venerdì 12 ottobre 2018
Nell'indagine sugli abusi sessuali su minori condotta nello Stato Usa della Pennsylvania, il cardinale era stato accusato di aver coperto numerosi preti pedofili quand'era vescovo di Pittsburgh
Il cardinale Wuerl (Ansa)

Il cardinale Wuerl (Ansa)

Il Papa ha accettato le dimissioni da arcivescovo di Washington del cardinale Donald William Wuerl, che compirà 78 anni il prossimo 12 novembre. Una decisione che arriva dopo un’estate e un inizio autunno che hanno visto Wuerl al centro di polemiche negli Usa e non solo.

Tutto è iniziato lo scorso giugno quando il predecessore di Wuerl nella sede di Washington, l’allora cardinale e arcivescovo emerito Theodore McCarrick, è stato rimosso da ogni ministero pubblico dopo che un’inchiesta dell’arcidiocesi di New York aveva ritenuto credibile l’accusa nei suoi confronti di aver abusato sessualmente negli anni ’70 di un minorenne.

McCarrick il 27 luglio ha poi presentato le dimissioni dal Collegio cardinalizio, subito accettate dal Papa, che gli ha imposto di ritirarsi a una vita di preghiera e penitenza.

Lo svelamento del passato oscuro di McCarrick ha fatto sì che molti abbiano sollevato interrogativi anche sui vescovi e cardinali che hanno vissuto a stretto contatto con lui, su quanto conoscesserro del suo lato scandaloso. Wuerl ha negato di aver mai saputo alcunché sia dei crimini di McCarrick che dei suoi comportamenti immorali lungo decenni. La denuncia dell’ex nunzio apostolico negli Usa, Carlo Maria Viganò, pubblicata lo scorso 26 agosto, lo ha tirato in ballo duramente, accusandolo di mentire sull’affaire McCarrick e in particolare di aver saputo delle misure restrittive che Benedetto XVI aveva imposto in “segreto” all’ex porporato. Wuerl ha respinto fermamente tali accuse e anche oggi in un’intervista alla rivista dei gesuiti statunitensi America ha ribadito di non aver mai ricevuto comunicazioni in merito alle presunte “sanzioni” riguardanti McCarrick.

Ma a metà dello scorso agosto si è aperto un altro fronte per Wuerl: la pubblicazione del dossier del Gran Giurì della Pennsylvania, su 70 anni di abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi in sei delle otto diocesi dello Stato. In questo lavoro il cardinale viene citato oltre 160 volte per il suo operato come vescovo di Pittsburgh tra 1988 e il 2006.

Le sue azioni vengono giudicate positivamente in alcuni casi, molto meno in altri, per la lentezza nell’intervenire contro sacerdoti colpevoli di abusi. Il porporato si è difeso a più riprese ammettendo errori di giudizio, per un “garantismo” allora di prassi nelle diocesi, ma sostenendo con forza di non aver mai “coperto” nessun abusatore. In seguito alle polemiche scatenate da questi accadimenti, nelle scorse settimane Wuerl si era recato Roma a colloquio con papa Francesco, il quale gli aveva detto di consultarsi con il clero di Washington per decidere sul suo futuro. Dopo questo confronto il cardinale ha presentato quindi le sue dimissioni accettate ieri.

Francesco ha accompagnato l’annuncio delle dimissioni con una lettera rivolta al porporato (QUI IL TESTO INTEGRALE). «Riconosco nella tua richiesta il cuore del pastore – scrive il Pontefice – che, allargando lo sguardo per riconoscere un bene maggiore che può giovare alla totalità del corpo, privilegia azioni che sostengano, stimolino e facciano crescere l’unità e la missione della Chiesa al di sopra di ogni tipo di sterile divisione seminata dal padre della menzogna, il quale, cercando di ferire il pastore, non vuole altro che le pecore si disperdano».

«Possiedi elementi sufficienti per “giustificare” il tuo agire – aggiunge Bergoglio – e distinguere tra ciò che significa coprire delitti o non occuparsi dei problemi, e commettere qualche errore. Tuttavia, la tua nobiltà ti ha condotto a non usare questa via di difesa. Di questo sono orgoglioso e ti ringrazio». Il Papa ha nominato Wuerl amministratore apostolico di Washington fino alla scelta del suo successore.

IL DOSSIER SULLA LOTTA AGLI ABUSI

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