Il dialogo per la pace, il rientro dei bambini: cosa si sono detti il Papa e Zelensky
Il presidente dell'Ucraina è stato ricevuto a Castel Gandolfo da Leone XIV: al centro del colloquio la guerra e la strada da perseguire per fermarla

Il presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky, e papa Leone XIV si sono rivisti stamattina a Castel Gandolfo, un incontro che è avvenuto nella stessa cornice dell'ultima volta in cui i due si sono parlati, lo scorso 9 luglio. Quella con il Pontefice è stata la prima tappa della visita di oggi in Italia del leader ucraino: nel pomeriggio, infatti, è previsto l'incontro con la premier Giorgia Meloni a palazzo Chigi. All'arrivo nel nostro Paese Zelensky si è subito recato, attorno alle 9.30, a palazzo Barberini dove, come di consueto ogni martedì, si trova Prevost. Al termine del colloquio è stato diffuso un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, che riporta in breve i contenuti del confronto: «Durante il cordiale colloquio - si legge nel testo -, il quale ha avuto al centro la guerra in Ucraina, il Santo Padre ha ribadito la necessità di continuare il dialogo e rinnovato il pressante auspicio che le iniziative diplomatiche in corso possano portare ad una pace giusta e duratura». Leone XIV e Zelensky, però, hanno toccato anche temi come quello dei prigionieri e dei bambini, che vedono la Chiesa, compresa quella italiana, impegnata sul campo con un'intensa azione diplomatica: «Non è mancato il riferimento alla questione dei prigionieri di guerra - si legge nel comunicato - e alla necessità di assicurare il ritorno dei bambini ucraini alle loro famiglie».
L'incontro con Meloni
Nel pomeriggio, alle 15, il presidente ucraino si sposterà a Roma per un faccia a faccia con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Un passaggio chiave della tornata di incontri in Europa, tenuto conto della direzione su cui la premier continua muoversi in un complesso esercizio di equilibrio tra Washington e Bruxelles. L'appoggio a Kiev resta un punto fermo della posizione di Roma, ma il sostegno al piano Usa per la pace lo è altrettanto. Un concetto ribadito anche questa mattina da Antonio Tajani: «La posizione dell'Italia è chiara, noi sosteniamo l'Ucraina, vogliamo una pace giusta e durevole, siamo assolutamente convinti che gli Usa possano svolgere un ruolo assolutamente determinante per arrivare al cessate il fuoco - ha detto il ministro degli Esteri -. Poi saranno ucraini e russi a doversi mettere d'accordo, anche sulla parte dei confini, sono loro che devono trovare l'accordo, noi dobbiamo essere i facilitatori, e fare in modo che poi ci siano le garanzie che questa pace duri». Il vice premier ha poi voluto mandare un segnale distensivo dopo le preoccupazioni di alcuni osservatori in merito alla postura italiana rispetto agli Usa, lontana da quella espressa ieri dai vertici Ue, e alla distanza che una parte del governo (quella leghista) sembra voler marcare con l'Unione: «Non possiamo pesare di competere a livello globale da soli, non possiamo far a meno dell'Europa, noi che siamo 60 milioni di italiani non siamo in grado di competere con Cina, India, Usa, abbiamo bisogno di una Europa politica più forte».
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