lunedì 11 giugno 2018
Il vescovo di Osorno, 62 anni, è accusato di aver coperto le malefatte di don Karadima. Con lui lasciano altri due presuli ultra 75enni.
L'incontro del Papa con i vescovi cileni del 15 maggio 2018 (Ansa)

L'incontro del Papa con i vescovi cileni del 15 maggio 2018 (Ansa)

Papa Francesco ha accettato la rinuncia alla guida pastorale delle proprie diocesi di tre presuli cileni. Tra di essi c’è anche il vescovo di Osorno Juan de la Cruz Barros Madrid, 62 anni, accusato di aver coperto le malefatte di don Fernando Karadima, il sacerdote riconosciuto colpevole dalla Chiesa di abusi sessuali nei confronti di minori. Come amministratore apostolico di Osorno il Pontefice ha nominato il francescano Jorge Enrique Conchua Cayuqueo, 60 anni, dal 2015 ausiliare di Santiago. Papa Francesco ha inoltre accolto la rinuncia di altri due presuli che però hanno già superato i 75 anni: Cristián Caro Cordero, arcivescovo di Puerto Montt, dove ha nominato come amministratore apostolico padre Ricardo Basilio Morales Galindo, provinciale dei Mercedari in Cile, e Gonzalo Duarte García de Cortázar, vescovo di Valparaíso, dove ha nominato come amministratore apostolico Pedro Mario
Ossandón Buljevic, 61 anni, ausiliare di Santiago dal 2008.

Il vescovo Barros in un comunicato reso noto dalla Conferenza episcopale cilena ha ringraziato il Pontefice per "la sua preoccupazione paterna per il bene di tutti", approfittando dell'occasione "per chiedere scusa con umiltà per le mie limitazioni e tutto quello che non sono riuscito a fare".

Da parte sua Juan Carlos Claret, il portavoce dei laici di Osorno che per tre anni hanno portato avanti la lotta contro la nomina di Barros nella loro diocesi, ha sottolineato che con l'allontanamento del vescovo "si chiude un capitolo della storia e se ne apre un altro". "Ora affronteremo una sfida che forse è anche più grande in termini umani, che è quella della riconciliazione, che non sarà facile, perché le riconciliazioni non sono automatiche: non è che perché il Papa ha messo fuori Barros ora tutto sia a posto", ha detto Claret ai media, sottolineando che non vi è riconciliazione possibile senza "verità, giustizia e riparazione".

Si tratta del primo provvedimento preso dal Pontefice dopo che a maggio i vescovi cileni (27 ordinari e 7 ausiliari), convocati a Roma dal Papa per un vertice straordinario, avevano rassegnato in blocco le dimissioni nelle sue mani.

La dolorosa vicenda della Chiesa cilena ruota attorno allo scandalo suscitato dalla figura carismatica di padre Fernando Karadima, oggi 87enne, che nel 2011 è stato condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede (Cdf) per abusi sessuali sui minori. Alcune vittime hanno accusato diversi ecclesiastici - e in particolare Barros - di aver coperto gli atti di Karadima, di cui da giovani erano stati allievi. In un primo tempo papa Francesco ha difeso, anche vigorosamente, Barros, ma poi ha voluto studiare meglio la vicenda e a febbraio ha inviato in Cile l’arcivescovo Charles J. Scicluna, accompagnato da monsignor Jordi Bartomeu della Cdf. In base alle conclusioni di questa visita il Pontefice, l’8 aprile, ha scritto una prima ai vescovi cileni. Nella missiva il Pontefice ha riconosciuto «gravi errori di valutazione e percezione», annunciando che avrebbe ricevuto a Roma tre note vittime di Karadima per ascoltarli personalmente e chiedere loro perdono.

Successivamente il Papa convocava l’episcopato cileno a Roma per «dialogare sulle conclusioni» dell’indagine di Scicluna. Riunione che si è tenuta il 15-17 maggio, concludendosi con le dimissioni in blocco dell’episcopato. Quindi Francesco ha incontrato un nuovo gruppo di vittime di abusi e ha deciso di mandare in una seconda missione, destinazione Osorno, l’arcivescovo Scicluna e monsignor Bartomeu.

Oggi la decisione del Papa di accettare la rinuncia dei primi tre presuli. Gli altri rimangono dimissionari in attesa delle decisioni
del Pontefice. Attualmente sono altri due i vescovi cileni dimissionari che hanno già compiuto 75 anni: il cardinale arcivescovo di Santiago Ricardo Ezzati Andrello e il vescovo di Rancagua Alejandro Goic Karmelic. Mentre sono altri tre i presuli che sono "figli spirituali" di Karadima: l’ausiliare di Santiago Andrés Arteaga Manieu (59 anni, malato da tempo), il vescovo di Linares Tomisalv Koljatic Maroevic (63 anni) e quello di Talca Horacio del Carmen Valenzuela Abarca (64 anni).

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