Il Papa in Camerun: «C’è fame di pace. E di quel cibo rubato da chi si ingozza»

di Giacomo Gambassi, inviato a Douala (Camerun)
Leone XIV si sposta a Douala, capitale economica del Paese ma anche specchio delle disparità sociali con le sue bidonville. Nella Messa il monito: «C’è pane per tutti se non viene preso con una mano che afferra. È tempo di condivisione». La Chiesa? «Il Vangelo chiede di tracciare segni di giustizia». I giovani «rifiutino soprusi e violenze»
April 17, 2026
Il Papa in Camerun: «C’è fame di pace. E di quel cibo rubato da chi si ingozza»
Papa Leone XIV fra la folla di Douala, capitale economica del Camerun, dove celebra la Messa / Afp
Davanti a sé Leone XIV ha oltre 120mila persone: il popolo del Camerun e di quell’Africa «saccheggiata», come l’aveva definita il giorno prima. «Che fate per tutta questa gente?», scandisce il Papa, ripetendo la domanda di Cristo ai discepoli nel brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci. È il Vangelo proclamato nella Messa a Douala, capitale economica e commerciale del Paese. Metropoli di quattro milioni di abitanti, affacciata sull’oceano, a un’ora di volo da Yaoundé, che il Pontefice visita nel suo viaggio apostolico fra quattro nazioni del continente. In auto Leone XIV percorre l’arteria che taglia le bidonville della città, specchio delle disparità sociali che attanagliano l’Africa. Passa fra le baracche di legno e le famiglie che vivono sulla terra brulla. Poi arriva di fronte “Japoma Stadium” nella cittadella dello sport targata “Coppa d’Africa” dove celebra l’Eucaristia. Il caldo è torrido. E con la papamobile attraversa la folla fra canti e balli. Nella liturgia Leone XIV cita l’interrogativo della Scrittura che, dice, oggi «è rivolto a quanti hanno la responsabilità sociale e politica di guardare al popolo e al suo bene». E hanno il compito di rispondere alla «fame della gente» che umilia gran parte dell’umanità, denuncia. «Fame di pace, di libertà, di giustizia», tiene a far sapere. E fame di «cibo» che viene «razionato per emergenza», «rubato per contesa», «sprecato da chi si ingozza davanti a quanti non hanno nulla da mangiare». L’alternativa all’ingordigia è il «miracolo» della «condivisione», come il Papa lo chiama nell’omelia pronunciata sia in francese, sia inglese. E avverte: «C’è pane per tutti se a tutti lo si dona. C’è pane per tutti se viene preso non con una mano che afferra, ma con una mano che dona». 
L'attesa del passaggio del Papa nei quartieri poveri di Douala, capitale economica del Camerun / REUTERS
L'attesa del passaggio del Papa nei quartieri poveri di Douala, capitale economica del Camerun / REUTERS
Leone XIV torna a farsi interprete delle attese dei dimenticati. «Annunciare Gesù Risorto significa tracciare segni di giustizia in una terra sofferente e oppressa, segni di pace tra rivalità e corruzioni, segni di fede che ci liberano dalla superstizione e dall’indifferenza», spiega indicando il ruolo “profetico” della Chiesa. Del testo, «la fame rivela non solo la nostra indigenza ma soprattutto l’amore» del Signore che «ha voluto condividere i bisogni dell’umanità, a partire da quelli più semplici e quotidiani». Da qui il richiamo: «Ricordiamolo ogni volta che incrociamo lo sguardo con il fratello e la sorella che manca del necessario». Perciò, chiarisce, «ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cura». 
La gioia per la Messa presieduta da Leone XIV a Douala, capitale economica del Camerun / AVVENIRE
La gioia per la Messa presieduta da Leone XIV a Douala, capitale economica del Camerun / AVVENIRE
Certo, spiega Leone XIV, «al cibo che alimenta il corpo occorre unire con uguale carità il nutrimento dell’anima». Perché «molti sperimentano la povertà, sia quella materiale sia quella spirituale», dice rivolgendosi ai giovani. E a loro riserva un particolare incoraggiamento: «Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento; rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile. Siate protagonisti del futuro, seguendo la vocazione che Dio dona a ciascuno, senza lasciarvi comprare da tentazioni che sperperano le energie e non servono al progresso della società». A loro indica come esempio Floribert Bwana Chui, il giovane congolese di Sant’Egidio martire per essersi opposto al malaffare e primo beato del pontificato di Leone XIV.

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