giovedì 27 settembre 2018
Il richiamo ai responsabili della cosa pubblica, perché non si accontentino di mettere in fila promesse o dichiarazioni falsamente rassicuranti. E tra i temi anche corruzione morale e migrazioni
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I vescovi italiani confidano in un “ripensamento” sul alcuni contenuti “restrittivi” del cosiddetto decreto Salvini, manifestando in particolare “preoccupazione” per la “stretta” sui permessi di soggiorno e per le espulsioni dopo una condanna in primo grado.

Il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha espresso queste valutazioni nel corso della conferenza stampa conclusiva dei lavori del Consiglio permanente che si è tenuto negli scorsi tre giorni. Al contempo il porporato ha confidato le altre “situazioni particolari” che preoccupano i pastori della Penisola: la disoccupazione giovanile, e la ricostruzione post-terremoto che tarda a partire. E ha ribadito l’impegno della Chiesa italiana per contrastare il fenomeno degli abusi sessuali. Bassetti poi ha spiegato che per la nomina del nuovo segretario generale della Cei è stata consegnata, come da Statuto, una lista di nomi di vescovi al Papa e che si è in attesa di una sua decisione.

Il Consiglio permanente della Cei (Siciliani)

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Riguardo al ddl Salvini il cardinale Bassetti ha fatto notare “che è solo una bozza, è in atto una discussione che lo migliorerà: quando sarà divenuto ‘decreto Salvini’ potrò esprimere un parere, anche positivo”. Si tratta, quindi, di un documento “ancora in fieri”, e suscettibile quindi di “osservazioni”, anche critiche. Il porporato lo ha definito “molto restrittivo”, notando però che “deve essere ancora discusso, approfondito, deve ancora intervenire il Presidente della Repubblica”, e quindi “potrebbe essere in qualche modo ritoccato”. “Mi preoccupa – ha proseguito – l’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, o anche la loro riduzione: si rischia di esporre tante persone a un futuro incerto. Così come mi preoccupa l’espulsione legata al primo grado di condanna, mentre la nostra Costituzione prevede la presunzione di colpevolezza fino al terzo grado di giudizio”. Il ddl Salvini, ha fatto notare il presidente della Cei, “dovrebbe fronteggiare un periodo di emergenza, e invece tende ad abolire la concessione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, e non solo per motivi di emergenza”. In questo modo, “si toglie ai prefetti e ai giudici la discrezionalità esercitata nel riconoscimento della protezione umanitaria. In assenza dei permessi suddetti l’unica via possibile è rilasciare permessi speciali per cure mediche o per il ritorno nei Paesi di origine per breve tempo”. Nel ddl Salvini, ha proseguito il cardinale, vengono inoltre “ampliati i reati per il diniego della protezione”, ad esempio prevedendo che “la cittadinanza venga revocata per reati non necessariamente gravissimi”.

Riguardo alla questione dei giovani e del post-terremoto il cardinale Bassetti ha ribadito che quello dei vescovi “non è uno sguardo né di politici, né di sociologi”, ma “di pastori”. “La situazione drammatica dei giovani senza lavoro – ha osservato - prima era a macchia di leopardo, ma adesso è generalizzata”. A Lamezia Terme, ha citato come esempio, ma anche a Torino: “In Piemonte il 40% dei giovani sono disoccupati”. “Non possiamo fermarci a discorsi rassicuranti”, ha ammonito il presidente della Cei: “Dobbiamo capire l’animo della nostra gioventù, che è distante dal nostro mondo adulto, e delle volte liquidiamo questa distanza dicendo che i giovani sono problematici”. Per Bassetti bisogna “fare di tutto per creare lavoro”, per “trovare il sistema che rimetta in moto la macchina del lavoro”, “il resto viene da sé”. E a una domanda sul reddito di cittadinanza, ha risposto: “Quando si fanno opere buone non si possono dire cose cattive, ma non ci si può fermare lì”. “Attenti, però, - ha aggiunto - a non incrementare troppo il debito pubblico”.

Come occasione per rimettere in moto il lavoro, Bassetti ha citato la ricostruzione nelle zone colpite dal il “terremoto di entità unica” che due anni fa ha colpito – “e non era mai successo” – quattro regioni d’Italia: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. A riguardo però i vescovi italiani notano con preoccupazione che “è stata curata bene la fase d’emergenza, ma sono passati più di due anni e le cose sono com'erano”. Di qui l’invito ad “affrontare in maniera realistica il problema”. Infatti “c’è ancora chi sta in tenda, la maggioranza sta nelle abitazioni provvisorie, ma sono costruite in legno e non possono soddisfare il fabbisogno di tutta la popolazione”. Senza contare “la rimozione delle macerie e la necessità di ricominciare a costruire. Sono tremila, ad esempio, le chiese disastrate: e la chiesa, in Italia, non è solo un luogo di culto ma anche un centro di aggregazione sociale. L’identità di un popolo si forgia anche attorno ai suoi simboli”.

