martedì 17 aprile 2018
Il cardinale ieri al convegno nazionale Cei. «Basta polemiche sulla religione in classe»
A Roma il Convegno nazionale dei responsabili diocesani e regionali della pastorale della scuola e dell’Irc. Da sinistra, Mariapia Veladiano, il cardinale Gualtiero Bassetti, Ernesto Diaco e don Daniele Saottini (Siciliani)

A Roma il Convegno nazionale dei responsabili diocesani e regionali della pastorale della scuola e dell’Irc. Da sinistra, Mariapia Veladiano, il cardinale Gualtiero Bassetti, Ernesto Diaco e don Daniele Saottini (Siciliani)

«La scuola mi è sacra come un ottavo sacramento». Parte con una citazione di don Lorenzo Milani, il cardinale Gualtiero Bassetti. E chiude con una frase di papa Francesco. «Non lasciamoci rubare l’amore per la scuola». Così, tra queste due coordinate, il presidente della Cei costruisce una mappa di speranza per quella che definisce «uno dei centri propulsori della nostra società». E auspica una «nuova primavera che sorga dal basso delle aule e non dall’alto di qualche stanza ministeriale». Una primavera della scuola incentrata su «libertà di pensiero, libertà educativa e valorizzazione dei talenti».

L’intervento dell’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve apre il Convegno nazionale organizzato insieme (come avviene ormai da qualche anno) dall’Ufficio Cei per l’educazione la scuola e l’università e dal Servizio per l’insegnamento della religione cattolica (Irc). Ed è anche l’occasione per sottolineare che «la scuola non può essere ridotta ad una visione aziendalistica, tutta basata sull’efficienza, sui risultati raggiunti e sugli studenti considerati alla stregua dei clienti, o una visione burocratica, in cui le procedure soffocano la libertà e la capacità delle singole persone». Bassetti denuncia apertamente «gli episodi di bullismo nei confronti sia degli studenti che dei docenti», i quali episodi, ricorda, «delineano un orizzonte cupo non solo della scuola ma della società occidentale» e fanno avanzare «uno stile di vita nichilista che toglie significato ad ogni realtà sociale». E perciò ammonisce: «Una società che non riconosce una elevata dignità sociale all’educatore, è una società estremamente autolesionista. In definitiva una società che non ha futuro».

Occorre dunque cambiare passo. La nuova primavera significa «tornare a ripensare la scuola», dice il presidente della Cei, «non limitarsi a fornire solo “istruzioni per l’uso”», ma «interrogarsi sul significato e sulle finalità più profonde» della scuola stessa. «Dobbiamo allora non farci dettare l’agenda dal piccolo cabotaggio degli interventi occasionali, degli interessi corporativi. La scuola vale in quanto scuola – sottolinea Bassetti – in quanto luogo educativo per eccellenza, in quanto bene comune per tutta la società».

Il cardinale indirizza perciò un triplice messaggio di speranza. Agli alunni affinché amino la scuola. Ai genitori, affinché ne abbiano fiducia, al di là della «cultura del sospetto» che si è insinuata in molti, perché «se è vero che ci sono degli episodi molto gravi che vanno denunciati », è anche vero che «non bisogna generalizzare». E infine agli insegnanti. Il vostro, dice loro il porporato, «pur indubbiamente faticoso, rimane uno dei lavori più belli del mondo». E nel mutare dei tempi «il rapporto tra allievo e maestro non può essere eliminato: è assolutamente centrale».

Una parola, infine, il cardinale Bassetti la rivolge ai docenti di religione, che «alle difficoltà comuni della professione insegnante aggiungono quelle di una disciplina “diversa”, ritenuta debole, spesso oggetto di polemiche pretestuose o strumentali». «A loro – aggiunge il presidente della Cei – posso dire di continuare senza paura e di non sentirsi docenti marginali, ma al contrario orgogliosi per il prezioso servizio che svolgono alla società e alla scuola».

Alle parole del porporato fanno eco, subito dopo, quelle dalla dirigente scolastica e scrittrice Mariapia Veladiano che sottolinea come la scuola sia «il posto giusto per smontare la paura crescente nella società italiana ». Una paura che non ha giustificazioni nella realtà, come attestano le statistiche. «Fortunatamente – conclude – gli insegnanti sono accreditati ancora di un buon livello di fiducia. Ed è un dato dal quale ripartire». Come rileva il responsabile del Servizio nazionale per l’Irc, don Daniele Saottini, tutto passa attraverso la capacità dei docenti di essere «guide sagge e generose» e di «avere un cuore libero». Mentre Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio scuola, riferendosi al tema del Convegno (“Non abbiate paura di sognare cose grandi. La Chiesa per la scuola, guardando al Sinodo 2018”) nota: «Soprattutto nel mondo della scuola, si ha a che fare con sogni che sono attese, aspirazioni, fatica, solitudini, ma anche immagini della speranza». Una traccia per il prosieguo dei lavori (ieri c’è stata anche la testimonianza di Maria Rita Pitoni, dirigente della scuola di Amatrice) che si concluderanno domani, presente anche il presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica e vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, Mariano Crociata.

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