sabato 19 agosto 2017
Il ricordo del grande evento che stupì l'Europa intera: assieme a Giovanni Paolo II si ritrovarono più di un milione di giovani. Un messaggio profetico per la "laica" Francia
Giovanni Paolo II assieme al cardinale Lustiger al Champ de Mars per la Gmg di Parigi il 21 agosto 1997

Giovanni Paolo II assieme al cardinale Lustiger al Champ de Mars per la Gmg di Parigi il 21 agosto 1997

Quella notte a Longchamp si fece molta fatica a dormire, forse per il continuo viavai dei mezzi di servizio o forse perché la voglia di stare insieme a guardare il cielo di Parigi era troppa. E poi era ancora forte l'emozione provata quella stessa mattina quando le nostre mani avevano stretto quelle di centinaia di migliaia di altri giovani di tutto il mondo a formare un'immensa catena umana di 36 chilometri lungo i boulevards che circondano il centro della capitale francese. Un gesto del quale oggi, a 20 anni dalla Giornata mondiale della gioventù in Francia (19-24 agosto 1997), risuona ancora la portata profetica.

Ma quell'immenso abbraccio era stato solo uno dei tanti momenti intensi vissuti in quei giorni che erano stati anticipati da una novità divenuta poi parte integrante dei programmi delle Gmg successive: i gemellaggi con le diocesi. La settimana che aveva preceduto l'arrivo nella capitale francese eravamo stati ospitati dalle famiglie di tutta la Francia, vivendo con le comunità locali i riti solenni per l'Assunta. Erano stati giorni in cui avevamo intessuto amicizie profonde tra di noi, ma anche con chi ci ospitava.

E poi ci trovammo letteralmente travolti dalla folla dei nostri coetanei di tutto il mondo che si erano dati appuntamento a Parigi. Al Champ de Mars ci sentivamo storditi e inebriati dalla festa intorno a noi: 300 mila ragazzi così, tutti insieme, non li avevamo mai visti. Ci sentivamo nel cuore del mondo e il cardinale Jean-Marie Lustiger, che aveva creduto fermamente in quell'evento che molti in Francia avevano criticato, seppe dare voce alla nostra gioia. Due giorni più tardi, quando eravamo in 600 mila sotto la Tour Eiffel, sempre al Champ de Mars, ad aspettare Giovanni Paolo II, fu proprio il porporato parigino a compiere il gesto più eloquente: si tolse lo zucchetto e cominciò a farlo roteare.

Parigi ci riempì di speranza: i muri che avevano diviso l'Europa non c'erano più e ora eravamo noi a dover immaginare un nuovo futuro per il nostro Continente. E oggi, quando assistiamo impotenti all'odio che continua a ferire intere nazioni, non possiamo non tornare alla "fraternité" autentica e profonda che abbiamo respirato durante quegli eccezionali giorni di 20 anni fa.

Dopo la catena umana, il sabato mattina ci mettemmo in marcia verso Longchamp attraverso il Bois de Boulogne, il grande bosco a ovest della città. E la notte all'ippodromo fu incredibile, piena di momenti memorabili - anche ridicoli e alle volte imbarazzanti per via della sistemazione precaria, ma sempre magici. Papa Wojtyla non era lì con noi o per noi: era uno di noi perché sapeva dare corpo con le sue parole ai moti dei nostri cuori. "Maestro dove abiti?" era il tema della Gmg e il Papa ci mostrò la via per incontrare davvero Cristo nella nostra vita.

E i ricordi di quell'avventura giovanile potrebbero continuare a lungo: ogni piccolo frammento di quell'esperienza oggi fa parte di noi che c'eravamo e ci aiuta ancora ad affrontare il nostro presente con speranza e fiducia. La luce, la lumière, che ha ci ha travolto 20 anni fa nella grande "Ville", Parigi, di fatto non ci ha più lasciato. Chi volesse condividere qualcuno di quei frammenti può farlo scrivendo all'indirizzo di posta elettronica gmg@avvenire.it.

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