Riguardo al fenomeno degli abusi sessuali il cardinale Bassetti ha ribadito che i vescovi italiani sono “disposti a dare la massima collaborazione con le autorità civile, perché si trovi una soluzione a questa piaga che è terribile”. Citando l’attività della Commissione per la tutela dei minori, costituita dalla Cei “quale espressione della volontà di negare cittadinanza nella Chiesa a ogni forma di abuso”, il cardinale di Perugia, ha rimarcato che oggi “la Chiesa italiana si vuole impegnare fino in fondo per estirpare quella che è una delle piaghe più gravi del nostro tempo”.
“Stiamo lavorando con molta intensità sull'aggiornamento delle Linee-guida”, ha assicurato il porporato, citando una recente riunione con la pontificia Commissione per la tutela dei minori, che ha “espresso soddisfazione per il lavoro che stiamo facendo”. “Ci impegniamo – ha specificato il presidente della Cei – nell’accoglienza delle vittime, nel favorire una cultura del dialogo e della prevenzione, e nell’opera di discernimento nei seminari”.

Il cardinale Bassetti ha poi rivelato che mercoledì al Papa è stato consegnato un elenco di 6/8 vescovi e che si è in attesa della sua scelta per la carica di segretario generale della Cei. Secondo lo statuto infatti il titolare di questo ruolo deve essere un presule nominato dal Pontefice su proposta della Presidenza della Cei, sentito il parere del Consiglio permanente. Il nuovo segretario generale subentrerà al vescovo Nunzio Galantino, già nominato dal Papa presidente dell’Apsa, che ieri ha terminato il suo mandato. Basssetti lo ha ringraziato pubblicamente per “l’impegno, la tenacia, lo zelo, l’intelligenza” con cui ha lavorato in questi anni.

ECCO COSA HANNO SCRITTO I VESCOVI ITALIANI NEL COMUNICATO FINALE

Molti dei temi - esplicitati dal cardinale Bassetti nella conferenza stampa - sono stati toccati anche dal comunicato finale del Consiglio Permanente della Cei.

"Il lavoro che manca – come il lavoro indegno – rimane una piaga che angoscia, spoglia il Paese del suo futuro, peggiora le condizioni delle famiglie e aumenta le disuguaglianze sociali".

Lo si legge nel comunicato finale del Consiglio permanente della Cei. I vescovi interpellano “i responsabili della cosa pubblica, perché non si accontentino di mettere in fila promesse o dichiarazioni falsamente rassicuranti”. Analogamente, “la preoccupazione si è levata a fronte delle condizioni delle zone terremotate, dei tanti piccoli borghi del centro Italia ancora privi di punti di riferimento, fra cui quello costituito dalle loro chiese: una situazione che impoverisce l’intero territorio e accentua il processo di spopolamento”.

I vescovi, inoltre, sono tornati ad affrontare la questione migratoria: “La generosa disponibilità offerta dalle diocesi anche lo scorso agosto in occasione della vicenda della Nave Diciotti, rafforza la convinzione di come la solidarietà – fatta di accoglienza e integrazione – rimanga la via principale per affrontare la complessità del fenomeno”. Rispetto al pericolo che inquietudini e paure alimentino un clima di diffidenza, esasperazione e rifiuto, il Consiglio permanente ha rilanciato “l’impegno della Chiesa anche nel contribuire a un’Europa maggiormente consapevole delle sue radici e con questo più giusta e fraterna, capace di custodire la vita, a partire da quella più esposta”.

Completare la preparazione dell’Assemblea generale straordinaria, in programma a Roma dal 12 al 15 novembre, sul tema “Riscoprire e accogliere il dono della liturgia per la vita della Chiesa. Prospettive e scelte pastorali in occasione della terza edizione italiana del Messale Romano” è stato uno dei primi compiti della sessione autunnale del Consiglio permanente della Cei.

Nelle intenzioni dei vescovi, si legge nel comunicato finale, la nuova edizione del Messale Romano costituisce “l’opportunità per una formazione capillare, che riconsegni la ricchezza e l’irrevocabilità della riforma liturgica e i suoi punti essenziali: centralità della Parola di Dio, della Pasqua e della stessa assemblea. Ne consegue la necessità di rieducarsi a un’arte celebrativa, non soltanto evitando protagonismi o forme tradizionalistiche, ma promuovendo un’ampia ministerialità: sacerdote, lettore, animatore, cantore… si ritrovano unicamente nell'orizzonte del servizio”.

Qualificare in questa direzione la celebrazione, prosegue la nota, “significa aiutare il popolo a intuire la bellezza dell’opera di Dio e a vivere la liturgia come trasfigurazione della propria umanità”. A partire da queste linee, il Consiglio permanente ha convenuto sull'importanza di un testo che accompagni la pubblicazione della terza edizione italiana del Messale Romano.


Il Consiglio permanente della Cei ha approvato inoltre la proposta di un Comitato scientifico per la realizzazione di un Incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo (Bari, novembre 2019). Sentito il Consiglio permanente, inoltre, la Presidenza ha sottoposto a Papa Francesco la proposta in vista della nomina del segretario generale. Nell'occasione, si legge nel comunicato finale, è stato espresso “l’apprezzamento a monsignor Nunzio Galantino per quanto con intelligenza e zelo ha fatto a servizio della Conferenza episcopale italiana”.


IL TESTO DEL COMUNICATO FINALE

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