Il Papa al nuovo arcivescovo anglicano di Canterbury: «Grato che il nostro dialogo continui»
Il messaggio in occasione dell'insediamento di Sarah Mullally a capo della Chiesa anglicana d’Inghilterra, la prima donna ad assumere tale ruolo

«Al Reverendissimo e Onorevolissimo Dama Sarah Mullally Arcivescovo di Canterbury “Grazia, misericordia e pace saranno con noi, da Dio Padre e da Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell'amore" (2 Gv 1,3)». Questo l’incipit solenne del messaggio che il Papa ha scritto in occasione dell’insediamento del nuovo arcivescovo anglicano di Canterbury e quindi capo della Chiesa anglicana d’Inghilterra, avvenuto il 25 marzo nella Cattedrale di Canterbury. Si tratta della prima donna ad assumere questo ruolo. A consegnare la missiva è stato il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiana, che stamattina ha pregato insieme a Sarah Mullally nella Cattedrale di Canterbury. Nell’occasione è stato utilizzato lo stesso inginocchiatoio dell’incontro tra Giovanni Paolo II e l’arcivescovo Robert Runcie nel 1982.
«Con questa certezza della costante presenza di Dio, invio a Vostra Grazia i miei più sentiti saluti in occasione della Sua investitura ad arcivescovo di Canterbury» continua il Papa nel messaggio, «so che l'incarico per il quale siete stati scelti è di grande responsabilità, non solo nella diocesi di Canterbury, ma in tutta la Chiesa d'Inghilterra e nella Comunione anglicana nel suo complesso. Inoltre, iniziate questo incarico in un momento difficile della storia della famiglia anglicana. Chiedendo al Signore di rafforzarvi con il dono della saggezza, prego che possiate essere guidati dallo Spirito Santo nel servire le vostre comunità e trarre ispirazione dall'esempio di Maria, Madre di Dio.
Sessant'anni fa, durante il loro storico incontro a Roma, i nostri predecessori di felice memoria, san Paolo VI e l'arcivescovo Michael Ramsey, impegnarono cattolici e anglicani a "una nuova fase nello sviluppo delle relazioni fraterne, fondata sulla carità cristiana" (Dichiarazione congiunta, 24 marzo 1966). Quel nuovo capitolo di rispettosa apertura ha dato molti frutti negli ultimi sei decenni e continua ancora oggi.
In quella stessa occasione, papa Paolo VI e l'arcivescovo Ramsey si accordarono anche per avviare un dialogo teologico. In effetti, la Commissione internazionale anglicana-cattolica romana (Arcic) ha contribuito enormemente alla crescita della comprensione reciproca sin dalla sua creazione. I frutti di questo prezioso lavoro ci hanno reso liberi di testimoniare insieme in modo più efficace (cfr. Commissione internazionale anglicana-cattolica romana per l'unità e la missione, Crescere insieme nell'unità e nella missione, 93). Ciò è particolarmente importante viste le molteplici sfide che la nostra famiglia umana si trova ad affrontare oggi. Sono grato, pertanto, che questo importante dialogo continui.
Allo stesso tempo, sappiamo anche che il cammino ecumenico non è sempre stato privo di ostacoli. Nonostante i molti progressi, i nostri predecessori, papa Francesco e l'arcivescovo Justin Welby, hanno riconosciuto francamente che “nuove circostanze hanno generato nuove divergenze tra noi”. Ciononostante, abbiamo continuato a camminare insieme, perché le differenze “non possono impedirci di riconoscerci reciprocamente come fratelli e sorelle in Cristo in virtù del nostro comune battesimo” (Dichiarazione congiunta, 5 ottobre 2016). Da parte mia, credo fermamente che dobbiamo continuare a dialogare nella verità e nell'amore, perché solo nella verità e nell'amore giungiamo a conoscere insieme la grazia, la misericordia e la pace di Dio (cfr. 2 Gv1,3) e possiamo così offrire questi preziosi doni al mondo.
Inoltre, l'unità che i cristiani ricercano non è mai fine a se stessa, ma è orientata all'annuncio di Cristo, affinché, come ha pregato il Signore Gesù stesso, “il mondo creda” (Gv 17,21). Rivolgendosi ai Primati della Comunione anglicana nel 2024, papa Francesco ha dichiarato che “sarebbe uno scandalo se, a causa delle nostre divisioni, non adempissimo alla nostra comune vocazione di far conoscere Cristo” (Discorso ai primati della Comunione anglicana, 2 maggio 2024). Cara sorella, faccio mie volentieri queste parole, perché è attraverso la testimonianza di una comunità cristiana riconciliata, fraterna e unita che l'annuncio del Vangelo risuonerà più chiaramente (cfr. Messaggio per la Giornata missionaria mondiale 2026, 2)».
Infine la chiusa del Pontefice: «Con questi sentimenti fraterni, invoco su di voi le benedizioni di Dio Onnipotente mentre assumete le vostre alte responsabilità. Possa lo Spirito Santo discendere su di voi e rendervi fecondi nel servizio del Signore».
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