Meno arrivi dal mare, più domande d'asilo respinte: lo stato dell'immigrazione in Italia
I dati al primo gennaio del 2025 – diffusi oggi alla presentazione del 31° Rapporto sulle Migrazioni di Fondazione Ismu Ets – ci restituiscono una realtà dove prevale la stabilizzazione degli stranieri già sul territorio. Si avvicina ormai al 12% la quota di studenti senza cittadinanza italiana nelle scuole

Quando parliamo di immigrazione il dibattito si focalizza spesso sugli sbarchi e la permanenza irregolare. Eppure, i numeri ci raccontano un’Italia in cui le persone con background migratorio mettono sempre più radici e la presenza straniera, arrivata quasi a 6 milioni di persone, è sempre più integrata nel tessuto sociale di quanto il racconto pubblico sia disposto ad ammettere. I dati al primo gennaio del 2025 – diffusi oggi alla presentazione del 31° Rapporto sulle Migrazioni di Fondazione Ismu Ets – ci restituiscono una realtà dove prevale la stabilizzazione degli stranieri già sul territorio: crescono infatti i residenti che raggiungono quota 5 milioni e 371mila, mentre rimane quasi immobile il numero dei soggiornanti regolari non iscritti in anagrafe (188mila) e delle persone in condizione di irregolarità, a quota 339mila, nonché quello degli sbarchi. «Siamo di fronte a un fenomeno che si è inserito nel sistema Paese e continua il suo percorso in modo stabile – ci dice a margine Gian Carlo Blangiardo, presidente della Fondazione –. Cresce il numero degli stranieri iscritti all’anagrafe, persone già qui o magari venute per ricongiungimenti, le nuove generazioni di ragazzi di famiglie straniere… Insomma, il fenomeno va avanti e lo fa nella direzione giusta».
Il primo aspetto sottolineato da più relatori alla presentazione del rapporto – specie alla luce dei ritrovamenti di corpi sulle spiagge degli ultimi giorni – è che quella del Mediterraneo centrale si conferma una rotta pericolosa. La contrazione degli sbarchi osservata nell’ultimo biennio è strettamente connessa soprattutto all’intensificazione delle attività di intercettazione in mare, avvenuta nel 78% dei casi al largo delle coste tunisine. Di conseguenza, nel biennio 2024-2025 la Libia è tornata a essere il principale Paese di partenza. Mutati equilibri che hanno effetti diretti anche sulla composizione dei flussi in arrivo, dato che dalla Libia partono soprattutto cittadini di Bangladesh, Eritrea ed Egitto. L’andamento delle richieste d’asilo riflette la dinamica degli ingressi: nell'ultimo anno sono calate del 16,2% rispetto al 2024. Ma a salire di più è il numero di persone che alla domanda hanno avuto una risposta negativa: nei primi 9 mesi del 2025 il diniego ha riguardato il 70,2% delle domande.
A prevalere, come detto, sono però fenomeni di stabilizzazione. La popolazione straniera sul territorio si consolida circa al 10%, mentre l’incidenza dei lavoratori non italiani sul mondo del lavoro è arrivata all’11% del totale. All’incirca la stessa percentuale si ritrova sul totale della popolazione scolastica, dove si contano quasi 12 studenti non italiani ogni 100. «I problemi demografici li conosciamo tutti e il rapporto evidenzia ancora una volta l’estrema importanza del contributo dell’immigrazione, ma anche che nonostante tutte le difficoltà siamo un Paese che è riuscito ad accogliere, visto che abbiamo oltre 1 milione e 600mila di ex stranieri che vivono e lavorano qui», ossia persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel decennio 2015-2024. Come sottolinea anche il rapporto, nel contesto di un progressivo invecchiamento demografico e una carenza strutturale della forza lavoro destinata ad ampliarsi, l’immigrazione rappresenta un fattore cruciale per la tenuta del mercato del lavoro e per l’equilibrio economico e sociale. Gli immigrati ci danno già il vantaggio di un’età media più giovane, con effetti sia sul futuro sia sul presente del Paese: il 53,8% dei lavoratori dipendenti extra-Ue ha meno di 40 anni, contro il 43,5% se si guarda al totale. Tuttavia, permangono le fragilità strutturali di questa fetta di popolazione che il rapporto problematizza ogni anno, come la segregazione professionale (l’80% degli occupati nati all’estero è concentrato nel segmento secondario) e la bassa retribuzione, dalla quale deriva un’elevata incidenza della povertà assoluta tra le famiglie straniere: nel 2024 riguarda il 35,2% dei nuclei di soli stranieri, contro il 6,2% di quelli di soli italiani.
Ultimo aspetto interessante da registrare, quello della composizione religiosa. Ismu rileva una progressiva trasformazione della composizione religiosa della popolazione straniera residente: «Nonostante la vulgata i cristiani rimangono il gruppo più numeroso, anche se l’incidenza continua a ridursi e ora è al 52%». Cresce invece la presenza di musulmani, che raggiunge il 31%. «Anche questo – conclude Blangiardo - è sicuramente segno della varietà che caratterizza l’attuale processo migratorio e di come al di là di isolati episodi negativi l’inserimento di persone con tradizioni, culture e religioni diverse sta avvenendo in maniera pacifica». Insomma, quelli del nuovo rapporto sono numeri che parlano da una parte di una presenza strutturale degli stranieri, dall’altra di un equilibrio ancora fragile tra integrazione, diritti e futuro demografico del Paese.
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