mercoledì 10 maggio 2017
A Roma un incontro ha ricordato il politico cattolico pachistano ucciso sei anni fa: presentato il libro scritto dal fratello Paul
Shahbaz Bhatti, il politico cattolico pachistano assassinato sei anni fa

Shahbaz Bhatti, il politico cattolico pachistano assassinato sei anni fa

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Sono passati ormai sei anni dalla barbara uccisione di Shahbaz Bhatti, ma la memoria del politico cattolico pachistano che ha dato letteralmente la vita per la libertà religiosa, la giustizia e il dialogo è più viva che mai. Ne fa fede anche l’incontro ospitato martedì sera nella Sala Perin del Vaga dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma per la presentazione del volume Shahbaz. La voce della giustizia scritto dal fratello Paul per le edizioni San Paolo.

Davanti ad un pubblico numeroso e attento sono intervenuti a parlare del libro Gianni Letta, il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, il Custode del Sacro Convento di Assisi padre Mauro Gambetti, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio e la presidente della Rai Monica Maggioni, autrice della bella introduzione che – insieme alla prefazione del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin – apre il volume. La serata è stata introdotta da Angelo Chiorazzo, presidente dell’Associazione Giovane Europa promotrice dell’evento, che ha ricordato come la presentazione coincidesse “significativamente” con il 39mo anniversario dell’uccisione di Aldo Moro e cadesse a pochi giorni dal quarto anniversario della morte di Giulio Andreotti.

Il benvenuto dell’Istituto Sturzo è stato dato dal segretario generale Gianni Dessì, mentre a seguire ci sono stati i saluti di Franco Frattini - che durante la sua esperienza da ministro degli Esteri conobbe e divenne amico di Shahbaz incoraggiandolo fattivamente nella sua lotta contro le discriminazioni dei cristiani – e di Michele Casella, collaboratore di Paul Bhatti nella stesura del volume. Quindi gli interventi dei relatori, che hanno ripercorso – con interventi brevi e incisivi - i tratti salienti della storia e della personalità di Shahbaz.

Gianni Letta ha fatto proprie la parole del cardinale Parolin nel ricordare che Bhatti “nell’adempiere la sua missione è stato un promotore sincero del dialogo interreligioso, dell’ecumenismo e della pace tra i popoli, mostrando che solo il confronto aperto può educare le nuove generazioni all’ascolto, alla tolleranza e alla pacifica convivenza”. Marco Impagliazzo, che ha conosciuto personalmente Shahbaz, ha sottolineato come la sua storia richiami fortemente il tema del martirio. Tema che una “felice intuizione” di san Giovanni Paolo II ha riproposto al centro della vita della Chiesa in occasione del Grande Giubileo del 2000 e che viene quotidianamente ripreso dal magistero di papa Francesco. Significativa in questo senso la sua recente visita nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina – affidata alla Comunità di Sant’Egidio - dove viene conservata, insieme alle reliquie dei nuovi martiri del XX e XXI secolo la Bibbia che apparteneva a Shahbaz.

Il tema del martirio è stato ripreso da Marco Tarquinio, che ha ricordato come nella storia della Chiesa, fin dai tempi di Tertulliano, il sangue dei martiri è stato sempre considerato “seme di nuovi cristiani”. Ecco quindi che anche quello di Paul Bhatti può essere a giusto titolo considerato un “libro-seme”. Il direttore di Avvenire ha inoltre rimarcato come tra le vittime del fondamentalismo islamico non ci siano solo cristiani come Shahbaz, ma anche musulmani come il governatore del Punjab suo amico e alleato, ucciso da una guardia del corpo appunto perché considerato amico dei cristiani. Ed ha auspicato che quanto prima il martirio di Shahbaz, la cui causa di canonizzazione è già iniziata a livello diocesano, possa essere riconosciuto canonicamente dalla Chiesa. Padre Mauro Gambetti da parte sua ha sottolineato come Shahbaz non si sia mai limitato ai risvolti sociali del suo impegno, ma abbia mantenuto sempre uno sguardo di fede capace di andare “oltre”. Infine Monica Maggioni. Per il presidente della Rai leggere le pagine del libro di Paul Bhatti è come “rivivere l’emozione di una storia che realmente ti ridà il senso profondo dello stare al mondo, del combattere per la giustizia, per la fede che hai”. E ha espresso l’auspicio che storie come questa “magari un giorno riusciranno anche a diventare notizie e non solo su alcune delle meravigliose pagine di Avvenire che ho letto i questi anni”. In conclusione Paul Bhatti ha ringraziato gli organizzatori e i relatori. E ha ribadito il suo impegno e dell’Associazione intitolata al fratello, di continuare l’opera di Shahbaz attraverso l’aiuto legale offerto ai cristiani accusati secondo l’infame legge sulla blasfemia, con le opere di promozione sociale nel suo Pakistan, soprattutto per le donne, e con il dialogo.

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