mercoledì 14 marzo 2018
Premiate le App solidali del futuro progettate da studenti di tutto il mondo per poter fare un passo verso la soluzione di problemi come il dialogo culturale e l'accoglienza dei migranti
Come i giovani cercano di risolvere le sfide del mondo

Un’app che aiuta i medici a conoscere il quadro diagnostico dei rifugiati tramite un database condiviso, un’applicazione per mettere in rete gli eventi legati al volontariato e un viaggio in realtà aumentata tra le religioni del mondo. Sono le tre risposte tecnologiche proposte dai vincitori al Vhacks, il primo Hackathon ospitato dal Vaticano. Gli studenti premiati provengono dall’Università di Calgary, in Canada, e dalla Georgetown University di Washington Dc, ma a sfidarsi in quella che si può considerare una "gara tra diverse intelligenze" sono stati 120 universitari giovani di diverse università di tutto il mondo.

L’idea - sposata dalla Segreteria per la Comunicazione del Vaticano - è nata da uno studente, Jakub Florkiewicz, che ha condiviso il progetto con padre Eric Salobir, domenicano e fondatore della rete Optic, e con un sacerdote appassionato di tecnologie, padre Philip Larrey. «Abbiamo invitato i ragazzi per vedere quale risposta tecnologica potevano dare per poter fare un passo verso la soluzione di problemi come il dialogo culturale - caratteristica dell’ambiente in cui si svolgono gli Hackathon - e la problematica più cara al Santo Padre, che sono i migranti e i rifugiati» ha monsignor Lucio Adrian Ruiz, segretario della Segreteria per la Comunicazione.

Tre le sezioni premiate e finanziate con un assegno da 2mila dollari ciascuno: inclusione sociale, dialogo interreligioso e "migranti e rifugiati": «adesso inizia la vera sfida per i vincitori, ovvero trasformare in realtà i progetti» ha rilanciato monsignor Adrian Ruiz al termine della tre giorni con i giovani.

Parlando con loro e guardandoli negli occhi si è percepita tutta la loro felicità e la loro emozione perché «essere stati scelti dalla propria università; lavorare e impegnarsi in progetti per aiutare il prossimo – ha confidato un ragazzo che arriva da New Delhi, India, in un’intervista al sito d’informazione Vatican News – ti fa comprendere meglio le necessità del mondo in cui vivi». «Spero che questo sia solo il primo degli Hackathon ospitati dal Vaticano e che potrà essercene uno ogni anno», ha concluso Adrian Ruiz.

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