INTERVENTI. «La Chiesa paga l'Ici, polemiche infondate»


sabato 17 dicembre 2011
La presa di posizione del presidente della Cei a margine del convegno di Retinopera a Roma. "Eventuali casi di elusione relativi a singoli enti, se provati - ha ricordato Bagnasco - devono essere accertati e sanzionati con rigore: nessuna copertura è dovuta a chi si sottrae al dovere di contribuire al benessere dei cittadini attraverso il pagamento delle imposte. Le tasse non sono un optional".
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"Io spero che la trasparenza dei dati" sul pagamento dell'Ici da parte della Chiesa, pubblicati a più riprese in questi giorni dal quotidiano dei vescovi Avvenire "possa spegnere ogni polemica, perché non ha fondamento". Lo ha detto il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, parlando a margine del convegno "Lo sviluppo umano ha bisogno di cattolici", promosso da Retinopera alla Pontificia Università Gregoriana. "Mi pare - ha aggiunto il prelato - che i dati forniti da Avvenire frequentemente, quasi ogni giorno e in realtà non da adesso ma almeno dall'agosto scorso quando è nata questa polemica, mettano in evidenza la realtà delle cose", cioè quella del regolare pagamento delle tasse da parte della Chiesa".

Il cardinale Bagnasco è presente oggi anche sulle pagine del Corriere della Sera, attraverso una lunga intervista. Anche qui l'arcivescovo di Genova dichiara che "La Chiesa paga l'Ici!" e prosegue: "Occorre dirlo, visto che si parte sempre dall'assunto contrario. Eventuali casi di elusione relativi a singoli enti, se provati, devono essere accertati e sanzionati con rigore: nessuna copertura è dovuta a chi si sottrae al dovere di contribuire al benessere dei cittadini attraverso il pagamento delle imposte. Le tasse non sono un optional". Il presidente della Cei rileva altresì che "l'esenzione dall'Ici per talune categorie di enti e di attività non è un privilegio. È il riconoscimento del valore sociale dell'attività che viene esentata e – cosa non secondaria – non riguarda solo la Chiesa ma anche altre confessioni religiose e una miriade di realtà non profit". Un interrogativo, quindi: "Si tratta di chiedersi - ma qui credo che il consenso sia più vasto di quel che si creda - se il mondo della solidarietà debba essere tassato al pari di quello del business. A chi fa concorrenza una mensa per i poveri piuttosto che un campetto di calcio dell'oratorio? In ogni caso, ripeto: siamo disposti a valutare la chiarezza delle formule normative vigenti, con riferimento a tutto il mondo dei soggetti e delle attività non profit oggetto dell'attuale esenzione".Il dialogo prosegue poi notando che «In questo clima di esasperazione attaccare la Chiesa perché non pagherebbe l'Ici è un po' come sparare sulla Croce Rossa. E la Chiesa è un bersaglio facile; perché non ha nulla da nascondere. In realtà, già da anni avevo lanciato l'allarme dell'aumento dei pacchi-viveri da parte delle Caritas diocesane, quando un po' dappertutto si asseriva che la crisi non avrebbe riguardato il nostro Paese. Al contrario chi opera in campo sociale e assistenziale se n'era accorto, per la pressione sulle parrocchie di persone insospettabili e di ceti sociali un tempo garantiti. La gente che trova aiuto e spesso generi di prima necessità lo sa bene. Ma non basta evidentemente a cambiare l'agenda dell'informazione diffusa. Mi chiedo se sia solo questione di ignoranza. O anche di malafede".Alla domanda se la Chiesa abbia commesso qualche errore, il cardinale Bagnasco risponde: "Penso che dovremmo superare quel pudore che impedisce di parlare di quanto si fa generosamente, spesso in silenzio e tra enormi problemi. Credo pure che la trasparenza sia la strada da privilegiare in qualsiasi attività di una realtà ecclesiale. Così si attiva meglio la consapevolezza di chi non ha pregiudizi, la corresponsabilità sociale e insieme il controllo".

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