giovedì 24 maggio 2018
«I cristiani insieme nello stupore delle cose di Dio»: oggi il patriarca ecumenico di Costantinopoli incontra il Papa
(Siciliani)

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«Con il cuore pieno di gioia ci troviamo ancora una volta nella Città Eterna, l’Antica Roma, per incontrare il nostro fratello, il Papa Francesco, scambiare con lui il bacio di pace e intrattenerci insieme su importanti temi che riguardano la umanità sofferente». Dalla più bizantina delle basiliche romane, la Basilica dei Santi XII Apostoli che custodisce le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo, si è aperta con queste parole nel tardo pomeriggio di ieri la visita a Roma del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, che oggi incontra privatamente a Santa Marta papa Francesco.

Il passaggio romano per il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, che prevede anche un saluto al papa emerito Benedetto XVI, culminerà sabato prossimo in Vaticano in occasione della conferenza internazionale promossa dalla Fondazione Centesimus Annus per il 25° anniversario della sua istituzione, dove alla presenza di papa Francesco e del segretario di Stato Pietro Parolin, Bartolomeo terrà una riflessione sul tema: «Un’agenda cristiana comune per il Bene Comune». È tuttavia significativo che la venuta a Roma di Bartolomeo sia iniziata proprio da un momento di preghiera nella Basilica dei Santi XII Apostoli, tenuta dai francescani minori conventuali e considerata un ponte tra Oriente e Occidente. È questo l’apostoleion romano, dove riposano da millecinquecento anni, per volontà dell’Imperatore Giustiniano e di papa Pelagio dopo il lungo viaggio da Costantinopoli, i resti dei due apostoli e martiri Filippo di Bethsaida e Giacomo, fratello del Signore e primo vescovo di Gerusalemme.

Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli nella basilica dei Santi XII Apostoli a Roma venera i Santi Filippo e Giacomo (Siciliani)

Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli nella basilica dei Santi XII Apostoli a Roma venera i Santi Filippo e Giacomo (Siciliani)

L’invito a venire pellegrino in questa chiesa sorella, custode dei martiri della Chiesa delle origini, era partito il maggio scorso nel corso di un viaggio a Smirne, quando una delegazione di frati con il parroco della Basilica aveva consegnato due reliquie dell’apostolo Filippo al patriarca di Costantinopoli. Una «storica visita» l’ha definita il Ministro generale dell’ordine dei frati conventuali, fra Marco Tasca, ricevendo il patriarca ecumenico Bartolomeo con la delegazione del Patriarcato di Costantinopoli e del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani che lo ha accolto insieme al vicario di Roma neo-eletto cardinale Angelo De Donatis, ricordando l’ottavo centenario di presenza francescana in Terra d’Oriente e la collaborazione Frati Minori Conventuali ad Istanbul con i frati del Convento di sant’Antonio «che le sono molto affezionati». «Un segno di grande attenzione che si pone nel cammino di dialogo e di fratellanza in corso tra le Chiese cattolica e ortodossa e che vede proprio in papa Francesco e nel patriarca Bartolomeo due instancabili artefici di questo percorso» ha ripreso fra Agnello Stoia, parroco della Basilica.

Dopo aver venerato le reliquie, nella sua intensa omelia Bartolomeo ha parlato dell’«intimo stupore dell’apostolo di Filippo», che, come è narrato nel Vangelo di Giovanni, corre a chiamare Andrea e insieme vanno a trovare Gesù. Uno stupore che muove «perché lo stupore offre una relazione viva con Dio, non è incanto, ma un lasciarsi pervàdere dalla “koinonia” dell’amore Trinitario». È anzi proprio «questo “stupore” iniziale per le cose di Dio» che poi nella Chiesa nascente «si fa incontro, dialogo, comunione nel Concilio degli Apostoli a Gerusalemme, prosegue nella storia della Chiesa in Oriente come in Occidente, si manifesta in tutta la sua tradizione che – spiega ancora Bartolomeo – “non è una somma di postulati imparati a memoria, ma una esperienza vissuta”, come scrive il p. Dumitri Stanilaoe» perché «la Chiesa, questa icona vivente, “così antica e tuttavia così nuova”, come dice Sant'Agostino, si fonda sul Cristo, e ci spalanca a Dio, e “quando dico Dio,” - afferma San Gregorio il Teologo, - “voglio dire il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. Stupore, relazione, comunione, quindi Amore di Dio».

«Per questo – ha affermato in conclusione il Patriarca di Costantinopoli – siamo venuti dalla Chiesa d’Oriente a stupirci della Chiesa d’Occidente». Ed ha ribadito che così: «Possiamo continuamente vivere questo sentimento ogni qualvolta abbiamo la possibilità di trovarci con il nostro fratello Vescovo di Roma, ma anche quando incontriamo ognuno di voi, amati fratelli e sorelle del Signore, perché non possiamo non stupirci delle meraviglie che Dio opera ogni giorno in ognuno di noi. E se ci incontriamo, la nostra relazione diviene piena, possiamo parlare, possiamo semplicemente dialogare, senza ripiegarci in atteggiamenti difensivi, o peggio di chiusura e di sospetto, ma anche senza nulla togliere alle nostre consapevolezze e fedeltà alla nostra Chiesa».

«Siamo certi – ha detto infine Bartolomeo – che il dialogo arricchisce, fa superare le divergenze, fa comprendere il pensiero dell’altro e nulla toglie a chi entra in dialogo. Per questo non possiamo che stupirci del progredire del dialogo Teologico tra le nostre Chiese e delle relazione esistenti». A conclusione della preghiera tutti i presenti hanno venerato insieme l’icona della Madonna greca custodita nella Basilica: la «Vergine fatta Chiesa» come amava chiamarla san Francesco.

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