parte per respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Temi