lunedì 26 agosto 2019
L'iniziativa della Commissione impegnata a tenere alta la tensione innescata da san Giovanni Paolo II con la preghiera interreligiosa per la pace del 1986
Basilica di San Francesco ad Assisi (LaPresse)

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La Commissione Spirito di Assisi è impegnata a tenere alta la tensione spirituale innescata da san Giovanni Paolo II (27 ottobre 1986) con la preghiera interreligiosa per la pace. Abbiamo la certezza che la preghiera giunge anche là dove i mezzi di comunicazione a volte non arrivano o dove la comunità internazionale è più assente. In questo interiore viaggio spirituale in sintonia con gli uomini e le donne di tutte le fedi, questo mese accendiamo la lucerna sul Ciad.

La situazione è segnata da una presidenza che si prolunga ormai da 30 anni, da confini (Libia, Nigeria, Sudan...) che bruciano di disordini e guerre e dalla presenza del terrorismo fondamentalista di Boko Haram che, secondo i report delle agenzie internazionali, finora ha lasciato sul terreno 27.000 vittime.

A questo si aggiunge la lotta per la terra che nei primi giorni di questo mese ha dovuto contare 44 morti. Infine i problemi ambientali causati dai cambiamenti climatici che hanno prosciugato buona parte del Lago Ciad. Uomini e campi soffrono la sete. Insomma il Ciad sembra una sorta di microcosmo continentale in cui si concentrano gli attuali mali d’Africa.

Per questa ragione l’arcivescovo Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, si rivolge alle comunità di ogni religione affinché oggi – 27 agosto – si preghi «davanti all’unico Dio di tutta l’umanità e insieme ai fratelli e alle sorelle che vivono la propria fede anche come annuncio e costruzione della pace per condividere le angosce, le sofferenze e le speranze di questo Paese».

Si tratta di vere e proprie tragedie causate dagli appetiti di imprese multinazionali e dai disastri ambientali innescati dal nostro modello di sviluppo industriale nonché dalle religioni usate come paravento. «Per alimentare questa speranza – conclude l’arcivescovo Sorrentino – c’è sicuramente bisogno di una progettazione socio-politica intelligente e lungimirante così come di una grande solidarietà internazionale. Noi vogliamo sostenere il cammino delle popolazioni più esposte alla violenza e dei settori più vulnerabili della società, pregando perché ogni scelta politica sia orientata al bene comune».

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