Perché dopo il decreto Caivano le carceri minorili scoppiano
Il rapporto di Antigone sulla giustizia minorile italiana evidenzia che il provvedimento ha portato ad un aumento del 50% della presenza di minori in cella, non per aumento della criminalità ma della svolta repressiva

La questione non è tanto il numero di minori (soprattutto stranieri) che finiscono in cella, che farebbe pensare ad un aumento della criminalità minorile nel nostro Paese in realtà inesistente, visto che l’Italia ha un tasso di minorenni denunciati che è la metà della media europea. La questione è capire perché ci sono così tanti minori in cella in più rispetto al passato, tanto da parlare per la prima volta in Italia da decenni di sovraffollamento degli istituti di pena minorili. E la risposta, almeno stando ad Antigone che ha presentatol’VIII rapporto sulla giustizia minorile italiana, sta nelle norme messe in atto dopo il decreto Caivano che «ha costituito la più grande svolta repressiva sulla giustizia minorile mai effettuata dall’introduzione del codice di procedura penale minorile nel 1988 a oggi». Così l’uso eccessivo della custodia cautelare in carcere, unita a una diminuzione dei fondi per l’accoglienza dei minori non accompagnati (il fondo dedicato è stato ridotto di 50 milioni nei prossimi tre anni) ha portato gradatamente a veder aumentare il numero dei minori in cella, soprattutto tra gli stranieri non accompagnati che provengono dal Nord Africa. I minori e giovani adulti presenti negli istituti di pena per minorenni (Ipm) italiani infatti, al 31 dicembre scorso, erano in tutto 572: di questi, 344 erano i ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni. I ragazzi e le ragazze di origine straniera erano 242. Tra questi 191 (pari a circa il 79%) provenivano dal Nord Africa, principalmente da Tunisia (74), Egitto (46) e Marocco (54). L’associazione ha analizzato questi dati mettendoli a confronto con il 2022, l’ultimo anno senza le nuove norme del decreto Caivano, e in questo modo si vede che gli ingressi in Ipm risultano cresciuti del 16,6%, passando da 1.051 nel 2022 a 1.258 nel 2024 e 1.197 nel 2025. Guardando al dato sulle presenze, il report rileva come a fine 2022 le carceri minorili ospitassero 381 persone, «numero praticamente identico a quello relativo a subito prima della pandemia (382 al 31 dicembre 2019), che ha comportato una flessione dovuta alla situazione emergenziale», precisa Antigone. A fine 2024 i ragazzi detenuti invece erano saliti 587 e a fine 2025 erano 572, con una crescita di circa il 35% rispetto al periodo pre-Caivano.
«Con onestà intellettuale bisognerebbe dire che non abbiamo un quadro esatto e univoco del fenomeno. Ma men che meno abbiamo un quadro che supporti l’idea di un’emergenza criminalità minorile. Non stiamo assistendo a un’esplosione della criminalità minorile, ma a un’espansione della reazione penale», precisa Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell'Osservatorio sulla giustizia minorile. Nel 2024 le segnalazioni di minorenni sono cresciute quasi del 17%. Ma l’aumento si riduce al 12% quando si guarda alle prese in carico da parte dell’autorità giudiziaria e si abbassa al 2% considerando gli ingressi effettivi nel sistema della giustizia minorile. Secondo Eurostat, l’Italia ha un tasso di minorenni denunciati pari a 363,4 ogni centomila abitanti, quasi la metà della media europea (647,9). «Una parte consistente delle denunce finisce nel nulla», ricorda infatti Marietti aggiungendo senza mezzi termini che «è la paura che cresce, sotto la spinta dell'allarme generato artificiosamente da questo governo». I più giovani, ancor più quando sono stranieri, vengono percepiti dalla popolazione come «minaccia diffusa - aggiunge - Comportamenti che un tempo sarebbero stati affrontati in ambito educativo vengono oggi segnalati alle forze dell’ordine».
In totale i minori e giovani adulti in carico al sistema penale minorile italiano a fine dell’anno scorso erano 17.027, con una crescita del 25% rispetto al 2022, mentre in particolare negli istituti minorili l’aumento è stato del 50%. «È evidente che a crescere è stata la risposta penale - sottolinea Sofia Antonelli, ricercatrice di Antigone e una delle curatrici del Rapporto - Il Decreto Caivano ha segnato una svolta simbolica e sostanziale: ha ampliato le possibilità di intervento custodiale, irrigidito le misure cautelari e trasformato strumenti temporanei in percorsi spesso definitivi verso il carcere»
Il focus sui minori stranieri non accompagnati, poi, ha portato a collegare infine l’aumento del numero di questi giovanissimi in cella (per lo più per reati di minore gravità rispetto agli italiani) con la diminuzione dei fondi e dei posti nel sistema di accoglienza (Sai), dove mancano circa 11mila posti per i Msma (i posti loro dedicati sono 6.646 a fronte di una necessità di 17mila). «La loro sovra-rappresentazione nei servizi residenziali e negli Ipm è il segno di una selezione che colpisce chi ha meno risorse sociali e familiari. Non è solo una questione di reato, ma di marginalità. Più si attacca il sistema dell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati più le carceri si affollano», è la conclusione di Rachele Stroppa, l’altra curatrice del rapporto.
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