Referendum sulla giustizia, ecco la risposta a Meloni del Comitato del No
Landini: non c'è quorum, per vincere serve mobilitazione capillare. Schlein: questa riforma serve a chi sta al potere per sfuggire ogni controllo

Nicola Fratoianni torna alla conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni e va subito all'attacco. «C'è poco da girarci intorno... È stata un lungo attacco nei confronti della magistratura, un lungo lavoro di delegittimazione della magistratura... I giudici sono l'ossessione di questa destra da 30 anni e ora vogliono portarne a casa lo scalpo». Un'analisi cruda. Un atto d'accusa. Il leader Avs arriva all'iniziativa del Comitato del No in scena a Roma e attacca ancora: «È una controriforma che non migliora in nessun modo i problemi della giustizia italiana, non interviene sulla legittimità del processo, sulla carenza degli organici, sulla digitalizzazione... Ha un unico obiettivo: quello di demolire la separazione dei poteri, di colpire l'autonomia della magistratura, di controllarla...». La sfida del referendum si prepara a entrare nel vivo. La data è fissata 22 e 23 marzo. «Avremmo voluto tempi più lunghi che rispettassero anche la raccolta delle firme che è ancora in corso - ragiona Fratoianni -. Ma in ogni caso se il governo decide, con quella data bisogna fare i conti. I comitati per il no, le forze politiche, ciascuno e ciascuno di noi farà tutto quello che può per arrivare pronti a quella data, per vincere il referendum, per difendere l'autonomia della magistratura , ma soprattutto l'assetto della Repubblica che è fondato sulla divisione dei poteri».
Due Italia si fronteggiano. Nella sede del comitato "Società civile per il no" al referendum sulla giustizia, guidato da Giovanni Bachelet, arriva il segretario della Cgil Maurizio Landini e anche lui riflette sulla sfida del 22 marzo: «Abbiamo davanti un compito non facile, non siamo qui per partecipare, siamo qui perché vogliamo vincere questo referendum e dobbiamo convincere tante persone ad andare a votare. Siamo in un momento di crisi della democrazia, la maggior parte dei cittadini non va a votare ma ricordiamoci che questo referendum non ha bisogno di un quorum, quindi vince chi prende un voto in più degli altri. Questa è una campagna che la vincerà chi riesce a parlare alle persone e riesce a convincerle a votare». E ancora. «In Italia ci sono 8000 comuni, se vogliamo davvero affrontare il tema del referendum, in ogni comune ci devono essere comitati in ogni seggio ci devono essere rappresentanti, insomma serve fare un lavoro organizzativo e capillare. Cominciamo a camminare comune per comune, quartiere per quartiere e territorio per territorio. Parlando con le persone e rendendo evidente quella che è la posta in gioco che abbiamo di fronte e la posta in gioco è il futuro della nostra democrazia»
C'è la politica e c'è la società civile. «Dobbiamo difendere l'indipendenza della magistratura dagli attacchi del governo», dice, in un collegamento video, il premio Nobel Giorgio Parisi che allarga il bersaglio e attacca la classe politica: «... Con una riforma così potranno soddisfare il sogno di essere una casta ingiudicabile, al di sopra di ogni sospetto e in nessun modo attaccabile». Sostegno al Comitato arriva anche dallo scrittore Maurizio De Giovanni, anche lui in collegamento video: «Da cittadino avrei paura di un pm che non ha una formazione da magistrato, che non sarà più un giudice, ho paura di un magistrato giudicante che si rifaccia a una giurisprudenza consolidata e che non corre rischi; ho paura di una giustizia divisa, ho paura di un superpoliziotto». L'opposizione c'è. Angelo Bonelli riapre le ostilità: fissare il referendum tra il 22 e il 23 marzo senza attendere l'esito della raccolta firme - che ha già superato le 300 mila sottoscrizioni - rappresenta una «grave forzatura» che nasconde una «verità: hanno paura di perdere».
Parla anche Giovanni Bachelet. «Teniamoci stretta l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, al referendum votiamo no». Dopo l'intervento, la platea si alza in piedi per l'Inno nazionale. All'iniziativa ci sono tante realtà associative (Cgil, Anpi, Acli, Arci, Auser, Libera, Libertà e Giustizia, Legambiente) e c'é l'opposizione politica. A cominciare dalla segretaria del Pd, Elly Schlein che avverte: «Questa non è una riforma della giustizia perché non migliora il sistema giustizia, non incide sulle condizioni di sovraffollamento delle carceri dove è record di suicidi. Non è una riforma che incide sulla separazione delle carriere: i passaggi sono stati già limitati dalla riforma Cartabia e riguardano quaranta persone al massimo. Per queste persone si cambia la Costituzione? E allora, se non serve al funzionamento della giustizia né alla separazione delle carriere, a cosa serve questa riforma e a chi serve? Serve a chi sta già potere e vuole sfuggire a ogni controllo. Serve a dire che la legge non è uguale per tutti». Si attende anche il capo dei % stelle Giuseppe Conte. Ma tocca ancora a Elly Schlein sfidare il governo rivolgendosi direttamente al ministro della Giustizia Nordio: «Noi vinceremo le prossime elezioni e non vogliamo una riforma che ci consenta di controllare noi la magistratura ma vogliamo essere controllati. Così funziona una democrazia»
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