Dove (e perché) a Roma si costruiranno cinque nuove chiese
Oggi l’incontro di presentazione del programma promosso dalla diocesi di Roma in collaborazione con la Cei, per la realizzazione, entro due anni di alcuni complessi parrocchiali in zone periferiche

Di certo è un’ottima notizia, ma sorprendente e in controtendenza. Entro due anni, salvo imprevisti, saranno poste le prime pietre per la costruzione di cinque nuove chiese parrocchiali in zone dell’estrema periferia di Roma. Si tratta, come ha spiegato ieri il cardinale vicario della diocesi, Baldo Reina, nell’incontro di presentazione del “Programma nuove chiese”, portato avanti insieme alla Cei, di cinque «parrocchie già esistenti e canonicamente istituite» che «non hanno ancora un edificio di culto e luoghi adeguati per la catechesi» e le altre attività. I complessi interessati dai prossimi lavori sono quelli di Santa Brigida di Svezia e San Giovanni Nepomuceno Neumann, nella zona nord di Roma, Sant’Anselmo alla Cecchignola, San Vincenzo de’ Paoli sul lungomare di Ostia e, infine, Sant’Anna a Morena, nel settore est, che sarà oggetto invece solo di un ampliamento. Proprio la comunità “senza chiesa” di Santa Brigida, a Palmarola, aveva ricevuto nel 2024 la visita a sorpresa di papa Francesco nel cortile di un condominio, in vista del Giubileo. In quel frangente i fedeli avevano espresso la loro «sofferenza» per doversi ritrovare nelle stanze di alcuni appartamenti, a causa della mancanza di una chiesa vera e propria. «In qualche incontro ho avuto modo di informare anche papa Leone XIV che alcune comunità stavano aspettando la costruzione di nuovi edifici di culto», ha aggiunto Reina.
La fase progettuale avrà inizio concretamente il prossimo 20 gennaio, con il lancio di una “manifestazione di interesse” per individuare progettisti interni interessati. Le terne dovranno essere costituite da un tecnico, un liturgista e un artista, e parteciperanno a cinque singoli concorsi, ad esito dei quali si avranno i progetti preliminari. I vincitori, poi, saranno incaricati di redigere la proposta definitiva. «Roma ha circa un migliaio di chiese – ha detto ieri provocatoriamente padre Giulio Albanese, direttore dell'Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, che ha moderato la conferenza nella sede Cei di via Aurelia –, uno potrebbe dire: c’è bisogno di investire su questo versante?». A spiegare i motivi è stato ancora il cardinale. «Costruire chiese nel 2026 «significa rispondere alle necessità di una città che ha nuovi quartieri, perlopiù in periferia – ha commentato –, e dotarli di edifici di culto che rispondano alle esigenze di formazione cristiana e di celebrazione liturgica delle comunità». In questi cinque casi, in particolare, ha aggiunto, si tratta di «chiese attese da tanti anni» e, come diocesi, «stiamo lavorando da tempo con la Cei per capire insieme quali possono essere le soluzioni migliori».
Ma come saranno le parrocchie del futuro? Le nuove costruzioni, secondo l’architetto Emanuele Pozzilli, direttore dell’Ufficio per l’edilizia di culto della diocesi di Roma, intervenuto in conferenza, «dovranno essere «sostenibili, versatili, riconoscibili e manutenibili». Le cinque comunità interessate, ha continuato Pozzilli, sono state ascoltate a lungo per «analizzare le esigenze specifiche», «ottimizzare gli spazi necessari», e «capire insieme, prima di tutto, come raggiungere una sostenibilità ecologica ed economica» per le nuove strutture. Complessi che, in diversi casi, saranno ridimensionati rispetto alle ampiezze delle chiese “storiche”, e che potrebbero essere costituiti, ad esempio, in gran parte di legno. Anche la «manutenibilità», ha aggiunto, «è un criterio su cui punteremo molto», perché «mantenere strutture del genere è veramente oneroso per diocesi e parrocchie». Allo stesso modo è rilevante il «tema della riconoscibilità», che «non si raggiunge, però, solo costellando edifici di simboli», ma anche aiutando i fedeli a riconoscersi «parte di una comunità ecclesiale». I fondi per la costruzione delle nuove chiese, come ha spiegato don Luca Franceschini, direttore dell'Ufficio nazionale per i beni culturali e l’edilizia di culto della Cei, arriveranno per lo più dall’8xmille. «La diocesi di Roma dal 2000 ha visto 37 interventi sugli edifici di culto – ha aggiunto –, tra cui l’edificazione di 25 nuovi complessi parrocchiali».
Tra i presenti anche padre Vincenzo Amendola, parroco di San Giovanni Nepomuceno Neumann. «Ringrazio il cardinale per l’attenzione – ha detto entusiasta –. Costruire una chiesa a Montespaccato è creare un vero presidio di civiltà».
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