sabato 1 febbraio 2020
Francesco ha celbrato la Messa in San Pietro in occasione della XXIV Giornata mondiale della vita consacrata
Il Papa: i consacrati, innamorati di Cristo che hanno lasciato tutto per Lui

(Ansa)

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I religiosi sono «innamorati di Cristo» che hanno lasciato tutto per Lui («i beni, il farsi una propria famiglia»), chiamati ad avere «uno sguardo nuovo, che sa vedere la grazia, che sa cercare il prossimo, che sa sperare». Così il Papa nella Messa celebrata in San Pietro, in occasione della XXIV Giornata mondiale della vita consacrata. Una liturgia solenne apertasi con la benedizione delle candele nell’atrio della Basilica e la processione nel grande tempio in cui tutte le luci erano state spente e solo brillavano le piccole torce tenute in mano dai religiosi e dalle religiose (tra le quali anche molte contemplative) che gremivano la navata centrale.

Alla metafora della luce che illumina lo sguardo, infatti, anche Francesco si è ampiamente riferito nella sua omelia. «Saper vedere la grazia è il punto di partenza – ha sottolineato infatti –. Non solo nei grandi momenti della vita, ma anche nelle fragilità, nelle debolezze, nelle miserie». E mentre il maligno tende a scoraggiare e farci perdere la bussola, ha aggiunto il Pontefice, quando teniamo «lo sguardo fisso in Lui, ci apriamo al perdono che ci rinnova e veniamo confermati dalla sua fedeltà». Dunque, «chi sa vedere prima di tutto la grazia di Dio scopre l’antidoto alla sfiducia e allo sguardo mondano» che rattrappisce il cuore.

È infatti proprio questo sguardo la sorgente delle tentazioni della vita consacrata. «È lo sguardo che non vede più la grazia di Dio come protagonista della vita e va in cerca di qualche surrogato: un po’ di successo, una consolazione affettiva, fare finalmente quello che voglio». Così però «si ripiega sull’io», si «perde slancio, ci si adagia, ristagna». E accade che «si reclamano i propri spazi e i propri diritti, ci si lascia trascinare da pettegolezzi e malignità, ci si sdegna per ogni piccola cosa che non va e si intonano le litanie del lamento: sui fratelli, sulle sorelle, sulla comunità, sulla Chiesa, sulla società».

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Al contrario se si resta nell’amore del Signore, «la povertà non è uno sforzo titanico, ma una libertà superiore», «la castità non è una sterilità austera, ma la via per amare senza possedere». E «l’obbedienza non è disciplina, ma la vittoria sulla nostra anarchia nello stile di Gesù».

Il Papa ha anche chiesto uno spirito di fraternità in ogni comunità, laddove anzitutto si trova il prossimo dei religiosi. Accogliersi reciprocamente per poi «immettere nel mondo il suo stesso sguardo, lo sguardo della compassione, lo sguardo che va in cerca dei lontani; che non condanna, ma incoraggia, libera, consola». Allo stesso modo, ha concluso il Pontefice, serve uno sguardo di speranza che non sappia farsi distrarre dalle «cose che non vanno» come «il calo delle vocazioni». «Diventiamo ciechi se non guardiamo al Signore ogni giorno».

A nome dei consacrati è stato il cardinale Joao Braz de Aviz, prefetto della Congregazione della vita religiosa a ringraziare Francesco, riconfermando la fedeltà al Papa «senza lasciarci influenzare dalle turbolenze che ogni tanto ritornano nella vita della Chiesa, come accade ora».

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